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Aspetti territoriali dell'innovazione tecnologica nell'industria italiana

Informazioni tesi

  Autore: Gino Corrente
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Francesco La Saponara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

Negli ultimi anni, caratterizzati da rivolgimenti tecnologici profondi indotti dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, è diventata sempre più stringente la relazione che intercorre tra capacità innovativa e sviluppo economico. Le imprese che innovano sono quelle più capaci di utilizzare al meglio le risorse nel processo produttivo e sono, quindi, destinate ad espandersi a scapito delle concorrenti non innovatrici.
L’innovazione è diventata la «religione industriale» del XXI secolo, nel senso che le imprese la vedono come lo strumento chiave con cui aumentare profitti e quote di mercato ed i governi si affidano ad essa quando cercano di sviluppare l’economia.
L’obiettivo del presente lavoro è stato quello di mostrare il ruolo dell’innovazione tecnologica nello sviluppo economico del nostro paese. In una prospettiva storica, si è osservata la crescita industriale dell’Italia nei primi decenni del dopoguerra e si è giunti fino ai giorni nostri, fornendo il quadro della situazione attuale dell’innovazione nell’industria italiana.
Particolare attenzione è stata data agli aspetti territoriali del fenomeno innovativo. La prima parte del lavoro presenta una panoramica sul problema della localizzazione geografica delle attività innovative e cerca di spiegare perché le variabili territoriali rappresentano elementi centrali ed importanti negli studi di economia regionale. Si è cercato di chiarire se le innovazioni industriali possano essere considerate come meri fenomeni casuali nello spazio, oppure come il risultato di una tendenza alla concentrazione in determinate aree.
Successivamente si è esaminata la distribuzione dell’attività innovativa sull’intero territorio nazionale. Questa analisi ha mostrato l’elevato grado di pluralismo tecnologico esistente nel nostro paese: le venti regioni che costituiscono il sistema regionale italiano, si è visto, sono profondamente diverse in termini di capacità scientifica e tecnologica. Dalla lettura dei dati «regionalizzati», si è riscontrato un accentuato grado di polarizzazione geografica del fenomeno innovativo, con una forte sperequazione territoriale tra il Nord e il Sud dell’Italia. Le regioni settentrionali rappresentano il motore dei vantaggi tecnologici italiani; al contrario, le regioni meridionali hanno una capacità autonoma di generare innovazioni molto limitata.
Nell’ultima parte del lavoro si è allargato l’orizzonte territoriale di riferimento per osservare il grado d’innovatività dell’Italia nel contesto internazionale. Per comparare la performance tecnologica italiana con quella degli altri paesi industrializzati sono stati utilizzati tre indicatori: l’ammontare di risorse destinate alle spese per ricerca e sviluppo (R&S), il numero di brevetti ed il commercio internazionale di prodotti ad alta tecnologia.
Il confronto con gli altri paesi ha evidenziato il peculiare profilo dell’industria manifatturiera italiana, caratterizzata da un’elevata presenza di piccole e medie imprese e da un’accentuata specializzazione nei settori a media e bassa intensità tecnologia.
Lo studio del «sistema innovativo», inoltre, ci ha mostrato come il basso livello di spesa per ricerca e sviluppo del nostro apparato industriale risulta essere un grave motivo di ritardo nei confronti delle altre economie avanzate. Pertanto, se si vuole essere leader nella competizione tecnologica internazionale bisogna investire più risorse nell’attività di R&S. Ma non basta spendere quantitativamente di più; bisogna razionalizzare l’intero sistema nazionale della ricerca puntando, soprattutto, all’avvicinamento del mondo accademico con quello produttivo.
Dall’analisi delle politiche pubbliche, svolta in questo lavoro, è emerso che i recenti interventi del governo italiano e della Comunità Europea sono certamente orientati verso misure concrete di sostegno all’innovazione, basti pensare al Programma Nazionale della Ricerca 2001-2003 e ai vari Programmi Quadro Comunitari.
Ma resta da fare ancora molto, per far sì che l’Italia superi quella posizione di dipendenza tecnologica e quel ruolo di follower nell’arena competitiva internazionale. C’è da chiedersi se l’attuale configurazione tecnologica del paese sia in grado di assicurare in futuro sostenuti tassi di sviluppo economico. Nell’economia del XXI secolo sembra ben difficile che il paese riesca a mantenere livelli di reddito tra i più alti nel mondo senza dotarsi di una base tecnologica affine a quella dei paesi più avanzati.

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5 INTRODUZIONE Secondo una definizione comunemente accettata dagli economisti, per innovazione tecnologica s’intende l’introduzione di un nuovo prodotto o l’applicazione di un’invenzione al processo produttivo. L’attività innovativa è diventata la «religione industriale» del XXI secolo, nel senso che le imprese la vedono come lo strumento chiave con cui aumentare profitti e quote di mercato ed i governi si affidano ad essa quando cercano di sviluppare l’economia. Negli ultimi anni, caratterizzati da rivolgimenti tecnologici profondi indotti dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, è emerso con evidenza il nesso causale esistente fra capacità innovativa e crescita economica. Si è visto, cioè, che le imprese che innovano sono quelle più capaci di utilizzare al meglio le risorse nel processo produttivo e sono, quindi, destinate ad espandersi a scapito delle concorrenti non innovatrici. Obiettivo di questo lavoro è mostrare il ruolo dell’innovazione tecnologica nello sviluppo economico del nostro paese. In una prospettiva storica, si osserva la crescita industriale dell’Italia nei primi decenni del dopoguerra e si giunge fino ai giorni nostri, fornendo il quadro della situazione attuale dell’innovazione nell’industria italiana.

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