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Una voce fuori dal coro: Avvenire, il quotidiano dei cattolici italiani

Trent'anni di storia del quotidiano attraverso i direttori, mostrando come sempre Avvenire sia stato una voce fuori dal coro per quanto riguarda notizie e commenti.

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8 I. LA SVOLTA DELLA STAMPA CATTOLICA I.1. Giovanni Battista Montini e la stampa Alla domanda su chi avesse voluto la nascita del quotidiano “Avvenire” la risposta è pressoché unanime: papa Paolo VI. Grande era il sogno, coltivato sin dai tempi del suo ministero episcopale nella diocesi di Milano e divenuto realtà il 4 dicembre 1968, di dare vita ad un grande quotidiano cattolico sul modello francese de “La Croix”. L’operazione “Avvenire”, così potremmo chiamare l’idea di Giovanni Battista Montini, covava nella sua mente sin dagli anni tra il 1954 e il 1963, periodo durante il quale il futuro papa occupava la cattedra di Ambrogio. I.1.1. Il figlio di un giornalista E’ importante, prima di affrontare le vicende che portarono alla nascita del quotidiano cattolico unico, delineare alcuni tratti della figura di Paolo VI. Montini era figlio di un giornalista: il padre, infatti, era stato a lungo direttore di un quotidiano di provincia, “Il Cittadino di Brescia”. Il giovane Montini iniziò a collaborare con “La Fionda”, il giornale studentesco di Brescia, ma in seguito non riuscì a coltivare la passione giornalistica in modo adeguato alla sua volontà 1 . L’interesse per il giornalismo era strettamente connesso in Montini con la convinzione che «l’annuncio cristiano non poteva che trarre vantaggio da un corretto uso degli strumenti moderni della comunicazione» 2 . Sempre attento alla professione giornalistica l’Arcivescovo di Milano nel messaggio indirizzato alla diocesi per la Giornata della buona stampa affermava: «La stampa è parola; parola che si spande e si moltiplica come seme. E deve essere sempre tale e sempre degno dell’equazione evangelica: il seme è il Verbo di Dio» 3 . I.1.2. Gli strumenti della diocesi di Milano Il cardinal Montini fu un appassionato sostenitore degli strumenti diocesani e fu anche un intelligente creatore di nuove iniziative, non ultimo l’incontro annuale con i giornalisti in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono della categoria e l’udienza che concedeva alla redazione de “L’Italia” in occasione del Natale. Ma i contatti del successore di Ambrogio non si limitavano a queste occasioni ufficiali: egli incontrava saltuariamente i direttori dei quotidiani milanesi, di alcune testate italiane e in alcuni casi di giornali stranieri. Questa sua attenzione muoveva dalla convinzione che la stampa poteva essere uno dei mezzi fondamentali dell’azione pastorale 4 . Per questo diede vita a due nuovi strumenti di informazione. Nel febbraio del 1960 uscì “Diocesi di Milano” un mensile finalizzato a trasmettere l’immagine della Chiesa ambrosiana ed edito con lo scopo di «essere specchio vigile limpido della nostra diocesi di Milano» 5 . Il primo numero de “Il Segno” comparve nelle parrocchie nel gennaio 1961: esso era destinato a sostenere la fede del popolo e il suo scopo venne definito dallo stesso Montini. […] questo foglio vuole essere un segno. Con le due prerogative del segno: la prima d’essere chiaro e semplice […]. La seconda: è cosa che significa, cioè fa pensare a ciò che non si vede; fa conoscere ciò che sta dietro e dentro il segno stesso 6 . 1 MARTA MARGOTTI, “L’Italia” di Lazzati, Milano, Franco Angeli, 1993, p. 139. 2 Ibidem. 3 GIOVANNI BATTISTA MONTINI citato in LUIGI CRIVELLI, L’azione per la stampa degli Arcivescovi milanesi negli ultimi cento anni (3), Terra Ambrosiana n°1/1992 p.52. 4 Ibidem p. 53. 5 GIOVANNI BATTISTA MONTINI citato in LUIGI CRIVELLI L’azione per la stampa […], cit. 6 Ibidem.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Pierachille Dolfini Contatta »

Composta da 115 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4444 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.