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La responsabilità ''penale'' delle persone giuridiche: i problemi attuativi del d. lgs. 231/2001

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Sardella
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università Carlo Cattaneo - LIUC
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Mario Zanchetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 190

Scopo della tesi è analizzare le dinamiche attuative della recente disciplina contenuta nel decreto legislativo n° 231 del 2001, verificare le modalità di una efficiente attuazione, nonché valutare la possibilità e l’impatto economico e sociale dell'introduzione di una forma di responsabilità penale diretta in capo alle società. L’elaborato inizia esponendo le opinioni dottrinali fondanti il principio per cui “societas delinquere non potest” e, passando dalla presentazione delle teorie sulla natura e la funzione degli enti, giunge alle critiche ed alle indicazioni della dottrina favorevole all'introduzione dell'istituto in esame. Primo risultato è che non sussistono insormontabili barriere alla formazione di una responsabilizzazione diretta delle società da reato. Attualmente, anche grazie ad un raffronto con i sistemi di Common Law, le opinioni più condivise sulla natura dell'ente rientrano nell'alveo della teoria Organicistica o della Teoria della Nexus of Contracts. Il legislatore italiano, ratificando alcuni Accordi Internazionali, ha approntato la disciplina della responsabilità diretta degli enti. La normativa rientra nell'ambito del diritto amministrativo seppure la cognizione inerente agli illeciti previsti è interamente demandata al giudice penale. In seguito l'elaborato offre una linea interpretativa del decreto e delle successive modifiche in accordo con le prime interpretazioni dottrinali ed alla luce dei dibattiti sia interni che esterni all'ordinamento. A riguardo vengono presentate le esperienze di altri Paesi di Civil Law, come la Francia, che, nella recente codificazione penale, ha introdotto la responsabilità diretta degli enti. La tesi affronta approfonditamente la dimensione economica della tematica con particolare attenzione alle dinamiche di formazione degli standards comportamentali aziendali e di gruppo, considerandoli quali possibili fattori criminogenetici. Il lavoro svolge inoltre un'analisi critica delle “Linee Guida” per la formazione di un programma di gestione e controllo dei rischi di reato stabilite da Confindustria. Una sezione è dedicata all’esposizione statistica del grado di recepimento attuale della normativa e delle modalità esecutive. L’analisi delle Comunicazioni fornite dalle società quotate in Borsa Italiana S.p.A. dimostra che la maggioranza del campione già dispone di un compliance program. I risultati evidenziano come sia centrale la questione della creazione di un apposito organo di sorveglianza, tanto per garantire effettività ed adeguatezza al programma preventivo, quanto per la tendenza a ricondurre il medesimo al Consiglio gestorio, confondendo pericolosamente sorvegliante e sorvegliato. La parte finale dell’elaborato ha inteso far luce sul modello Anglo Americano di tutela dal rischio di compimento d’illeciti. Attraverso l’approfondimento degli aspetti tipici del sistema di Common Law adattati alle peculiarità della struttura economica e giuridica italiana, si è arrivati a delineare un possibile utilizzo del diritto penale nella punizione degli enti. In particolare la tesi dimostra la preferenza per un modello razionale di sanzioni ed incentivi: non più mera afflizione, ma riconoscimento della legittimità e della moralità. In sintesi il lavoro privilegia lo studio del corretto funzionamento dell’organizzazione, proponendolo come modello di riferimento piuttosto che punire i reati commessi. Grazie al sistema approntato secondo il meccanismo del “carrot stick”, rivisto in base alle peculiarità del nostro ordinamento, si può incidere sulle circostanze e sulle operazioni criminogenetiche, lasciando praticamente indenni i portatori d’interessi. La tesi si conclude auspicando la costituzione di un sistema penale innovativo, basato sulle garanzie costituzionali e sui principi tipici dell’extrema ratio dell’ordinamento, ciò nondimeno duttile e svincolato da una eccessiva proliferazione normativa. Questa disciplina, teleologicamente orientata all’ottenimento di incentivi alla legalità, rappresenta il modo migliore di ridurre i reati delle persone giuridiche, riconducendole alla scala di valori tipica della convivenza civile.

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9 PREMESSE. L’elaborato di tesi intende trattare del crescente fenomeno della criminalità degli enti, con particolare riguardo alle evoluzioni storiche dottrinali dell’ordinamento italiano. La realtà economica e sociale attuale comporta una crescente proliferazione dei crimini posti in essere a favore delle organizzazioni, soprattutto in ambito economico. L’argomento è di grande interesse per l’attualità di fenomeni come il caso Enron in U.S.A. ovvero la catastrofe italiana di Seveso causata dalla società I.C.M.E.S.A., che mostrano l’urgenza di una disciplina ad hoc oltre a suscitare l’intenzione di comprendere pienamente le dinamiche poste alla base di siffatti accadimenti. Risulta inoltre stimolante il proliferare di spiegazioni circa il fenomeno dei White collar crimes, inscindibilmente correlato al ruolo dell’impresa ed alla professionalità dei suoi amministratori. Ancor più importante appare il profilo della moralità e della deontologia negli enti, che implica un preventivo studio sul funzionamento degli stessi, sulle modalità di formazione della volontà e sulla conseguente dimostrazione esterna. A tale riguardo appare improcrastinabile un’accurata analisi del ruolo dell’etica nel mondo economico sviluppatosi con valori assolutamente diversi da quelli tipici dell’ordinamento e della convivenza civile. Appare consolidata una situazione in cui morale e diritto siano costretti ad inseguire l’evoluzione economica e scientifica, anziché cooperarne alla formazione. Perciò risultano evidenti le lacune di finalità delle strutture organizzate che amplificano e consolidano le valutazioni dell’ambiente di riferimento. Dal punto di vista giuridico, di conseguenza, si sono introdotte varie discipline del fenomeno: partendo dai sistemi di Common law, ove da tempo è chiaro l’impatto delle dinamiche volontaristiche complesse delle società, soprattutto delle open companies e delle diffuse public companies, fino ad insediarsi nelle recenti codificazioni di Spagna e Francia. L’ordinamento italiano, invece, ha recepito da poco la policy in atto, tramite la ratifica di alcune Convenzioni Internazionali, operata con la legge delega 300 del 2000 e con il seguente decreto 231 del 2001. L’elaborato, dunque vuole raffigurare innanzitutto le opinioni prevalenti in

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