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La nascita ed il consolidamento della banca centrale in Italia 1861-1926

Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Villecco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Scienze economiche e bancarie di Siena
  Corso: Scienze Economiche e Bancarie
  Relatore: Franco Belli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

La tesi evidenzia in che modo i diversi provvedimenti normativi in materia creditizia e bancaria hanno portato proprio la Banca Nazionale nel Regno, ad assumere funzioni, competenze e modus operandi, nel particolare contesto della pluralità degli istituti di emissione italiani e dei differenti sistemi creditizi regionali, sempre più prossimi a quelle di una moderna banca centrale, fino al suo effettivo riconoscimento legislativo degli anni Venti.

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CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE In un suo saggio del 1963, Guido Carli, osservò che <<l’economista e lo storico>> avrebbero fornito <<risposte avvincenti ed importanti>> 1 a quanti si fossero interrogati in merito all’interesse di una indagine sull’evoluzione della Banca centrale. Si può facilmente considerare come, molto probabilmente, gran parte di tale interesse derivi dal riconoscimento che i momenti basilari, caratterizzanti l’evoluzione della banca centrale, <<non sono suscettibili di essere rigidamente catalogati…>>. In riferimento alla banca centrale, infatti, occorre prendere atto che <<è nella vera natura di questo organismo l’essere mutevole e capace di adattare i propri criteri operativi alle esigenze di ogni tempo>>. 2 Da tali premesse può risultare stimolante, quindi, cercare di delineare alcuni tratti basilari di tale evoluzione, impegnandosi a rilevare il ruolo svolto dal fattore legislativo, almeno nelle sue manifestazioni fondamentali. Si tratta di una forma di interesse originata da due ordini di considerazioni. Da un lato la preminenza che, attualmente, sembrerebbe avere il cosiddetto “dato normativo” nel realizzare, mediante la costituzione della Banca Centrale Europea, una integrazione monetaria antesignana di una più complessa unione politica. Dall’altro lato, dall’osservazione, per certi versi singolare, <<che la nozione di banca centrale non è direttamente deducibile, nemmeno nominalmente, dall’ordinamento giuridico italiano>>, pur avendo la legislazione bancaria, ovviamente, contribuito a determinare quelle caratteristiche che rendono la banca centrale <<un unicum nel nostro ordinamento>>. 3 Si tratta, evidentemente, di una analisi difficoltosa, specie se si ammette che <<l’attività bancaria non si svolge secondo regole fisse: tanto che non deve sembrare un assurdo dire che esistono tante banche centrali quanti sono i paesi in cui operano>>. 4 Una peculiarità, quest’ultima, in palese <<antitesi con le certezze e le costanti che il diritto pretende>>. 5 Del resto va anche osservato che, quest’ultimo aspetto, è da ritenersi consequenziale all’elevata dinamicità che ha contrassegnato i settori del credito e della moneta. Non è un caso, infatti, che, alle leggi più longeve in materia, sia stato unanimemente riconosciuto un elevato grado di “elasticità”. 1 Cfr. G. Carli, Alcuni aspetti dell’evoluzione funzionale dell’Istituto di emissione dalle sue origini ai nostri giorni in Studi in occasione del primo centenario della Corte dei Conti nell’Unità d’Italia, Milano, Giuffrè, 1963, pag. 36. 2 Cfr. R. S. Sayers, La Banca centrale, Milano, 1967, pag. 78. 3 V. Mezzacapo, Evoluzione normativa sulla disciplina della Banca centrale, in <<Impresa, ambiente e pubblica amministrazione>>, 1975, pag. 476. 4 Cfr. R. S. Sayers, op. cit., pag.100. 5 V. Mezzacapo, op. cit., pag. 475.

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