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Il margine di solvibilità ed il risk based capital nel controllo della solvibilità delle imprese di assicurazione

Con il contratto assicurativo, l’impresa di assicurazione si assume l’impegno di sostenere le conseguenze negative all’avverarsi di un dato rischio in capo ai propri assicurati. Svolge così un’importante funzione; garantire sicurezza ai propri assicurati. Questi impegni sono però aleatori, poiché molti fattori possono incidere sia sul loro numero che sul loro ammontare. L’importanza che l’impresa assicurativa sia sempre solvibile, cioè possa sempre far fronte agli impegni verso gli assicurati, è quindi molto importante. Ciò unito alla crescente complessità dell’attività, rinveniente dalla continua mutazione del conteso competitivo, ha portato l’attenzione di numerosi studiosi e operatori ai problemi di misurazione del rischio e lo sviluppo progressivo di studi e di tecniche per garantire la solvibilità. I due strumenti maggiormente diffusi nella pratica (oltre alle riserve tecniche come garanzia principale) sono il margine di solvibilità, utilizzato in Europa, ed il risk based capital, impiegato negli U.S.A. L’obiettivo del lavoro, è stato di analizzare dettagliatamente e confrontare i due metodi suddetti e cercare di carpirne il funzionamento, i pregi e i limiti che li caratterizzano.
Nel primo capitolo ho analizzato i rischi tipici che influenzano l’attività assicurativa. Cominciando dai rischi tecnici, connessi con l’attività tipica di copertura del rischio, ho poi analizzato i rischi di origine finanziaria e di credito, collegati alle tipologie d’investimento. Infine, ho analizzato i rischi generali di conduzione dell’attività economica, presenti in tutte le imprese.
Nel secondo capitolo ho raffrontato le situazioni normative nelle quali le imprese di assicurazione europee ed americane si trovano ad operare, ponendo l’attenzione sui regolamenti principali e sulla struttura delle autorità di vigilanza, ritrovando per alcuni aspetti regole simili e per altri differenze più o meno marcate. Per la realtà americana ho soffermato in parte l’analisi sullo studio delle agenzie di rating, analizzando il contributo che danno al controllo della solvibilità delle imprese assicurative (in Europa è ancora poco diffuso), proponendo l’analisi della metodologia di rating della A.M. BEST.
Nel capitolo terzo ho analizzato il sistema europeo del margine di solvibilità e delle norme a suo corredo. Ho trattato degli elementi ammissibili a costituire il margine, dei due livelli su cui è strutturato e al diminuire dei quali scattano diversi interventi delle autorità di vigilanza, ovvero il margine di solvibilità richiesto ed il fondo di garanzia che rappresenta quel valore sotto al quale il margine mai dovrebbe scendere.
Ho analizzato poi dettagliatamente le diverse formule esistenti per i rami vita e danni, soffermandomi sui recenti cambiamenti apportati dalle direttive 2002/12 del 05/03/2002 e 2002/13 del 20/03/2002.
L’ultima parte del capitolo è stata dedicata all’analisi dei problemi di corretta stima del margine di solvibilità all’interno dei gruppi assicurativi e della direttiva 98/78, che regola da poco le operazioni all’interno di questi al fine di una corretta stima dell’importo del margine. Infine, ho analizzato la possibilità di affinare la formula per i rami danni, inserendo un terzo indice collegato all’importo della riserva sinistri, così come ipotizzato dalla ricerca svolta dal gruppo di ricerca Müller (1997) per risolvere il problema dei sinistri a lunga coda (long tail loss).
Nel capitolo quarto l’analisi è incentrata sul risk based capital, dove l’obiettivo è stato spiegare la struttura del metodo. Dopo una breve discussione sui motivi della sua nascita ho analizzato dettagliatamente le tre formule oggi esistenti (rami vita, danni e salute), soffermandomi sull’analisi della composizione di ogni classe di rischio considerata e sulle formule finali. Infine ho analizzato il sistema di controllo da parte delle autorità di vigilanza (risk based capital model act), che al superamento di date soglie del rapporto tra il capitale effettivamente a disposizione dell’impresa assicurativa (total adjusted capital) ed il capitale minimo richiesto dall’analisi risk based capital, prevede precisi interventi regolamentari.
Infine nel capitolo quinto ho cercato di analizzare per entrambi i metodi, pregi e difetti, raffrontandoli ove possibile. Il poggiare le loro analisi solo su dati di bilancio, li rende non pienamente efficaci per prevenire le insolvenze. Non considerano fattori qualitativi importanti ed in alcune analisi quantitative si presentano superficiali a causa di una mancanza di dati o di una vera e propria superficialità nell’approccio al rischio. Con i dati raccolti dalle relazioni annuali dell’ISVAP ho poi analizzato la situazione italiana inerente la sufficienza del margine di solvibilità posseduto su quello dovuto, la sua consistenza media e le oscillazioni all’interno dei rami vita e danni.

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66 CAPITOLO 3 “IL MARGINE DI SOLVIBILITA’ EUROPEO” 3.1 Utilizzo e fine del Margine di Solvibilità 3.2 Gli elementi a costituzione del Margine di Solvibilità 3.3 Il Margine di Solvibilità per i rami vita 3.4 Il Margine di Solvibilità per i rami danni 3.5 I poteri di controllo dell’autorità di vigilanza 3.6 L’evoluzione normativa sul Margine di Solvibilità 3.6.1 Il progetto IASC di armonizzazione dei principi contabili 3.7 Il problema della vigilanza sui gruppi assicurativi 3.7.1 I problemi scaturenti dalle operazioni infragruppo 3.7.2 Alcune possibili soluzioni 3.7.3 La direttiva sui gruppi assicurativi – la vigilanza plus - 3.8 La soluzione del gruppo Müller per i sinistri a lunga coda 3.1 Utilizzo e fine del Margine di Solvibilità L’esigenza anche in Europa di accrescere gli strumenti a disposizione delle imprese d’assicurazione per tenere maggiormente sotto controllo la solvibilità, è cresciuto nel tempo per i soliti motivi: crescita della componente finanziaria nei prodotti assicurativi, soprattutto nel ramo vita, e maggiore competitività che spinge ad assumere sempre maggiori rischi d’investimento da parte delle imprese d’assicurazione. La tendenza è venuta crescendo nel tempo, con l’emanazione di direttive sempre più improntate a liberalizzare il mercato per garantire la massima trasparenza e competitività. Dall’altra parte, mediante la creazione di un sistema di norme volte a garantire maggiormente la solvibilità dell’impresa. Queste ultime ( a parte le norme riguardanti il livello di capitalizzazione minima) si riflettono nel Margine di Solvibilità, che trova origine negli studi svolti negli anni ’60 e poi introdotto con le direttive di prima generazione

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative

Autore: Alfredo Mokole Contatta »

Composta da 259 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.