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Pratica del carcere nell'Inquisizione romana

L’esperienza dell’Inquisizione Romana ha introdotto nel metodo penalistico del diritto canonico la prassi della carcerazione: da principio come mera custodia degli accusati, successivamente in funzione accessoria alle tradizionali penitenze ecclesiastiche, ed alla fine come regola di punizione vera e propria.
Dall’ordinamento giuridico canonico, poi, la destinazione punitiva dell’imprigionamento è passata, a partire dalla fine del XVI secolo, al sistema giudiziario del diritto laico, laddove si è consolidata come figura essenziale della penalità civile. E nei secoli successivi la detenzione penitenziaria è divenuta un privilegiato campo d’indagine per numerose ricerche di indirizzo sociologico – criminologico volte, principalmente, ad evidenziare le differenti problematiche connesse all’utilizzo della pena carceraria.
Obiettivo della nostra ricerca è stato quello di illustrare ed approfondire lo svolgimento storico dell’istituto carcerario alla luce dell’esperienza dell’Inquisizione Romana. L’analisi di questo svolgimento, in particolare, è stata condotta in maniera tale da mettere in evidenza la complessità e l’eterogeneità dei fattori che hanno determinato la duplice evoluzione di quella struttura di internamento (il passaggio dal carcere / custodia al carcere / pena, e l’ulteriore passaggio di quest’ultimo dal diritto penale canonico al diritto penale laico).
Il metodo d’indagine da noi fatto proprio ha dispiegato il materiale bibliografico selezionato lungo quattro direttrici fondamentali che, per questa via, hanno costituito le linee guida del nostro lavoro: l’Inquisizione, il rapporto Chiesa / Stato, la procedura, il carcere.
La linea interpretativa riguardante l’Inquisizione ha approfondito il profilo strettamente storico dell’istituzione: in questa prospettiva è stata esposta la storia della “codificazione” dell’Inquisizione Romana; quest’ultima è stata inoltre confrontata con analoghe esperienze giudiziarie, storicamente precedenti (l’Inquisizione Medioevale) e coeve (l’Inquisizione Spagnola).
In stretta connessione con questa prima direttrice è stata posta la parte dedicata al complesso legame venutosi ad instaurare tra lo Stato della Chiesa e le diverse entità statuali componenti la penisola italiana. In questa sede sono state così approfondite talune questioni fondamentali: l’uso della violenza da parte dello Stato in funzione dell’esercizio e del mantenimento del potere, il suo passaggio nel diritto penale canonico, lo speciale rapporto che si è storicamente stabilito circa tale uso in materia di fede tra la Chiesa e gli altri stati italiani, l’installazione dei tribunali inquisitoriali al di fuori dei confini dello Stato pontificio.
Nella direttrice concernente la procedura dell’Inquisizione Romana sono stati esaminati i piani operativi di tale istituzione, la sua organizzazione ed il suo funzionamento. Speciale considerazione hanno tuttavia avuto quei profili della procedura inquisitoriale riguardanti proprio il carcere ed il suo utilizzo.
La direzione ermeneutica conclusiva ha messo quindi in evidenza i tratti caratteristici dell’istituzione penitenziaria: l’origine (che si colloca nell’ambito delle penitenze previste dal diritto penale canonico), l’evoluzione (da mera custodia a pena vera e propria), la transizione al diritto penale laico, la “sociologia” del carcere, ovvero un singolare punto di vista che testimonia della complessa natura del fenomeno carcerario e della sua derivazione canonico – inquisitoriale.
Proprio questo espresso riconoscimento dell’auctoritas rappresentata dall’esperienza della Chiesa e, specialmente, dell’Inquisizione Romana ha evidenziato in modo significativo l’assoluta originalità del metodo punitivo canonico ed il suo carattere anticipatore della scelta – il carcere come pena appunto – che il diritto penale laico avrebbe fatto propria soltanto in età moderna.
In questa complessa prospettiva, allora, la nostra ricerca ha inteso essere la dimostrazione di quell’originalità realizzatasi, attraverso il passaggio dal carcere / custodia al carcere / pena, nel sistema penitenziario inquisitoriale: un’evoluzione che, in entrambe le forme, ha testimoniato dell’uso, prima meramente eventuale e poi sistematico, dell’istituto carcerario da parte dell’Inquisizione Romana.

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3 Introduzione L’esposizione sistematica che seguirà nei prossimi capitoli è la storia della singolare evoluzione subita dall’istituto carcerario nell’esperienza dell’Inquisizione Romana. Obiettivo del nostro lavoro, in particolare, lungi dall’essere una storia completa dell’Inquisizione ed uno studio approfondito di tutti i suoi metodi procedurali, è piuttosto quello di illustrare le fasi più significative di quello svolgimento storico del carcere, i fattori che vi hanno contribuito, le questioni problematiche che ne sono derivate, ed i risultati così conseguiti. In questa prospettiva, l’approccio metodologico da noi stabilito intende essere un tentativo di comprensione di una complessa esperienza giuridica (l’Inquisizione Romana) che attraverso l’analisi dell’organizzazione e del funzionamento di quest’ultima, ci restituisca i tratti essenziali di quella struttura giudiziaria e la sua immagine più significativa (il carcere). Il riferimento all’Inquisizione Romana, tuttavia, alla sua istituzione a metà del XVI secolo, ed alle procedure da essa elaborate per la difesa della fede cattolica e la lotta contro l’eresia luterana, non deve essere interpretato come l’imposizione al lettore di una vicenda storica esattamente definita da rigide coordinate temporali; la considerazione di quella particolare esperienza storica trova, al contrario, la propria giustificazione nel fatto che, rispetto all’istituzione storicamente precedente (l’Inquisizione Medioevale), essa ha realizzato un’opera di concentrazione e razionalizzazione delle vecchie tecniche procedurali

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Marco Dionisi Contatta »

Composta da 201 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.