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I processi alle streghe: la disputa settecentesca

Questo lavoro intende dimostrare che l’identificazione della storia della stregoneria con la storia della persecuzione delle streghe non è una tesi sostenibile al di là dei limiti concessi da determinate concezioni della stregoneria e dei mezzi per combatterla e che comunque essa costituisce una veduta parziale del fenomeno che non tiene conto della forza di ricaduta sulle procedure giudiziarie e sulla stessa cultura giuridica, di concezioni generali della vita, dell’uomo e della società che si richiamano alla ragione e al principio di realtà. E’ pur vero che la paura delle streghe e l’ossessione del demonio ha accompagnato l’umanità dalla sua infanzia alla maturità, assumendo aspetti e proporzioni allarmanti nei momenti di smarrimento e di insicurezza collettivi.
A partire dall’era cristiana, la storia della stregoneria si è intrecciata con quella della demonologia, confondendosi quindi con la lotta eterna che il cristianesimo ha ingaggiato contro le forze del male, divenendo così un oggetto di contestazione non solo religiosa ma anche giudiziaria, fino al punto che questa storia è divenuta di fatto la storia della lotta della persecuzione delle streghe.
Non sempre fu così: la primitiva indistinzione tra realtà e immaginazione che caratterizza le forme antichissime del pensiero, lasciavano la possibilità agli esseri umani di affidare le speranze e i timori della loro esistenza a potenze superiori e misteriose.
L’elemento magico-mitologico era in quelle epoche parte integrante della cultura del tempo e quindi non da esorcizzare e da reprimere.
Nel passaggio dall’età pagana a quella cristiana, l’antitesi manichea del Bene e del Male si produsse nell’immaginario popolare come la lotta contro Satana e i suoi poteri e in questa lotta fu coinvolto il mondo dei maghi e delle streghe. Il Nemico della umanità e della cristianità, attirò migliaia di uomini e donne che si vantavano di avere un “commercio” col demonio e questo privilegio fu anche la ragione della loro persecuzione.
Non sempre l’atteggiamento delle autorità ecclesiastiche fu quello della condanna e della persecuzione giudiziaria: i padri della Chiesa espressero la loro riprovazione della stregoneria in termini non punitivi ma di sanzione morale e religiosa.
La “svolta giudiziaria”, il passaggio dalla condanna morale a quella penale è la reazione forte a questo castello di imprese immaginarie e fantasiose ma con un elemento nuovo: la connessione tra stregoneria ed eresia che è costruita sulla base delle analogie tra i vantati viaggi notturni delle streghe e le confessioni falsate e deviate di eretici sottoposti a inquisizione che per non denunciare i nomi dei loro compagni, inventavano convegni in una notte in luoghi lontanissimi dove sarebbero stati trasportati per una sorta di miracolo. Ha inizio così la storia della persecuzione delle streghe sulle quali si fece ricadere le colpe di tutti i mali.
Una povera e indifesa creatura viene così sospettata e trascinata davanti al giudice sotto l’imputazione di stregoneria e difficilmente riuscirà a sottrarsi alla condanna poiché le prove a sua discolpa, di impossibile dimostrazione, tornano a danno dell’accusato che più che imputato è già considerato reo.
Se nel Medioevo mai nessuno “illuminò gli spiriti così traviati e superstiziosi”, nel Rinascimento non pochi furono coloro che con i loro scritti presero le difese di quelle povere donne che salivano sul rogo, ma sicuramente più forti e numerosi erano gli altri, coloro che credevano nella magia e nella stregoneria e partecipavano direttamente alla formazione di sentenze contro gli indiziati oppure esprimevano il loro consenso alle condanne.
La tesi ripercorre il cammino della stregoneria dalla innocenza della superstizione e dalla fraudolenza dell’inganno e del raggiro fino al reato e alla persecuzione.
E’ solamente da sec. XVIII, il secolo dei Lumi della ragione e dello spirito laico, che le povere donne accusate di stregoneria riceveranno tutela e salvezza. La seconda parte della tesi si sofferma sul ruolo svolto dall’importante opera di Girolamo Tartarotti “Del congresso notturno delle lammie” che con un’analisi concreta ispirata alla nuova razionalità smonta di fatto tutto il castello accusatorio su cui s’era basata la catena plurisecolare dei processi e impone da parte dell’opinione pubblica una scelta di umanità, ma è solo quando dall’ambito culturale queste nuove idee si trasferiscono sul piano normativo e giudiziario che la situazione cambia radicalmente e dalla persecuzione si ritorna all’intervento morale e sanitario.

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1.1.7: Le donne, perché? Come si avrà modo di dimostrare più avanti, oggetto di persecuzione, o quanto meno dell’azione giudiziaria, furono soprattutto le donne. Se la letteratura sulla magia parla di “maghi” al maschile, quella sulla stregoneria, intesa come insieme di pratiche rituali perverse compiute al servizio del demonio, si riferisce a soggetti femminili. Donne sono le streghe delle leggende; donne sono gli imputati dei processi; donne i colpevoli sottoposti a tortura o mandati al rogo. Donne per lo più ignoranti, di villaggi o di zone periferiche popolari, donne vecchie e laiche, o di media età, dotate di perverso e sinistro fascino. All’inizio del 200 era diffusa la credenza popolare che identificava le lammie (strie) con donne che giravano per le case, rubavano bambini dalle culle e, qualche decennio dopo, si parlava di strix come un demonio con sembianze di donna vecchia e rugosa che si aggirava di notte in groppa a un lupo per uccidere i lattanti. A questa leggenda, prodotta dall’immaginario popolare, fece poi seguito un’altra secondo cui le streghe erano donne in carne e ossa, strumenti consapevoli del demonio. La gente sospettava delle donne, soprattutto per il ruolo che occupavano nella società tradizionale che le metteva più facilmente in grado di praticare le loro arti magiche: esse avevano generalmente le funzioni di cuoche, guaritrici o levatrici. In quanto alle cuoche avevano l’occasione di raccogliere erbe per farne pozioni e unguenti: non a caso le streghe erano raffigurate mentre si affaccendavano intorno a un grande calderone a preparare i loro rimedi. Le guaritrici, invece, usavano nel loro lavoro erbe e unguenti che, per mezzo di formule magiche e preghiere, permettevano loro di raggiungere i risultati desiderati. Anche le levatrici erano esposte alle accuse di stregoneria poiché essendo a stretto contatto con i bambini, potevano causarne la morte o ribattezzarli in nome del diavolo. Tra il XI e XII sec. Si assiste poi ad una trasformazione nella concezione della donna: essa viene collocata in una posizione inferiore all’uomo, dominatore naturale del mondo fondato sulle armi e sulla guerra. Le donne rappresentano l’elemento più indifeso e più esposto ad ogni imprevisto sociale e personale. I demonologi, con forti sentimenti antifemministi, iniziano a

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Laura Monica Cancelli Contatta »

Composta da 238 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.