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Le relazioni di fiducia nella gestione della conoscenza nelle organizzazioni

L'obiettivo della ricerca è stato quello di costruire una teoria del ruolo che la fiducia ricopre nell'ambito dei processi di circolazione della conoscenza, attraverso l'elaborazione di un modello cognitivo delle credenze e degli scopi alla base della decisione di un agente cognitivo (nella fattispecie: un membro dell'organizzazione) di dare e/o accettare conoscenza dagli altri membri (i suoi colleghi).
La tesi sostenuta è che la fiducia sia uno dei maggiori filtri del passaggio di conoscenza all’interno dell’organizzazione. Tutti gli studiosi di Knowledge Management (KM) avallano questa tesi, ma senza analizzarla e senza darle un assetto teorico. Lo scopo della mia ricerca è stato quello di colmare questa lacuna.
La ricerca si basa innanzitutto su una ricca tradizione di studi sul tema. Essa presenta una fase di raffronto critico tra le diverse teorie della fiducia nelle organizzazioni, elaborate in discipline diverse (economia, sociologia, teoria organizzativa, psicologia e psicologia sociale, scienze cognitive), con particolare attenzione al modello cognitivo della fiducia (Castelfranchi e Falcone, 1999; 2000; 2001; Falcone e Castelfranchi, 1998). Inoltre, offre un’analisi delle diverse teorie relative alla tematica del Knowledge Management, che mette in luce le riflessioni più interessanti riguardanti il rapporto tra fiducia e knowledge sharing.
L’obiettivo è stato dunque, in primo luogo, ragionare in maniera interdisciplinare sul tema della fiducia organizzativa, ponendo particolare attenzione alla complessità del rapporto tra circolazione di conoscenza nell’organizzazione e relazione fiduciaria tra i suoi membri. In secondo luogo, è stato quello di proporre un principio d’ordine, ossia un modello cognitivo delle credenze, delle aspettative e delle valutazioni che intervengono nella decisione degli agenti cognitivi di compiere due azioni-chiave nei confronti dei propri colleghi: passare e/o accettare conoscenza. Un modello di questo tipo evidenzia l’impatto della fiducia nel processo di condivisione, mostrando come il trasferimento di conoscenza sia legato ad aspettative fiduciarie, dipendenti dalle motivazioni dell’agente. Esse possono essere relative all’uso della conoscenza passata e/o accettata, oppure identificabili come scopi perseguiti dall’agente che, proprio a seguito del passaggio della stessa, dovrebbero/potrebbero essere soddisfatti.
Ai fini della ricerca è stato utile effettuare un'indagine esplorativa, attraverso la somministrazione di interviste qualitative, che hanno consentito di confutare, arricchire e sviluppare il modello stesso. L'indagine, che non era finalizzata alla raccolta di dati, bensì alla possibilità di trovare spunti di riflessioni interessanti e tuttavia non contemplati nel modello stesso, è stata condotta in un’organizzazione lavorativa nella quale il tema del passaggio di conoscenza fosse di particolare rilevanza o necessità.

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7 Introduzione Il presente lavoro è una ricerca di tipo logico-deduttivo, il cui obiettivo è fornire una teoria di come la fiducia intervenga nei processi di circolazione della conoscenza, costruendo un modello cognitivo delle credenze e degli scopi alla base della decisione di un agente* di dare e/o accettare conoscenza dagli altri membri dell’organizzazione. La tesi sostenuta è che la fiducia sia uno dei maggiori filtri del passaggio di conoscenza all’interno dell’organizzazione. Tutti gli studiosi di Knowledge Management avallano questa tesi, ma senza analizzarla e senza darle un assetto teorico. Lo scopo della nostra ricerca è quello di dimostrare teoricamente e analiticamente come e perché la fiducia sia un mediatore fondamentale del knowledge sharing. A questo fine, utilizzeremo il modello cognitivo della fiducia di Castelfranchi e Falcone 1 . Più in generale, faremo riferimento all’approccio cognitivo dell’azione sociale, perché è quello che meglio sa rendere conto della circolarità dell’azione sociale, ossia di come il macrosociale sia implementato nelle menti degli agenti (che non significa necessariamente esplicitamente rappresentato) e come influenzi le loro azioni, che hanno, a loro volta, effetti sociali. Nell’ambito di questo approccio, il nodo cruciale di tale circolarità è rappresentato dalla cognizione, punto di raccordo tra le forze sociali esterne e i comportamenti degli agenti. 2 1 Castelfranchi, C., Falcone, R., «Social Trust: a cognitive approach », in Castelfranchi, C., Tan, Y. H., Trust and deception in virtual societies, Kluwer Academic Publishers, 2001, pp.55-90. Castelfranchi, C., Falcone, R., «The Dynamics of Trust: from Beliefs to Action », in Autonomous Agents '99 Workshop on "Deception, Fraud and Trust in Agent Societies", Seattle, USA, 1 May 1999, pp. 41-54. Castelfranchi C., Falcone R., «Trust and Control: A Dialectic Link », in Castelfranchi C., Falcone R., Firozabadi B., Tan Y. (Ed.), Applied Artificial Intelligence Journal, Special Issue on "Trust in Agents" Part1, Taylor and Francis, 14 (8), 2000, pp. 799-823. Castelfranchi, C., Falcone, R., «Trust is much more than subjective probability: Mental components and sources of trust », in 32 nd Hawaii International Conference on System Sciences – Mini – Track on Software agents, Maui, 5-8 January 2000. Falcone, R., Castelfranchi, C., «Formalizing Trust », in Atti del Sesto Convegno dell'Associazione Italiana di Intelligenza Artificiale AI*IA '98, Padova, 23-25 Settembre 1998, pp. 241-245. Castelfranchi, C. Falcone R., «Social Trust Theory », in Jeremy Pitt (Ed.), The Open Agent Society, John Wiley & Sons, Ltd (in stampa) 2 Conte, R., Castelfranchi, C., Cognitive and social action, University College London, 1995 (tr. it. La società delle menti, azione cognitiva e azione sociale, UTET Libreria, Torino, 1996).

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Rosa Postorino Contatta »

Composta da 193 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4213 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 22 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.