Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

La proprietà privata in Hobbes e Locke

Questo lavoro si propone di analizzare il concetto di proprietà privata nelle dottrine politiche di Thomas Hobbes e di John Locke.
Esso è diviso in due sezioni, una su Hobbes e una su Locke. In ognuna delle due sezioni viene prima di tutto esposto il concetto di proprietà privata nella teoria politica dei due filosofi, cercando di presentare una lettura quanto più possibile aderente ai testi, per poi passare all'analisi di alcune importanti interpretazioni. Queste ultime, in particolare, rappresentano la parte più interessante e originale del lavoro. Vengono infatti prese in considerazione interpretazioni di autori molto noti nell'ambito della filosofia politica, come C. B. Macpherson e J. Tully, insieme ad altri relativamente oscuri come B. Lopata, allo scopo di presentare un quadro quanto più possibile esaustivo della letteratura critica che è sorta su quest'argomento. Sono state presentate letture molto differenti, cercando così di evidenziare le diverse correnti critiche, che, pur basandosi sulle stesse teorie, esposte nei medesimi testi, nondimeno giungono a conclusioni molto diverse, in alcuni casi antitetiche. Questo lavoro cerca dunque di far chiarezza, presentando un'esauriente "storia della critica", e ponendo di volta in volta in rilievo i pregi e i limiti delle diverse letture, ponendo come metro di giudizio la maggiore o minore distanza dai testi dei due filosofi.

Mostra/Nascondi contenuto.
5 CAPITOLO 1 IL DIRITTO DI PROPRIETÀ NELL’OPERA DI HOBBES 1.1 HOBBES GIUSNATURALISTA Prima di passare all’analisi della filosofia politica hobbesiana, ci sembra opportuno fare alcune considerazioni sul rapporto che intercorre tra la sua teoria e il pensiero politico del suo tempo. In particolare, sarà interessante analizzare il rapporto che lega il filosofo alla scuola del diritto naturale, cercando di evidenziare le motivazioni che hanno spinto molti studiosi a ritenere Hobbes, invece di Grozio, il capostipite del giusnaturalismo moderno 1 . Cominciamo innanzitutto col dire che il modello giusnaturalistico, adottato da tutti i maggiori filosofi dell’età moderna, rappresenta l’alternativa al modello comunemente accettato dalla filosofia politica medievale, cioè quello aristotelico. Nella Politica, Aristotele spiega l’origine dello Stato, della polis, partendo dalla famiglia: molte famiglie formano poi il villaggio, ed infine molti villaggi formano la polis 2 . Il modello aristotelico si presenta dunque come una ricostruzione storica, che, partendo dalla prima società umana, la famiglia, arriva in maniera graduale alla formazione della società ultima e perfetta: lo Stato. C’è dunque un rapporto di continuità tra la società originaria e lo Stato. L’uomo, infatti, attraverso forme d’aggregazione sempre più complesse, che rappresentano delle fasi intermedie, giunge in maniera naturale al suo stato ideale, 1 Cfr. N. Bobbio, Thomas Hobbes, Torino 1989, p. 147. 2 Cfr. Aristotele, Politica, , I (A), 2, 1252 a-b, 1253 a.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Michele Flammia Contatta »

Composta da 123 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 16924 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 37 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.