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Disciplina fiscale e commercio elettronico

Sono trascorsi meno di tre lustri dal giorno in cui alcuni ricercatori del C.E.R.N. di Ginevra inventarono il protocollo per la distribuzione di informazioni noto come world wide web, in tal modo aprendo la strada alla diffusione su vasta scala di Internet (sino ad allora utilizzato unicamente per scopi militari e di ricerca scientifica).
Da allora, si è affermato un nuovo modo di comunicare e, per tale via, tra l’altro, un nuovo modo di esercitare l’attività commerciale.
Era inevitabile che un simile fenomeno raccogliesse attenzioni da più parti, non ultima da parte delle autorità fiscali e degli studiosi del diritto tributario. Né queste attenzioni si sono sopite per il fatto che il settore dell’e-commerce è stato caratterizzato, com’è noto, da una crescita meno repentina rispetto a quanto originariamente preventivato.
In questi anni si è pertanto sviluppato un intenso dibattito, in ordine alla necessità di dettare nuove regole (e, al limite, di ideare nuove forme di imposizione) e di rivedere l’interpretazione e l’applicazione di quelle già esistenti, al fine di renderle “compatibili” con la nuova forma di commercio “on-line”.
Nelle pagine che seguono si esamineranno gli esiti di questo dibattito, analizzando, in particolare, le (poche) innovazioni normative cui si è giunti per regolare il nuovo fenomeno e gli orientamenti che si sono sino ad oggi affermati nelle sedi nazionali e (soprattutto) internazionali.
Ma, soprattutto, nel prosieguo del presente lavoro si cercherà di dar conto dell’evoluzione - e, per usare un’espressione di un noto studioso di questa materia, della “erosione” – che sono state subite dai tradizionali principi della fiscalità transnazionale dinanzi all’affermarsi, non solo di Internet, ma, in generale, dei moderni modelli di esercizio delle attività economiche.
In questa prospettiva, si avrà, dunque, modo di osservare, tra l’altro, come alcuni fondamentali nozioni di risalente definizione abbiano oggi assunto, non solo per la diffusione del commercio elettronico, connotati assai differenti rispetto a quelli loro originari. Si pensi, a questo proposito, alla nozione di “royalties”, o a quella di “stabile organizzazione”, originariamente tipizzata per riunire in un unico “genus” varie fattispecie diffuse nella prassi delle imprese mercantili, come le succursali, le sedi secondarie e simili, e oggi identificata in qualunque strumento, umano p tecnico, che sia idoneo a contribuire alla realizzazione dei proventi di un’impresa.
L’esame della disciplina fiscale che si può ritenere applicabile al commercio elettronico offre, dunque, anche lo spunto per verificare come questa disciplina, formatasi nel contesto dell’economia “tradizionale”, si rapporti con la nuova economia.

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7 INTRODUZIONE Sono trascorsi meno di tre lustri dal giorno in cui alcuni ricercatori del C.E.R.N. di Ginevra inventarono il protocollo per la distribuzione di informazioni noto come world wide web, in tal modo aprendo la strada alla diffusione su vasta scala di Internet (sino ad allora utilizzato unicamente per scopi militari e di ricerca scientifica). Da allora, si è affermato un nuovo modo di comunicare e, per tale via, tra l’altro, un nuovo modo di esercitare l’attività commerciale. Era inevitabile che un simile fenomeno raccogliesse attenzioni da più parti, non ultima da parte delle autorità fiscali e degli studiosi del diritto tributario. Né queste attenzioni si sono sopite per il fatto che il settore dell’e-commerce è stato caratterizzato, com’è noto, da una crescita meno repentina rispetto a quanto originariamente preventivato. In questi anni si è pertanto sviluppato un intenso dibattito, in ordine alla necessità di dettare nuove regole (e, al limite, di ideare nuove forme di imposizione) e di rivedere l’interpretazione e l’applicazione di quelle già esistenti, al fine di renderle “compatibili” con la nuova forma di commercio “on-line”. Nelle pagine che seguono si esamineranno gli esiti di questo dibattito, analizzando, in particolare, le (poche) innovazioni normative cui si è giunti per regolare il nuovo fenomeno e gli orientamenti che si sono sino ad oggi affermati nelle sedi nazionali e (soprattutto) internazionali. Ma, soprattutto, nel prosieguo del presente lavoro si cercherà di dar conto dell’evoluzione - e, per usare un’espressione di un

Tesi di Dottorato

Dipartimento: istituto di diritto finanziario

Autore: Cristiano Garbarini Contatta »

Composta da 306 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5044 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 26 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.