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L'indipendentismo basco. Analisi delle radici storiche di un'idea che ha attraversato un secolo

I termini intricati nonchè drammatici in cui oggi si pone la cosiddetta “questione basca” impongono a chi si propone l’obiettivo di comprenderne a fondo i caratteri, le modalità e gli effetti sulla realtà politica e sociale spagnola, un’attenta riflessione sulle sue radici storiche.
E’ sufficiente aver avuto un’esperienza diretta e continuativa con quella realtà, per acquisire la consapevolezza della dimensione del problema basco.
Credo che più di cento anni di storia e circa novecento morti, immolati sull’altare dell’indipendenza dal terrorismo separatista, a partire dal 1968 ad oggi, siano fattori che meritino un’attenzione maggiore da parte di tutti e necessitino di contributi in grado di chiarire la natura del fenomeno ma soprattutto di fornire mezzi cognitivi scevri da strumentalizzazioni politiche. Troppe volte, nel corso della mia ricerca mi sono imbattuto in letture distorte della storia del fenomeno, che in Spagna spesso sono state utilizzate per sostenere teoremi politici più che per far luce sui fatti. D’altro canto il dibattito sulle origini del nazionalismo basco, ai fini di agevolare la comprensione di quanto avviene nella realtà odierna, ha coinvolto storici di varie scuole, oltre a quella locale e quella spagnola in generale, e non mancano studi che risaltano per equilibrio ed obiettività, i più significativi dei quali sono indicati in bibliografia...
Entrando nel merito, nello studio ho cercato di dimostrare che proprio da un’ambiguità mai risolta sono venute creandosi le condizioni di una contrapposizione che da politica e ideologica è diventata anche sociale e culturale ed è andata ben oltre la rivendicazione separatista. Una contrapposizione di tale complessità da rendere difficile per chiunque individuare con precisione gli stessi soggetti della contesa e i reali fini di una violenza che ha perso da lungo tempo anche la dignità di lotta, per assumere i connotati di una guerra terroristica antisistema e senza quartiere, ma fatta ancora in nome di una fantomatica identità nazionale negata.
Una volta accertata, nella prima parte dello studio, l’inesistenza di una concezione unitaria delle province basche e tanto più di una coscienza nazionale precedenti alla formazione del movimento sorto ad opera di Sabino Arana alla fine del XIX secolo, ed aver conseguentemente dimostrato che l’idea di una Nazione basca è frutto di una sua “originale” creazione, nella seconda parte ho spiegato gli elementi teorici posti a fondamento della sua creatura politica, il Partido Nacionalista Vasco (PNV), e trattato le vicende legate alla nascita di quel movimento e al dibattito sorto dopo la morte del suo demiurgo tra un radicalismo indipendentista, intenzionato a custodire l’ortodossia dottrinale del fondatore, ed un moderatismo autonomista che proponeva una strategia politica basata sul gradualismo e sul perseguimento dell’obiettivo minimo dello Statuto.
Fatto cenno anche ad una terza via, indicata da alcuni intellettuali baschi e tradotta in un’esperienza politica che purtroppo non ha riscosso il successo che probabilmente meritava, si arriva al nucleo della questione: l’ambiguità irrisolta tra un’ideologia indipendentista ed una prassi autonomista, o meglio una dicotomia che ha trovato soluzione all’interno del PNV, fino a diventarne l’anima stessa.
Nella terza ed ultima parte, attraverso l’analisi del pensiero dei protagonisti, ho cercato di dimostrare il carattere strumentale che hanno sempre avuto le rivendicazioni autonomiste per i dirigenti del PNV, anche nel periodo in cui il conseguimento dello Statuto sembrava venisse perseguito come obiettivo massimo, lasciando credere agli alleati politici spagnoli che il nazionalismo basco avesse finalmente abbandonato qualunque velleità separatista per integrarsi, come comunità autonoma, nello Stato spagnolo.
Lo scopo è quello di avvalorare la tesi secondo cui su questa prassi politica trasformista, alla quale il PNV non ha mai completamente rinunciato, riposa sostanzialmente l’equivoco di un’aspirazione all’indipendenza che, se sotto il regime franchista poteva corrispondere ad un’esigenza di libertà, a più di venticinque anni dall’approvazione dello Statuto di autonomia, continua ad essere invocata dal terrorismo etarra a giustificare i crimini più nefandi.
E in questo equivoco sono ravvisabili responsabilità che pesano sulla coscienza democratica di coloro che oggi guidano questa forza politica ed hanno l’obbligo di rispondere non solo ai propri elettori, ma a tutta la società civile.

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1 PREMESSA I termini intricati nonché drammatici in cui oggi si pone la cosiddetta “questione basca” impongono a chi si propone l’obiettivo di comprenderne a fondo i caratteri, le modalità e gli effetti sulla realtà politica e sociale spagnola, un’attenta riflessione sulle sue radici storiche. E’ sufficiente aver avuto un’esperienza diretta e continuativa con quella realtà, come è capitato personalmente al sottoscritto per buona parte degli anni ‘90, per acquisire la consapevolezza della dimensione del problema basco. Credo che più di cento anni di storia e circa novecento morti, immolati sull’altare dell’indipendenza dal terrorismo separatista, a partire dal 1968 ad oggi, siano fattori che meritino un’attenzione maggiore da parte di tutti e necessitino di contributi in grado di chiarire la natura del fenomeno ma soprattutto di fornire mezzi cognitivi scevri da strumentalizzazioni politiche. Troppe volte, nel corso della mia ricerca mi sono imbattuto in letture distorte della storia del fenomeno, che in Spagna spesso sono state utilizzate per sostenere teoremi politici più che per far luce sui fatti. D’altro canto il dibattito sulle origini del nazionalismo basco, ai fini di agevolare la comprensione di quanto avviene nella realtà odierna, ha coinvolto storici di varie scuole, oltre a quella locale e quella spagnola in

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Riccardo Pasqualini Contatta »

Composta da 152 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6086 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.