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La recidiva

Tesi sull'istituto della recidiva disciplinato dall'articolo 99 del vigente codice penale. Cenni storici, esame delle varie concezioni intese a giustificare l'aumento della pena, natura giuridica ed analisi approfondita, in tutte le sue implicazioni, dell'articolo 99.
Dall'epoca della sua stesura la disciplina dell'istituto è rimasta inalterata. C'è stata una iniziativa parlamentare presentata in data 10/3/99 ed assegnata alla 2^ Giustizia in sede referente in data 25/3/1999, ma tutt'ora non risulta ancora iniziato l'esame. La stessa, composta da due soli articoli, propone in sostanza: 1) la reintroduzione del principio della obbligatorietà e 2) la stessa viene fatta concorrere, obbligatoriamente, a definire la pena base senza che sia consentito il bilanciamento con le circostanze attenuanti.
La suddetta tesi ha analizzato l'istituto della recidiva in ogni suo minimo particolare, sia concettuale che normativo, per cui, seppur datata, rappresenta una buona base di conoscenza che, con gli opportuni aggiornamenti, specialmente giurisprudenziali, riesce ad inquadrare ed esporre compiutamente l'istituto.

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Tesi di Laurea: LA RECIDIVA CAPITOLO PRIMO Cenni storici – Polemica abolizionista ________________________________________________________________________________ CENNI STORICI La parola recidiva etimologicamente deriva dal verbo latino “recidere”, cioè ricadere, in particolare ricadere in una stessa situazione e specialmente in una malattia. Da essa deriva così l’aggettivo recidivo con il quale s’intende colui che torna di nuovo alle cose di prima. Il concetto di recidiva, intesa come una possibile rivelazione di maggiore perversità giuridica, non si presentò chiaro né al legislatore, né ai giuristi fino al secolo XIX. La recidivanza era limitata ad un determinato numero di delitti, in particolar modo al reato di furto, quasi sempre preso in considerazione e sempre punito con gravissime pene; ma non vi era sicuramente una chiara teoria scientifica che delimitasse ed individuasse i criteri necessari per una retta applicazione del concetto. L’aggravamento di pena per il recidivo ha trovato riscontro in antichissime legislazioni, come per esempio nel diritto mosaico nel quale, essendo considerato il delitto come un’offesa a Dio, la ricaduta veniva ad essere interpretata come una ribellione più audace e più ardita nei confronti della potestà divina e, quindi, meritoria di più intensa sofferenza. Nella legislazione penale romana non troviamo una teoria generale dell’istituto nonostante che inasprimenti severi di pena fossero previsti per coloro che ricadevano nel delitto. Veniva presa in considerazione quasi esclusivamente la recidiva specifica e particolari reati come la grassazione, la concussione, la subornazione di testimoni e la diserzione, venivano perseguiti più severamente. Non troviamo una esatta distinzione tra recidiva e reiterazione; in alcuni casi essa assurgeva addirittura alla qualifica di elemento costitutivo di certi delitti in quanto soltanto la ripetizione di certi fatti veniva concretizzando autonome fattispecie criminose. E’ interessante notare come già si giustificava l’aumento della pena con argomenti che tuttora troviamo presenti, come la dimostrata insufficienza della pena precedentemente inflitta e la maggiore perversità del reo. Nelle leggi barbariche non viene data importanza al fenomeno; solo in un secondo momento viene presa in considerazione, ai fini dell’aumento della pena, la ricaduta nel reato di furto.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Alessandro Lemmi Contatta »

Composta da 107 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5880 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.