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Gilbert & George: l'arte del corpo come corpo nell'arte

Informazioni tesi

  Autore: Gabriella Sabato
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Nicola Scontrino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

Nel ’74 dilagò il fenomeno del fare arte attraverso l’uso del corpo: fu detto Body Art.
Essa non si manifestò sobriamente, anzi mise allo scoperto infermità e sofferenze. I body artisti non sceneggiarono la storia di personaggi, ma divennero essi stessi la storia e i personaggi. Arrivarono ad elaborare ogni singolo momento della quotidianità, qualunque evento di una qualsiasi giornata; le radiografie del torace e del cranio; la registrazione della propria voce; il travestimento; l’inventario degli accidenti personali e non ultima la rappresentazione del tema della bisessualità.
Autori come Katarina Sieverding, Brian Eno, Lucio Castelli, Annette Messager, Urs Luthi, puntarono sul fronteggiarsi e confondersi dell’uomo e della donna, invertendo i caratteri somatici, inventandosi personalità fittizie, il tutto ai fini di mettere in crisi la cristallizzazione delle funzioni.
Gli artisti che hanno fatto della Body Art la loro espressione, se non esclusiva, prioritaria, sono: Vito Acconci, Otto Muhel, Gilbert & George, Rudolf Schwarzkogler, Yayol Kusama, Arnolf Rainer, Gunter Brus, Rebecca Horn, Michel Journiac, Hermann Nitsch, Marina Abramovic, Chris Burden, Carolee Shnumann.
Ed è in questo contesto, almeno cronologicamente, che si inseriscono Gilbert Proesch e George Passmore che però, dal momento della loro unione avvenuta nel 1967, sono conosciuti nel mondo artistico esclusivamente come Gilbert & George.
Diversi sono, come si vedrà, i punti che accomunano Gilbert & George alla Body Art, ma non si potrà fare a meno di notare anche alcune sostanziali differenze tra questi due artisti ed i loro contemporanei. Anche loro, come gli altri, operano nel tentativo di esprimere un disagio sociale, senza pertanto arrivare a masochistiche estremizzazioni e ad aspetti tragici e violenti che al contrario caratterizzano buona parte delle opere dei loro contemporanei. È un versante meno tragico dell’arte, una romantica esaltazione dei valori del sentimento.
Nello scegliere di abbandonare i propri cognomi è ravvisabile una sorta di rinuncia alla propria individualità. I due, infatti, non hanno mai lavorato separatamente, e non esistono artisticamente se non in quanto coppia, all’interno della quale può risultare non facile distinguere chi dei due sia Gilbert e chi George.
La scelta del soggetto artistico doppio ha un ulteriore valore, proprio a testimoniare un’importante caratteristica della sensibilità contemporanea circa la percezione del sè. Nella società dei consumi l’individuo percepisce se stesso come un doppio di corpo ed anima slegati e conseguentemente riuniti come le tessere di un puzzle. Non è un caso, quindi, che le opere di Gilbert & George siano costituite proprio da enormi frammenti fotografici ricomposti. C’è anche un motivo tecnico, ma questo non fa che riconfermare che è proprio la tecnologia a produrre l’effetto di sdoppiamento e frammentarietà dell’io.
Il sacrificio del proprio io, inteso come singolarità, a favore di un riconoscimento della persona soltanto come parte di un insieme, è un evidente richiamo a quello che rappresenta uno dei capisaldi della Body Art, cioè la perdita di identità.
Gilbert & George dimostrano consapevolezza riguardo tali problematiche sull’identità con una grande accettazione della modernità, ma il loro non è certo adattamento ad essa: è piuttosto fuga, elusione, favoleggiamento. Gilbert & George fanno di tutto perchè non esista alcuna differenza tra ciò che è la loro vita e l’arte. Marionette satiriche al confine tra l’umano e il disumano, fingono di ignorare la loro condizione di superstiti solo per combatterla meglio. È questa sfida perduta in partenza che dà al loro operare un colore di dramma, nel costruirne la principale trama. Un materiale che potrebbe essere di cabaret, ossia di basso rango rispetto all’arte “colta”, si trova sottoposto ad un trattamento intenzionato secondo una strategia avanguardistica. E la tristezza clownesca, nella quale confluiscono tratti chapliniani, rispecchia la precaria ma ostinata condizione di esseri uomini.
Sotto un certo aspetto Gilbert & George sono i frutti di quella tradizione britannica che, con uno humor sommesso e garbato, raggiunge una visione ironica tanto più insinuante quanto più la patina esteriore sembra conformistica. Sempre overdresses, perfettamente messi a punto nella loro eleganza fintamente casuale, fatta di abiti fin de siècle, trascorrono la loro giornata umana come se niente fosse.
Disegnano, prendono il tè, mangiano, danzano, amano, scrivono, intrattengono rapporti con il prossimo, con quell’impassibilità anglosassone suggellata sui volti, con i movimenti impostati in maniera tremendamente seria e buffa (proprio come quella cosa che si chiama rispettabilità), in una perpetua sorveglianza di loro stessi, così come il temperamento anglosassone impone.

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INTRODUZIONE Nel ’74 dilagò il fenomeno del fare arte attraverso l’uso del corpo: fu detto Body Art. Essa non si manifestò sobriamente, anzi mise allo scoperto infermità e sofferenze. I body artisti non sceneggiarono la storia di personaggi, ma divennero essi stessi la storia e i personaggi. Arrivarono ad elaborare ogni singolo momento della quotidianità, qualunque evento di una qualsiasi giornata; le radiografie del torace e del cranio; la registrazione della propria voce; il travestimento; l’inventario degli accidenti personali e non ultima la rappresentazione del tema della bisessualità. Autori come Katarina Sieverding, Brian Eno, Lucio Castelli, Annette Messager, Urs Luthi, puntarono sul fronteggiarsi e confondersi dell’uomo e della donna, invertendo i caratteri somatici, inventandosi personalità fittizie, il tutto ai fini di mettere in crisi la cristallizzazione delle funzioni. Gli artisti che hanno fatto della Body Art la loro espressione, se non esclusiva, prioritaria, sono: Vito Acconci, Otto Muhel, Gilbert & George, Rudolf Schwarzkogler, Yayol Kusama, Arnolf Rainer, Gunter Brus, Rebecca Horn, Michel Journiac, Hermann Nitsch, Marina Abramovic, Chris Burden, Carolee Shnumann. Ed è in questo contesto, almeno cronologicamente, che si inseriscono Gilbert Proesch e George Passmore che però, dal momento della loro

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