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Ruolo della vegetazione spontanea nel mantenimento di insetti ed acari utili nei vigneti dell'Italia centrale

Informazioni tesi

  Autore: Luigi Ponti
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Entomologia Agraria
Anno: 2001
Docente/Relatore: Carlo Ricci
Istituito da: Università degli Studi di Perugia
Dipartimento: Dip. di Arboricoltura e Protezione delle Piante
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 117

Durante il 1998 ed il 1999 sono state campionate le popolazioni di artropodi presenti sulla vite e sulla vegetazione spontanea circostante vigneti posti in tre località nei dintorni di Perugia, al fine di accertare il ruolo delle siepi sul controllo naturale dei fitofagi di tali agroecosistemi. Empoasca vitis Göthe e Zygina rhamni Ferrari sono cicaline infeudate alla vite e frequentano la vegetazione circostante i vigneti. Le mie osservazioni hanno evidenziato che oltre ad Empoasca vitis e Zygina rhamni, negli habitat da me considerati sono presenti anche: Ribautiana tenerrima (Herrich-Schaffer), Arboridia parvula (Boheman) ed una specie del genere Zygina.
Le mie indagini rappresentano il primo contributo per l'Umbria riguardo al rapporto tra gli Acari, la vegetazione spontanea e la vite. Sulla Vite ho rilevato Tetranichidi (Eotetranychus carpini Oud e Panonychus ulmi Koch), Tideidi, Fitoseidi (Kampidromus ericinus e Kampidromus aberrans). Sul Rovo ho riscontrato Tenuipalpidi e Fitoseidi (Euseius finlandicus, Kampidromus aberrans e Typhlodromus pyri).
Il fatto che alcuni vigneti umbri con caratteristiche tradizionali (quali le siepi costituite anche da Rovo) manifestino comunità artropodi stabili, lascia intendere che quelle stesse caratteristiche siano il frutto di una interazione tra ecosistema e sistema socioeconomico, la quale ha portato nel tempo ad una stabilizzazione, nè più nè meno di quanto accade agli ecosistemi naturali, i quali naturalmente evolvono verso la stabilità.
Il ruolo chiave del Rovo all’interno dell’agroecosistema vigneto viene confermato dalle osservazioni in campo. Tutte siepi di Rovo studiate hanno fatto registrare popolazioni di Ribautiana tenerrima, che è un ospite alternativo di Anagrus atomus. R. tenerrima si riproduce su Rovo per un periodo che va da Marzo a Dicembre, costituendo una continua potenziale fonte del principale nemico naturale delle cicaline ampelofaghe. R. tenerrima sverna allo stadio di uovo ed è fondamentale per il mantenimento di A. atomus nel vigneto, poichè questo parassitoide sverna all’interno di uova di cicaline.
La siepe di Rovo si propone come “biofabbrica naturale” del vigneto umbro, nella quale ad inizio stagione (Maggio) A. atomus si produce in una specie di “auto allevamento massale” per poi disperdersi più efficacemente nei campi coltivati, dove controlla le popolazioni di fitofagi dannosi. Nel vigneto di Sant’Enea, infatti, le medie delle catture di A. atomus su rovo nella seconda metà di Maggio sono risultate significativamente superiori a quelle su vite, evidenziando la prima generazione “di moltiplicazione” sulla siepe. Nel prosieguo della stagione, invece, le catture su vite e Rovo si mantengono non significativamente differenti. A. atomus, una volta migrato sulla vite, comincia a riprodursi, parassitizzando le uova delle cicaline ampelofaghe, finchè la sua popolazione raggiunge una entità tale da determinare delle catture che vengono rilevate come statisticamente superiori a quelle su Rovo. Il che si verifica a partire dalla fine di Luglio. Con l’approssimarsi della cattiva stagione (Novembre), il parassitoide torna sul Rovo, dove trova ospiti alternativi per lo svernamento, poichè R. tenerrima vi si riproduce fino a Dicembre.
La siepe di Rovo si è anche dimostrata in grado di sostenere popolazioni di altri artropodi utili quali Neurotteri Crisopidi, Coleotteri Coccinellidi, Acari Fitoseidi ed altri acari predatori. Un insetto di nuova introduzione come il Flatide Metcalfa pruinosa, temuto per le sue infestazioni ai danni della Vite, è rilevato a basse densità negli habitat oggetto di studio.
In base alle mie indagini la siepe di Rovo sembra essere un’elemento di biodiversità funzionale nel vigneto umbro. Estrapolando un concetto generale dall’esperienza del vigneto, si può dire che tra gli specifici elementi di biodiversità utili al potenziamento del biocontrollo naturale dei fitofagi vi sono sicuramente parecchie caratteristiche “tradizionali” degli agroecosistemi. Considerata “marginale” dai policy makers, l’agricoltura tradizionale della collina umbra mostra invece di avere un ruolo centrale come custode per le generazioni future di quegli elementi di biodiversità evoluta (funzionale), che oggi le agricolture avanzate cercano con grande difficoltà di ricreare.
Vista l’intenzione da parte dell’Unione Europea di incentivare caratteristiche del paesaggio agricolo che si sono dimostrate utili per il controllo biologico naturale, è opportuno cercare di mantenere ed incrementare gli elementi tradizionali dell’ecosistema agrario, primi fra tutti siepi che contengano del Rovo.
Questa esperienza formativa e di ricerca sull’agroecosistema vigneto, suggerisce che è necessario approfondire la conoscenza degli ecosistemi coltivati, specialmente quelli tradizionali, poichè essi custodiscono la biodiversità funzionale al controllo biologico e sono quindi utili per il design di sistemi agricoli sostenibili.

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3 1. Riassunto Durante il 1998 ed il 1999 sono state campionate le popolazioni di artropodi presenti sulla vite e sulla vegetazione spontanea circostante vigneti posti in tre località nei dintorni di Perugia, al fine di accertare il ruolo delle siepi sul controllo naturale dei fitofagi di tali agroecosistemi. Le osservazioni del 1998 e del 1999 hanno evidenziato una abbondante artropodofauna nel vigneto e nelle siepi considerate. Poiché il tempo a disposizione per la mia indagine era limitato, sono stato costretto a prendere in considerazione le specie di artropodi più frequenti, in considerazione anche del fatto che non c'erano dati disponibili in questo settore relativi all'Umbria. Come è noto, Empoasca vitis Göthe e Zygina rhamni Ferrari sono cicaline infeudate alla vite e frequentano la vegetazione circostante i vigneti. Le mie osservazioni hanno evidenziato che oltre ad Empoasca vitis e Zygina rhamni, negli habitat da me considerati sono presenti anche: Ribautiana tenerrima (Herrich-Schaffer), Arboridia parvula (Boheman) ed una specie del genere Zygina. Le mie indagini rappresentano il primo contributo per l'Umbria riguardo al rapporto tra gli Acari, la vegetazione spontanea e la vite. Sulla Vite ho rilevato Tetranichidi (Eotetranychus carpini Oud e Panonychus ulmi Koch), Tideidi, Fitoseidi (Kampidromus ericinus e Kampidromus aberrans). Sul Rovo ho riscontrato Tenuipalpidi e Fitoseidi (Euseius finlandicus, Kampidromus aberrans e Typhlodromus pyri). Il fatto che alcuni vigneti umbri con caratteristiche tradizionali (quali le siepi costituite anche da Rovo) manifestino comunità artropodi stabili, lascia intendere che quelle stesse caratteristiche siano il frutto di una interazione tra ecosistema e sistema socioeconomico, la quale ha portato nel tempo ad una stabilizzazione, né più né meno di quanto accade agli ecosistemi naturali, i quali naturalmente evolvono verso la stabilità. Il ruolo chiave del Rovo all’interno dell’agroecosistema vigneto viene confermato dalle osservazioni in campo. Tutte siepi di Rovo studiate hanno fatto registrare popolazioni di Ribautiana tenerrima, che è un ospite alternativo di Anagrus atomus. R. tenerrima si riproduce su Rovo per un periodo che va da Marzo a Dicembre, costituendo una continua potenziale fonte del principale nemico naturale delle cicaline ampelofaghe. R. tenerrima sverna allo stadio di uovo ed è fondamentale per il mantenimento di A. atomus nel vigneto, poiché questo parassitoide sverna all’interno di uova di cicaline. La siepe di Rovo si propone come “biofabbrica naturale” del vigneto umbro, nella quale ad inizio stagione (Maggio) A. atomus si produce in una specie di “auto allevamento massale” per poi disperdersi più efficacemente nei campi coltivati, dove controlla le popolazioni di fitofagi dannosi. Nel vigneto di Sant’Enea, infatti, le medie delle catture di A. atomus su rovo nella seconda metà di Maggio sono risultate significativamente superiori a quelle su vite, evidenziando la prima generazione “di moltiplicazione” sulla siepe. Nel prosieguo della stagione, invece, le catture su vite e Rovo si mantengono non significativamente differenti. A. atomus, una volta migrato sulla vite, comincia a riprodursi, parassitizzando le uova delle cicaline ampelofaghe, finchè la sua popolazione raggiunge una entità tale da determinare delle catture che vengono rilevate come statisticamente superiori a quelle su Rovo. Il che si verifica a partire dalla fine di Luglio. Con l’approssimarsi della cattiva stagione (Novembre), il parassitoide torna sul Rovo, dove trova ospiti alternativi per lo svernamento, poiché R. tenerrima vi si riproduce fino a Dicembre. La siepe di Rovo si è anche dimostrata in grado di sostenere popolazioni di altri artropodi utili quali Neurotteri Crisopidi, Coleotteri Coccinellidi, Acari Fitoseidi ed altri acari predatori. Un

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Parole chiave

agricoltura sostenibile
controllo biologico
ecologia del paesaggio
viticoltura
arboricoltura
protezione della biodiversità
vegetazione spontanea
entomologia agraria
protezione delle piante
entomologia

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