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I quotidiani italiani e le votazioni del 13 maggio 2001: la campagna elettorale di Silvio Berlusconi

Ho svolto una lettura critica della campagna elettorale di Berlusconi per le elezioni nazionali del 13 maggio 2001, che hanno visto la vittoria della Casa delle libertà.
L’analisi prende in considerazione i quattro quotidiani italiani di maggiore diffusione: Corriere della sera, la Repubblica, La Stampa e Il Messaggero e fa in parte riferimento per ragioni di approfondimento ad altre testate italiane e straniere.
Abbraccia il periodo compreso tra il 25 settembre 2000, data della designazione di Rutelli quale candidato premier dell’Ulivo e il 13 maggio 2001. La scelta di un intervallo di tempo così lungo corrisponde alle caratteristiche della stessa campagna elettorale, che soprattutto Berlusconi aveva preparato già da tempo, e alle decisioni assunte dai quotidiani.
Questi ultimi hanno preparato e “costruito” con largo anticipo le figure dei due contendenti principali, i loro rapporti reciproci e con gli alleati; si sono inoltre adattati alle condizioni “anomale” di una campagna fortemente mediatizzata, che li ha esposti naturalmente a un controllo più stretto da parte dei politici e a un interesse maggiore da parte dei lettori.
All’interno di questo percorso, comune ai quattro quotidiani, ho quindi tentato di cogliere il modo particolare con cui ciascuna testata, a partire dalla sua tradizione e dal suo pubblico di riferimento, ha interpretato e descritto la campagna berlusconiana, prestando particolare attenzione anche ad alcuni aspetti che hanno contribuito a costruire il “candidato Berlusconi”: il conflitto d’interessi, i rapporti con la magistratura e con la stampa estera, la televisione elettorale.

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Introduzione I media costituiscono la nostra principale fonte di informazione sulla realtà, ma l’immagine di essa che ci viene restituita è per forza di cose non oggettiva, incompleta, imparziale. Nel selezionare certi avvenimenti piuttosto che altri, nel presentarli, nel riferirli, ogni mezzo contribuisce inevitabilmente a costruire una sua “realtà”, spesso incompatibile con quella di altri. La stampa non si sottrae ovviamente a questo destino, anzi, la peculiare natura dell’impresa giornale e della sua “materia prima”, la notizia, la rende da questo punto di vista ancora più vulnerabile. La notizia non rappresenta un fatto, ma un resoconto di certi avvenimenti operato dal giornalista, che mette in gioco inevitabilmente la sua soggettività, le sue capacità, la sua esperienza. 1 Il giornalista, a sua volta, è inserito all’interno di una realtà più ampia, della quale deve necessariamente considerare cultura, organizzazione, esigenze produttive e routine professionali spesso non esplicite e non conosciute dai lettori. Il quotidiano è, per usare una definizione data da Alberto Cavallari, “un campo di forze organizzate gerarchicamente”, tra loro in equilibrio, che investono aspetti commerciali, editoriali, professionali, anche ideologici. Il giornalista è libero di presentare la realtà nella misura in cui il campo di forze all’interno del quale si muove glielo permette. 2 Attraverso un insieme di decisioni, personali e di redazione, il giornalista dovrebbe quindi realizzare un prodotto che soddisfi le esigenze informative e di 1 Alberto Papuzzi, Professione giornalista. Tecniche e regole di un mestiere, Roma, Donzelli Editore, 1998. 2 Alberto Cavallari, La fabbrica del presente: lezioni d’informazione pubblica, Milano, Feltrinelli, 1990, p.252-253.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giorgia Fraizzoli Contatta »

Composta da 539 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3450 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.