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L'Ice in Francia e nel Regno Unito: problemi linguistici e culturali

Informazioni tesi

  Autore: Claudio Massari
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Annamaria Sportell
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 301

L’Italia è uno dei Paesi che ricoprono un ruolo importante nel commercio mondiale. In Francia risultano vincenti i settori italiani dell’abbigliamento, della subfornitura, dell’arredamento e dell’agroalimentare. Nel Regno Unito, invece, i prodotti del settore agroalimentare sono quelli che riscuotono maggiore successo perché, carichi di aspetti culturali, sono più interessanti agli occhi curiosi del popolo inglese. Seguono gli articoli di abbigliamento, gli autoveicoli e i mobili.
Detto ciò, è indispensabile analizzare le funzioni e le strutture dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, l’ente preposto al sostegno dell’internazionalizzazione per le PMI. Attualmente, esso opera seguendo le direttive del Ministero delle Attività Produttive, attraverso il «Piano Promozionale» redatto ogni anno. L’ICE si avvale di una gamma piuttosto ampia di servizi che possono essere racchiusi in cinque raggruppamenti: informazione, assistenza, promozione, cooperazione, formazione.
Al fine di comprendere come gli uffici della rete estera lavorano, è stato indispensabile effettuare delle indagini sul campo presso la Dèlègation Commerciale d’Italie e l’Italian Trade Commission. I responsabili e i trade analyst dei due uffici hanno risposto ad un questionario le cui domande mettono a fuoco i seguenti argomenti: struttura degli uffici, collegamenti con la sede centrale e rapporti con altre istituzioni; attività promozionale tradizionale e telematica; problematiche relative all’esportazione dei prodotti italiani nei rispettivi Paesi, con particolare riferimento agli aspetti culturali e al processo di globalizzazione; lingua e commercio: problematiche relative alle traduzioni effettuate per propagandare i prodotti italiani.
Per quanto riguarda i primi due argomenti, i responsabili dei due uffici concordano sul fatto che i rapporti con le altre istituzioni sono ottimi perché basati su una serie i sinergie che si riflettono anche sull’attività promozionale dell’ICE. Gli strumenti promozionali più frequenti sono le inserzioni sulle riviste settoriali, newsletter, partecipazione alle fiere, incontri con operatori del settore e missioni in Italia.
Più interessante è la rilevanza che hanno gli aspetti linguistici e culturali che si incontrano nella promozione e esportazione dei prodotti italiani sui due mercati.
In Francia, spesso bisogna fare i conti con una serie di immagini stereotipate che i «cugini» d’oltralpe hanno degli italiani. Questo fattore indica una certa ignoranza – intesa come non conoscenza – del prodotto made in Italy da parte dei francesi a cui corrisponde l’ignoranza del mercato francese degli operatori italiani. Inoltre, è importante curare anche l’aspetto linguistico, prestando molta attenzione più allo stile del linguaggio che si usa. Il francese, infatti, e affascinato da un linguaggio più raffinato a differenza dell’italiano.
In Inghilterra, invece, spesso si compiono errori di tipo linguistico perché si tende a tradurre letteralmente dall’italiano all’inglese. Per quanto riguarda gli aspetti culturali, invece, i produttori italiani possono far leva sul fatto che agli occhi degli inglesi i prodotti made in Italy (in particolare, quelli alimentari) sono visti come un qualcosa di esotico, perciò nuovo e degno di attenzione.
Alla luce di quanto è stato analizzato nei capitoli precedenti, si può affermare che il lavoro svolto dall’ICE, con particolare riferimento alle sedi di Parigi e Londra, riesce a rispondere adeguatamente a quelli che sono i mutamenti in atto a livello internazionale. Da un punto di vista prettamente economico, infatti, l’Istituto risulta un utile soggetto di supporto all’internazionalizzazione delle imprese. Vi sono, però, due fattori che non vanno assolutamente sottovalutati, ma che necessitano di molta attenzione. Quando si affronta un mercato estero, bisogna possedere una serie di cognizioni relative al Paese in cui si esporta. Queste conoscenze non devono limitarsi al semplice sistema economico e, al massimo, politico, ma devono assolutamente tener conto di tutti quegli aspetti culturali e linguistici –persino quelli che appaiono banali – che possano impedirne le eventuali transazioni. Si riconosce il fatto che l’ICE assuma delle funzioni a carattere economico-commerciale più che culturale, ma ciò non basta.
Infatti, è necessaria una più stretta collaborazione tra i vari organismi preposti all’internazionalizzazione – includendo anche gli Istituti di Cultura – e, nel caso tali sinergie risultassero impossibili o, addirittura, controproducenti, procedere con la creazione di un unico Ente (in questo caso non va sottovalutata l’ipotesi di accorpare tutto all’interno del sistema diplomatico) che assorba le varie funzioni in termini di Internazionalizzazione.

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RELAZIONE FINALE Negli ultimi anni si assiste al diffondersi di un fenomeno che risponde al nome di «globalizzazione». Con questo termine si vuole indicare un abbattimento di quelle barriere – non solo doganali e fiscali, ma anche culturali – che permettono un diffondersi più ampio di quei rapporti commerciali che prima rimanevano circoscritti all'interno di ciascuna area geopolitica. Con essi, anche i prodotti di un Paese vengono esportati e, di conseguenza, accettati con più facilità grazie ad un lavoro di comunicazione e di sostegno all'internazionalizzazione piuttosto attento. È importante considerare, però, un duplice aspetto in questo processo di diffusione globale: se da una parte, infatti, per fare accettare un prodotto in un Paese straniero lo si adatta alle esigenze e prerogative di quel mercato, dall'altro è necessario che le caratteristiche tipiche di quel prodotto – fattori indispensabili per il suo successo nel Paese di origine – rimangano invariate, ovvero, conservino la loro identità culturale. L'Italia è uno di quei Paesi che ricoprono un ruolo importante nel commercio mondiale. In particolare, in Francia risultano vincenti i settori italiani dell'abbigliamento (legato all'alta moda), della subfomitura (grazie alle PMI del nord Italia), dell'arredamento (con particolare riferimento alla produzione del polo del salotto Matera-Bari-Taranto) e, infine, dell'agroalimentare (comparto in cui è più facile incappare in ostacoli di tipo culturale legati agli stereotipi che spesso regolano i rapporti tra Francia e Italia). Nel Regno Unito, invece, i prodotti del settore agroalimentare sono quelli che riscuotono maggiore successo perché, carichi di aspetti culturali, sono più interessanti agli occhi curiosi del popolo inglese. Seguono gli articoli di abbigliamento (con esclusione di alcuni capi come le pellicce – all'infuori di quelle ecologiche – a causa della nota avversione degli inglesi nei confronti di quest'articolo), gli autoveicoli e i mobili (per i quali bisogna fare attenzione non solo agli stili e ai gusti del consumatore d'oltremanica, ma anche alle differenti strutture degli appartamenti inglesi). Detto ciò, è indispensabile analizzare le funzioni e le strutture dell'Istituto Nazionale per il Commercio Estero, l'ente preposto al sostegno

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