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L'efficienza della struttura finanziaria: ''corporate governance'' nelle banche e delle banche

I complessi legami che intercorrono tra innovazione, intermediazione finanziaria e sviluppo economico sono da tempo al centro di approfondite analisi, sia nel campo della storia economica (Gershenkron) che in quello dell’economia politica (Schumpeter) e a partire dall’inizio degli anni 80 si è inoltre sviluppata una cospicua letteratura avente per oggetto la natura ed il ruolo economico degli intermediari finanziari. Ciò che emerge da questa vasta letteratura è l’assenza di un nesso di causalità univoco tra intermediazione finanziaria e sviluppo economico. Mentre nel lungo periodo risulta prevalente la tendenza secondo cui sono le istituzioni finanziarie ad adattarsi alla struttura produttiva di una determinata area, nel breve e nel medio periodo resta la possibilità che un sistema finanziario inefficace condizioni negativamente lo sviluppo economico come la storia recente sembra avvalorare.
In questa prospettiva il primo spunto di riflessione riguarda la funzione allocativa delle risorse finanziarie, che dovrebbe essere assolta dalla banca di credito di un paese - come il nostro - istituzionalmente caratterizzato, per un lunghissimo arco temporale, da un principio non solo di specializzazione delle figure degli intermediari creditizi, ma anche di assoluta separatezza tra la banca, erogatrice primaria di capitale di credito , specie a breve termine, e l'impresa, utilizzatrice di prestiti bancari per fronteggiare una larga parte del proprio fabbisogno di finanziamento del capitale circolante.
Anche in una situazione come questa prospettata, sarebbe superficiale impostare l'analisi ritenendo sussidiaria e neutrale la funzione allocativa e specifica della banca nei confronti del processo di sviluppo dell'economia reale, come suggerirebbero gli schemi di tipo teorici ed alcune versioni di quelli di derivazione keynesiana.
Il predominio della teoria classica sancisce infatti una sorta di visione di neutralità del credito rispetto alla dinamica reale dell'economia. Non a caso il tasso di interesse (reale) è il prezzo della rinuncia del consumo presente per il consumo futuro. L'idea è che la banca operi come pura intermediatrice di fondi tra domanda e offerta di liquidità. Il suo compito, nell'ottica di tale teoria, è quello di raccogliere le quote di reddito non consumate per prestarle a coloro che desiderano indebitarsi. Il sistema bancario quindi, al pari della moneta, agisce da facilitatore degli scambi semplicemente trasmettendo moneta da un operatore all'altro .
Ma la funzione della banca di credito, nell'allocare risorse finanziarie e nel creare contestualmente moneta, non è affatto esogena o neutrale, bensì essenziale nell'indirizzare lo sviluppo dell'economia capitalistica reale.
Pur non essendo direttamente partecipe delle decisioni imprenditoriali, la banca di credito, nel momento in cui decide i propri finanziamenti, valuta progetti alternativi di investimento, scegliendo l'imprenditore che ritiene più promettente, in una prospettiva dinamica propria dello sviluppo capitalistico.
In ciò consiste l'imprenditorialità stessa della banca, un’ impresa diversa e separata dalle altre imprese a motivo della specificità della propria funzione allocativa e dei vincoli a cui sono sottoposte le risorse finanziarie di cui si avvale, ma che non può assolvere al meglio la propria attività creatrice di surplus economico se privata della propria autonomia imprenditoriale .
L'imprenditorialità della banca è stata compressa negli schemi rigidi della regolamentazione che si sono sostituiti alle regole di corporate governance a carattere della specialità della banca. La nostra idea è che l'efficienza di un sistema finanziario va ricercata attraverso il ristabilimento di regole di corporate governance in particolar modo per il nostro paese che, attraverso la pubblicizzazione degli istituti di credito e la gestione dei rapporti banca impresa, ha dimostrato un'inefficienza , se prendiamo modelli esteri di riferimento, che ha compromesso lo stesso sviluppo economico in un contesto ove quasi nullo è la presenza del mercato azionario.
Infatti, la scelta dell'ordinamento italiano di non consentire alle banche interventi diretti sul capitale delle imprese ha avuto come conseguenza, la realizzazione di un modello di finanziamento di queste ultime basato sulla logica assicurativa del pluriaffidamento, che ha concorso a deresponsabilizzare il sistema bancario e a rendere inefficiente la gestione del rischio al loro interno.

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5 Premessa I complessi legami che intercorrono tra innovazione, intermediazione finanziaria e sviluppo economico sono da tempo al centro di approfondite analisi, sia nel campo della storia economica (Gershenkron) che in quello dell’economia politica (Schumpeter) e a partire dall’inizio degli anni 80 si è inoltre sviluppata una cospicua letteratura avente per oggetto la natura ed il ruolo economico degli intermediari finanziari. Ciò che emerge da questa vasta letteratura è l’assenza di un nesso di causalità univoco tra intermediazione finanziaria e sviluppo economico. Mentre nel lungo periodo risulta prevalente la tendenza secondo cui sono le istituzioni finanziarie ad adattarsi alla struttura produttiva di una determinata area, nel breve e nel medio periodo resta la possibilità che un sistema finanziario inefficace condizioni negativamente lo sviluppo economico come la storia recente sembra avvalorare. In questa prospettiva il primo spunto di riflessione riguarda la funzione allocativa delle risorse finanziarie, che dovrebbe essere assolta dalla banca di credito di un paese - come il nostro - istituzionalmente caratterizzato, per un lunghissimo arco temporale, da un principio non solo di specializzazione delle figure degli intermediari creditizi, ma anche di assoluta separatezza tra la banca, erogatrice primaria di capitale di credito , specie a breve termine, e l'impresa, utilizzatrice di prestiti bancari per fronteggiare una larga parte del proprio fabbisogno di finanziamento del capitale circolante. Anche in una situazione come questa prospettata, sarebbe superficiale impostare l'analisi ritenendo sussidiaria e neutrale la funzione allocativa e specifica della banca nei confronti del processo di sviluppo dell'economia reale, come suggerirebbero gli schemi di tipo teorici ed alcune versioni di quelli di derivazione keynesiana. Il predominio della teoria classica sancisce infatti una sorta di visione di neutralità del credito rispetto alla dinamica reale dell'economia. Non a caso il tasso di interesse (reale) è il prezzo della rinuncia del consumo presente per il

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Antonio Valerio Contatta »

Composta da 186 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6657 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 6 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.