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La responsabilità del vettore terrestre di cose per perdita e avaria

Analisi delle origini storiche della responsabilità vettoriale e relativo sviluppo giuridico nel corso dei secoli.
Questa tesi analizza la figura del vettore-trasportatore sotto l'aspetto delle sue responsabilità nel caso in cui le cose da lui trasportate risultino danneggiate o perdute nel corso della sua attività di trasportare.
Vengono inoltre analizzate le singole figure di esclusione della responsabilità ex art 1693 codice civile, affrontando casistiche precise e concrete quali furto di merce, danni e avarie durante il trasporto o prima dell'esecuzione o dopo l'esecuzione, problematiche relative all'imballaggio delle merci e alle responsabilità ravvisabili in capo al mittente.
Infine: obblighi del vettore verso il mittente e verso i terzi interessati nel contratto di trasporto. Limiti di risarcimento dovuto dal vettore.

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Capitolo I I PRINCIPI DELLA RESPONSABILITÀ VETTORIALE 1. Il Receptum romano. La responsabilità del vettore per perdita e avaria delle cose trasportate rappresenta l’aspetto praticamente più importante della responsabilità del vettore nel contratto di trasporto. La teoria del contratto di trasporto si è venuta infatti a creare attorno alle norme regolatrici di tale responsabilità e il fondamento di questa disciplina è costituito, ancora oggi sotto il codice vigente, dal principio romano del receptum. Tale principio, dettato originariamente per i battellieri, gli albergatori e gli stallieri (nautae, caupones et stabularii) 1 , esteso successivamente dal diritto comune ai vetturini terrestri ed accolto dal codice civile con rigore maggiore per gli albergatori e con rigore minore per i vetturini per terra e per acqua, è passato attraverso il codice di commercio abrogato per arrivare infine all’attuale codice civile, rimanendo il sommo principio regolatore della responsabilità per custodia di tutte le moderne imprese di trasporto. 2 1 L. 1, pr., Dig., Nautae, caupones, stabularii,ecc., IV, 9: “nautae, caupones, stabularii, quod cuiusque salvum fore receperint, nisi restituent, in eos iudicium dabo”. L. 3, § 1, Dig., e. t.: “...at hoc edicto omnimodo qui recepit tenetur, etiamsi sine culpa eius res perit, vel damnum datum est, nisi si quid damno fatali contigerit”. 2 ASQUINI, Del contratto di trasporto, in Codice di commercio commentato, VI, 2, Torino, 1935, pag. 284 segg.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Fabrizio Cairati Contatta »

Composta da 111 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6952 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 17 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.