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Fonti energetiche rinnovabili nel Mediterraneo. Prospettive future

Informazioni tesi

  Autore: Walter Donatello
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Carlo Carraro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 202

Lo scopo di questa relazione è illustrare la situazione energetica attuale nel Bacino del Mediterraneo, con particolare attenzione alle fonti energetiche rinnovabili. Inizialmente vengono descritte le caratteristiche geo-climatiche del Bacino del Mediterraneo mentre nella seconda parte viene dato spazio alla descrizione dei programmi e dei progetti energetici promossi dall’Europa per la diffusione delle FER e dei progetti avviati in alcune aree del Bacino. Sulla base dei dati principalmente forniti da ENEA, OME e IEA ed aggiornati
in gran parte al 1999, viene descritta brevemente la situazione energetica a livello mondiale, per poi focalizzarla nel contesto mediterraneo mettendo in evidenza i cambiamenti avvenuti negli ultimi trent’anni, fornendo una situazione generale per le FE tradizionali (carbone, petrolio e gas) e il settore dell’elettricità e più dettagliata per le più importanti FER: la biomassa, l’energia geotermica, eolica, idraulica e solare. Di ogni FER vengono descritte le caratteristiche tecnologiche, lo stato di diffusione nei vari paesi delle sponde Nord e Sud, l’utilizzo prevalente, i pregi e i difetti e gli ostacoli alla loro diffusione. Nell’ultimo capitolo vengono presentate le prospettive di crescita del settore energetico in Europa e nei PSEM, dedicando particolare attenzione al settore della generazione di energia elettrica da FER. Le previsioni sono basate su studi promossi da ENEA, Commissione Europea e dal comitato del progetto MEMA e prendono in considerazione l’arco temporale dei prossimi venti e trent’anni.

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6 INTRODUZIONE L’energia è essenziale per lo sviluppo economico e sociale. Attualmente circa il novanta per cento della produzione energetica mondiale è garantita dall’uso di combustibili fossili che causano l’emissione di sostanze inquinanti. Questo implica non solo problemi di natura ambientale, ma pone un serio interrogativo sulla sostenibilità di questi ritmi di crescita, di consumo e di sfruttamento delle risorse della Terra. La possibilità che questi ritmi di crescita possano continuare inalterati è stata messa in discussione negli ultimi anni da molti scienziati e, più recentemente, dal verificarsi con frequenza ordinaria di eventi naturali che in passato erano eccezionali. Ciò ha indotto la comunità internazionale ad adottare provvedimenti di natura economica, strutturale e tecnologica per la difesa dell’ambiente, cercando di contrastare gli effetti del cambiamento climatico, di perseguire politiche di sviluppo sostenibile e di garantire ai paesi più arretrati le stesse possibilità di crescita di cui hanno goduto i paesi industrializzati. Uno dei fattori fondamentali che stanno alla base dello sviluppo sostenibile riguarda il settore dell’energia che, da un lato è responsabile del cambiamento climatico dovuto alle emissioni dei gas serra nell’atmosfera, dall’altro è un elemento fondamentale per qualunque processo di sviluppo economico. Con lo scopo di conciliare questi due elementi, sono stati avviati negli ultimi trent’anni – ed accelerati negli ultimi dieci – numerosi programmi per la ricerca di nuove tecnologie per la produzione di energia da fonti “pulite” e “rinnovabili”, cioè da fonti che non emettono sostanze inquinanti e che sono, almeno in teoria, inesauribili. Si parla, così, di energia eolica, da biomasse, idrica, geotermica e solare, più genericamente chiamate “Fonti Energetiche Rinnovabili” (FER). Alcune tecnologie energetiche rinnovabili sono ben inserite nel sistema produttivo da molti anni ed apportano un contributo fondamentale alla generazione energetica; basti pensare all’energia idroelettrica che viene utilizzata da circa un secolo ed è largamente diffusa su tutto il Pianeta sia nei paesi industrializzati sia nei PVS. Il contributo apportato dalle FER è significativo non solo a livello ambientale, ma anche sociale ed economico. Sotto il primo aspetto, l’uso delle FER permette di ridurre drasticamente le emissioni dei gas serra responsabili del cambiamento climatico, riducendo le emissioni di ossido di carbonio di 1500 milioni di tonnellate l’anno, con un risparmio 6-9000 tonnellate annue entro il 2020. I benefici di carattere sociale sono legati principalmente all’aumento dell’occupazione, grazie all’impiego della popolazione nei progetti di costruzione e manutenzione degli impianti ed al miglioramento delle condizioni di vita di quelle popolazioni che non dispongono di energia a causa del loro isolamento geografico o dell’assenza di combustibili fossili sul territorio. Inoltre, mentre i benefici sociali sono maggiormente evidenti nei PVS, i benefici economici coinvolgono anche i paesi sviluppati (PS). Questi vantaggi si traducono nella possibilità di disporre di energia indipendentemente dalla disponibilità sul territorio di carbone, petrolio e gas e quindi senza dover sopportare l’onere di importarli da altri paesi, con notevole beneficio per le casse statali. A questo bisogna aggiungere il vantaggio di ridurre la dipendenza energetica da paesi che spesso l’hanno sfruttata per ricatti o ritorsioni di natura politica, come si è verificato negli ultimi trent’anni. Per lo studio dei benefici e dei problemi legati all’adozione di politiche di sviluppo sostenibile - e all’introduzione delle FER in modo particolare - il Bacino del Mediterraneo può essere considerato un banco-prova ottimale. In quest’area è possibile ritrovare, su scala ridotta, molte delle situazioni riscontrabili a livello mondiale: sono presenti PVS (Nord Africa e Medio Oriente), paesi produttori di gas, petrolio e carbone (Libia, Algeria, Egitto, Turchia), paesi industrializzati (Europa), paesi in conflitto o con gravi problemi di ordine pubblico (Algeria e Medio Oriente), paesi ad economia capitalistica e paesi ex-comunisti. Inoltre, da un punto di vista prettamente geo- climatico, la presenza di microclimi permette di studiare i benefici apportati dall’introduzione delle FER in ecosistemi molto diversi tra loro e di testare quali sono le tecnologie che meglio si adattano a determinate situazioni. Quest’area, quindi, può essere presa come modello per la trasposizione, a livello mondiale, delle attività di cooperazione economica e di implementazione di nuove tecnologie per la produzione di

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