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Il linguaggio politico del movimento zapatista

Informazioni tesi

  Autore: Barbara Pozzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Giorgio Fedel
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

In questa tesi presento un’analisi del linguaggio politico del movimento zapatista. Il 1° gennaio 1994 segna per il Messico l’inizio di un nuovo lungo periodo di lotte nonché l’inizio di una nuova epoca di cambiamenti. E' in questa data, infatti, che insorge l'Ejercito Zapatista de Liberacion Nacional. La forza dell’EZLN è una forza che viene da dentro, è l’accumulo di cinquecento anni di soprusi e violenze subite, l’accumulo di rabbia e disperazione. Si potrebbe pensare che la caduta del Partito Rivoluzionario Istituzionale (partito storico che governava in Messico da settant’anni), nelle elezioni del 2001, sia dovuta al fenomeno dello zapatismo, ma anche che il PRI, zapatismo a parte, fosse destinato ugualmente a cadere. Per quanto non sarebbe del tutto sbagliato considerare il crollo del PRI come una delle prime conseguenze dello zapatismo, molteplici e importanti sono le ripercussioni che lo zapatismo ha avuto sul Messico negli ultimi otto anni. Per esempio, il grande appoggio che questo movimento ha ottenuto dalla società civile, nazionale e internazionale, dovuto forse all’originalità di un movimento guerrigliero che è paradossalmente contro le armi ma che, allo stesso tempo combatte affinché al mondo non debbano esistere più soldati e più nessun tipo di guerra; dovuto anche all’anticipazione di una lotta estremamente attuale, la lotta contro la globalizzazione e i sistemi capitalistici (lo zapatismo si può definire come il precursore di tutti i movimenti antiglobalizzazione, del popolo di Seattle, Porto Alegre, Genova).
Senza dubbio, uno dei motivi principali di come lo zapatismo abbia ottenuto una tale ampiezza di adesione è dovuto alla creazione di un nuovo linguaggio politico, completamente al di fuori dai canoni del linguaggio politico tradizionale. Sicuramente, l’EZLN non tiene testa alla potenza militare dei suoi avversari sul campo di battaglia, ma se la battaglia viene fatta a parole allora l’EZLN è sicuro di vincere. L’appoggio della società civile sul piano nazionale e internazionale, di giornalisti e mass-media, di letterati e intellettuali di tutto il mondo, di leader di partiti politici, è indubbiamente cresciuto grazie all’interessamento di tutte queste personalità alla potenza del linguaggio zapatista.

Nell’ambito del mio lavoro di tesi, effettuo l’analisi del linguaggio zapatista cogliendone due aspetti: in primo luogo mi soffermo sull’aspetto puramente politico del linguaggio, estrapolandone i simboli di identificazione positivi e negativi ricorrenti in discorsi e comunicati dell’EZLN. Il linguaggio zapatista possiede l’arte di accendere in milioni di persone suggestioni e identificazione, immagini mentali che hanno la forza di disegnare un particolare stile di vita. È emblema di un modello di comportamento che cambia termini fondanti del vocabolario come potere e democrazia, e che mette il rispetto delle differenze sopra ogni altra cosa.
Successivamente passo ad esaminare l’altra “faccia” del linguaggio zapatista, ossia il suo aspetto originale, che si allontana dal linguaggio politico puro. In questo caso prendo in esame il linguaggio del subcomandante Marcos. Questa figura, che viene stereotipata oggigiorno come il capo dell’EZLN, costituisce il leader solo per ciò che riguarda le decisioni militari. Nonostante ciò, e benché Marcos, personalità estremamente modesta e schiva, voglia continuamente ribadirlo, restiamo fermamente convinti che sia lui l’artefice e la mente del linguaggio zapatista. D’altronde, a parte i comunicati e i discorsi dell’EZLN, che in effetti potrebbero anche essere stati scritti “a più mani”, si contano numerosi racconti, novelle, discorsi, comunicati, saggi firmati a nome del subcomandante Marcos. La sua grande dimestichezza con lo scrivere, il suo forte senso dell’umorismo, l’originalità delle sue parole cariche di simbolismi e di espedienti letterari atipici per un discorso politico, ci porta, in un certo senso, a definirlo come letterato, narratore o intellettuale, a distanziarlo dalle classiche figure dei grandi oratori politici.
Grazie alla caratteristica di un linguaggio così particolare, ricercando una definizione adeguata ad esso, arrivo nelle conclusioni a delineare lo zapatismo come movimento inconsueto, lontano dai movimenti di guerriglia latinoamericani, dai movimenti populisti, ed infine lontano dai cosiddetti movimenti di sinistra.

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INTRODUZIONE In questa tesi presento un’analisi del linguaggio politico del movimento zapatista. Per far ciò, e per comprendere a fondo tale tipo di linguaggio, si rende necessaria, innanzitutto, una premessa che presenta una sintetica ricostruzione della storia e della politica messicana dell’ultimo secolo, nonché del profilo evolutivo dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (da qui in avanti EZLN) negli ultimi otto anni. Successivamente, per cogliere i tratti fondamentali della comunicazione zapatista, è necessario focalizzare l’attenzione sui simboli veicolati, facendo riferimento alla metodologia d’analisi utilizzata da uno degli autori che più si è occupato del simbolismo politico da un punto di vista politologico: Harold D. Lasswell. Il 1° gennaio 1994 segna per il Messico l’inizio di un nuovo lungo periodo di lotte (d’altronde il Messico conta alle sue spalle una storia di rivoluzioni ed eroi rivoluzionari), nonché l’inizio di una nuova epoca di cambiamenti. Se lo zapatismo aveva provocato un certo fermento (soprattutto a proposito del ruolo degli indios nella società e nella stessa comunità indigena), ancor prima di emergere pubblicamente, le conseguenze sono ovviamente ancor più pronunciate in seguito all’apparizione del movimento. È chiaro che gli attori dominanti del sistema politico messicano non sono disposti a cedere facilmente alle richieste di un gruppo guerrigliero di natura indigena, certo, però, il sistema ne subisce i contraccolpi. D’altra parte, il governo federale sottovaluta l’insurrezione indigena fin dal principio. Si dice, infatti, che nel maggio del 1993, l’esercito federale messicano avesse scoperto un accampamento dell’EZLN: in quella scoperta era evidente la preparazione di azioni militari. Ma Salinas de Gortari, capo dell’esecutivo federale, non fece niente per fermare una ribellione che doveva ancora scoppiare. D’altra parte né governo né società civile si sarebbero mai aspettati una rivoluzione di tale portata. La forza dell’EZLN è una forza che si richiama ad una tradizione lunga cinquecento anni, che risale ai primi abitanti guerrieri del Messico, il popolo maya. Si potrebbe pensare che la fine dell’egemonia del Partito Rivoluzionario Istituzionale (che

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