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La minoranza russa in Estonia

Informazioni tesi

  Autore: Claudio Pellegatta
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Elena Dell'Agnese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

Tesi con Interviste Ambasciata Estone / Russa / Danish Human Rights)

Introduzione
L’Estonia approfittò dell’indebolimento dell’impero sovietico per proclamarsi unilateralmente indipendente il 30 aprile del 1990 e, nel maggio del ’91, fu riconosciuta internazionalmente anche dalla stessa Unione Sovietica.
Oggi l’Estonia è una democrazia parlamentare sancita dalla costituzione adottata dopo il referendum del 1992.
La regione, a partire del VIII secolo, è stata abitata dagli estoni, popolazione ungro-finnica, anche se è stata poi sottoposta a ripetute invasioni scandinave e russe.
Nel corso del medioevo fu contesa dai cavalieri teutonici che la riscattarono dal Regno di Danimarca (1346) e avviarono la cristianizzazione forzata degli estoni.
A partire dal 1561 subì un lungo dominio da parte della Svezia che introdusse il luteranesimo.
Il trattato di Nystad nel 1721, a seguito della II guerra del Nord, comportò invece l’annessione alla Russia.
La sconfitta dell’impero zarista del 1917 consentì la proclamazione della Repubblica Indipendente Estone nel 1918.
Nel giugno del 1940, in seguito al patto Ribbentrop Molotov, l’Unione Sovietica occupò il paese, proclamando la Repubblica Socialista Sovietica Estone federata all’Urss.
Sottoposta per lungo periodo ad un processo di russificazione, l’Estonia ottenne nuovamente l’indipendenza nel 1991.
Ancora oggi, la regione risente considerevolmente dell’influenza russa; la presenza di una notevole minoranza di lingua russa e la questione dello status dei cittadini crea forti tensioni nei rapporti con la Russia ed è considerato uno dei fondamentali problemi all’interno della giovane democrazia baltica1.
Con il termine “popolazione di lingua russa”, si fa riferimento a quei milioni di ex cittadini sovietici che utilizzano il russo nella loro vita quotidiana e sono rimasti fuori dalla Federazione Russa in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. .
Il termine non precisa l’origine etnica o l’attuale cittadinanza di questi individui, ma fa il loro riferimento linguistico: ad esempio molti degli ucrainici e bielorussi o ebrei in Estonia vengono considerati a tutti gli effetti parte di questa minoranza.
Questi individui sono raggruppati sotto la definizione di “cittadini russi”, perché hanno il problema comune di parlare il russo, in paesi che utilizzano un diverso idioma ufficiale.
Secondo l’ufficio statistico estone, 1.451.489 sono gli abitanti dello stato estone ma solo 946.646 ovvero 65.2% si possono considerare etnicamente estoni.
La più grande minoranza etnica in Estonia è quella russa con 409.111 persone pari al 28,2% del totale; accanto a essi l’ultimo censimento segnalò che erano presenti un centinaio di differenti gruppi etnici.
Alla minoranza russa seguono quella ucraina (2,67%), quella bielorussa (2,5%), la finnica (0,92%), la lettone (0,19%), ed infine quella ebrea (0,17%) e lituana (0,15%) .
Gli altri gruppi etnici sono ancora più piccoli.
La minoranza russa costituisce l’80% di tutti i non-estoni che vivono in Estonia.
I non-estoni sono arrivati per lo più in Estonia durante il regime sovietico e vengono classificati come minoranza russa senza alcuna distinzione di sorta.
Sotto il regime sovietico, la composizione etnica dell’Estonia cambiò visibilmente con una radicale diminuzione dal 1945 al 1989 del 30% dell’etnia estone , in seguito ad una sostanziale crescita dell’immigrazione dall’Unione Sovietica, incoraggiata enormemente da Mosca che desiderava una russificazione profonda del paese baltico.
Tra gli estoni, questa ondata di popolazione di lingua russa generò il timore di essere presto inghiottiti e assimilati dal gigante sovietico.
Gli estoni cercarono in tutti i modi di preservare la propria lingua e cultura, mantenendo il più possibile nell’arco della denominazione sovietica la propria identità.
Nonostante l’indipendenza, questi timori rimangono ancora radicati nella società e sono alla base dell’attuale clima di tensione etnica che caratterizza la regione, creando di conseguenza nette separazioni tra estoni e russi.
Il senso di appartenere ad una “nazione” estone è stato alla base della creazione dello stato baltico, sia durante la nascita dell’Estonia nel 1918, sia durante l’annessione sovietica, e l’identità nazionale è largamente basata sul linguaggio.

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La minoranza russa in Estonia Introduzione L’Estonia approfittò dell’indebolimento dell’impero sovietico per proclamarsi unilateralmente indipendente il 30 aprile del 1990 e, nel maggio del ’91, fu riconosciuta internazionalmente anche dalla stessa Unione Sovietica. Oggi l’Estonia è una democrazia parlamentare sancita dalla costituzione adottata dopo il referendum del 1992. La regione, a partire del VIII secolo, è stata abitata dagli estoni, popolazione ungro-finnica, anche se è stata poi sottoposta a ripetute invasioni scandinave e russe. Nel corso del medioevo fu contesa dai cavalieri teutonici che la riscattarono dal Regno di Danimarca (1346) e avviarono la cristianizzazione forzata degli estoni. A partire dal 1561 subì un lungo dominio da parte della Svezia che introdusse il luteranesimo. Il trattato di Nystad nel 1721, a seguito della II guerra del Nord, comportò invece l’annessione alla Russia. La sconfitta dell’impero zarista del 1917 consentì la proclamazione della Repubblica Indipendente Estone nel 1918. Nel giugno del 1940, in seguito al patto Ribbentrop Molotov, l’Unione Sovietica occupò il paese, proclamando la Repubblica Socialista Sovietica Estone federata all’Urss. Sottoposta per lungo periodo ad un processo di russificazione, l’Estonia ottenne nuovamente l’indipendenza nel 1991. Ancora oggi, la regione risente considerevolmente dell’influenza russa; la presenza di una notevole minoranza di lingua russa e la questione dello status

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Parole chiave

estonia
paesi baltici
russia
minoranze etniche

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