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L'altra Venezia: il Parco di San Giuliano e il rinnovo territoriale

Nella mia ricerca ho delineato le trasformazioni subite nel corso del Novecento dal territorio veneziano con particolare attenzione alla Terraferma ossia a quel tratto di territorio che si affaccia sulla laguna e che ha in Mestre il proprio centro di riferimento e nella Punta San Giuliano la sua ultima propaggine. Quest’area in seguito a scelte politiche ed economiche, determinate dalla nascita del polo industriale di Marghera nel 1917, ha visto modificare nel profondo il proprio carattere: da borgo agricolo dedito ai commerci con Venezia Mestre- tra l’inizio del Novecento e gli Anni Ottanta- si è infatti trasformata in una conurbazione continua, rivolta verso l’entroterra e dimentica del proprio affaccio lagunare.
Io ho studiato come tali cambiamenti si sono riflessi sul territorio, sul modo di pensare, vivere e significare il territorio e come sono stati vissuti da chi abitava ed abita questa terra. Per questo tipo di analisi sono importanti due concetti: il concetto di ICONEMA ed il concetto di SENSO DEL LUOGO. Con il termine iconema si definiscono gli elementi costitutivi di un territorio che nel loro insieme costituiscono l’identità del territorio. Chi abita un determinato paese attribuisce a questi dati fondamentali una serie di valori e funzioni: è da questo sistema di significati che deriva il senso del luogo, cioè, quell’insieme complesso di valori, sentimenti, emozioni che legano in modo profondo una persona al proprio intorno.
Per riuscire a penetrare i significati attribuiti dagli abitanti mestrini al proprio paesaggio sono stati fondamentali i documenti iconografici: i quadri e le fotografie storiche, strumenti necessari alla ricostruzione della geografia passata di Mestre il cui elemento distintivo era l’acqua. E’ proprio dall’acqua che bisogna partire per avvertire quali siano stati i mutamenti nella mentalità degli abitanti e quale violenza sia stata inflitta al territorio con la sua cancellazione. Infatti Mestre ha visto nel corso del Novecento cancellare il tratto costitutivo della propria territorialità, attraverso un’opera di tobinamento che si è protratta dal 1910 sino agli Anni Settanta, seguendo una logica di sviluppo che vedeva nella Terraferma il luogo in cui qualsiasi crescita poteva avvenire senza che ci fosse alcun limite.
Lo studio del passato- che occupa la prima parte della mia tesi- è necessario per comprendere l’oggi, le nuove voci interessate alla trasformazione qualitativa della realtà urbana ed i progetti di rinnovo territoriale che hanno come oggetto il fronte lagunare e di cui il Parco di San Giuliano è espressione. Tale progetto che comprende un’area di 600 ettari compresa tra Marghera, Mestre e Campalto, rappresenta un modo nuovo di operare sul territorio: si dà infatti inizio ad una politica di conservazione e salvaguardia dell’habitat lagunare nel tentativo di arrestare il processo di degrado del patrimonio ambientale e storico conseguente all’abbandono decennale di quest’area. Si tratta di una netta inversione di tendenza rispetto al passato quando il fatto ambientale era una variabile subordinata ai processi di trasformazione antropica. Oggi i beni culturali sono considerati risorse che devono partecipare da elementi determinanti alla futura riuscita del territorio. Lo spreco ambientale è spreco economico: investire nel capitale naturale significa aumentare il benessere della società ed aprire una nuova strada di sviluppo.

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3 INTRODUZIONE “Talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso suolo e sotto lo stesso nome, nascono e muoiono senza essersi conosciute , incomunicabili tra loro” (I. Calvino, Le città invisibili, Milano, Mondadori, 1993, p. 37) Venezia è una delle città più note al mondo: scrittori, pittori e fotografi di epoche diverse l’hanno celebrata, esaltata, criticata; la sua millenaria storia è stata indagata e raccontata da decine di storici in decine di saggi; ogni anno milioni di visitatori di ogni nazionalità solcano le sue calli ed attraversano i suoi canali eleggendola capitale mondiale del turismo e dell’arte. Accanto a questa città tanto amata e tanto gloriosa vive, al di fuori degli itinerari turistici, un’altra Venezia poco conosciuta, poco frequentata, dimenticata per un lungo periodo ma ricca di storia: è la Terraferma, quel tratto di territorio che si affaccia sulla laguna e che ha in Mestre il proprio centro di riferimento e nella Punta San Giuliano la sua ultima propaggine. Queste due realtà- unite da un secolare legame- hanno visto cambiare il proprio destino nel corso del XX secolo sotto la spinta di scelte politiche ed economiche di cui entrambe portano evidenti i segni. Tali scelte hanno modificato nel profondo il carattere sia della città d’acqua- Venezia- sia della città di terra- Mestre: esse hanno visto cambiare il proprio tipo di economia, la composizione della propria popolazione e, nel caso di Mestre, la stessa struttura urbana. Inoltre hanno imposto un diverso atteggiamento nei confronti del dato ambientale che è stato subordinato ai processi di trasformazione antropica. L’evento che incide in maniera determinante sull’evoluzione delle due città è, senza dubbio, l’insediamento del polo industriale di Marghera nel 1917. Da questo momento prende corpo il disegno, voluto da Giuseppe Volpi- principale artefice dell’industrializzazione veneziana- della così detta “Grande Venezia”. Questa logica vuole la terraferma quale zona industriale e spazio di ricezione della manodopera operaia mentre la città insulare diventa luogo dell’arte, della cultura e del turismo. Si tratta di una sorta di tripartizione territoriale del Comune,

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Simona Bertone Contatta »

Composta da 262 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2463 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.