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L'uso di posture corrette e posizioni adeguate nella gestione complessa ed articolata delle paralisi cerebrali infantili

Informazioni tesi

  Autore: Luigi Di Prisco
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Scienze delle attività motorie e sportive
  Relatore: Patrizio Campofiorito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

Questo lavoro è volto a dimostrare che, se nell’uomo una corretta postura determina un corretto svolgimento di tutte le attività vitali, nei pazienti affetti da Paralisi Cerebrali Infantili l’intervento fisioterapico, fisiatrico ed ortopedico volto alla correzione delle posizioni supina, prona, assisa ed eretta, è presupposto fondamentale per tutti i processi riabilitatitvi e/o abilitativi anche mirati all’acquisizione delle funzioni corticali superiori come l’apprendimento e la comunicazione. La tesi si compone di quattro parti: Il Contesto; L’Oggetto; L’Intervento; L’Esperienza.
Il CONTESTO è, quindi, quello della P.C.I. dove la patologia viene contattata con un’interpretazione ampia di disordine complesso dello sviluppo. Quest’approccio è visto dal Gruppo Italiano Paralisi Cerebrali Infantili come il superamento dell’approccio di Sir W. J. Little, di W. Phelps e dei coniugi Bobath.
Quest’approccio interpreta la P.C.I. come una condizione in cui il bambino avrà comunque un suo sviluppo psico-motorio anche se in presenza di una lesione. Interpreta il sistema nervoso, sede della lesione, come un sistema dove il danno ad una sua struttura influenza tutte le altre e tutte le funzioni del sistema ne sono condizionate.
Nella dimensione temporale e, quindi, evolutiva la P.C.I. non determina nel paziente una paralisi dello sviluppo ma uno sviluppo della paralisi come forma della relazione che l’individuo cerca comunque di costruire con l’ambiente.
L’OGGETTO è caratterizzato dalla posizione e dalla postura. Per posizione s’intende il modo di trovarsi rispetto alle circostanze, mentre per postura s’intende il modo di coniugarsi in una determinata posizione. Essa varia al variare della struttura neurologica, ostio-articolare, muscolare, emozionale e psico-relazionale di chi si colloca in una determinata posizione. Potremmo dire di riscontare poche posizioni ma infinite posture perché ogni individuo ha la propria modalità di collocarsi in una posizione, cioè il proprio assetto posturale e che questo dipende anche dal contesto.
Nella P.C.I. l’assetto posturale si presenta instabile ed inadeguato: turba persistente della postura e del movimento recita la definizione dell’A.A.C.P.. Quindi, la difficoltà a stabilizzare il tronco spinge il bambino con la P.C.I. ad utilizzare il repertorio neuro-motorio residuo per stabilizzarsi, per cui le risorse residue utili per la prensione e la manipolazione sono utilizzate per fissarsi con una presa ad un appoggio o come schema spastico rigido. Il bambino perde le poche possibilità di prensione e manipolazione consentite dalla patologia, fondamentali in ultima analisi per apprendere, comunicare, relazionarsi.
L’INTERVENTO sulla stabilità posturale è quell’intervento che intende garantire con una postura corretta ed un ausilio adeguato la stabilità prossimale affinché gli arti superiori possono essere utilizzati dal bambino in termini di prensione e manipolazione per modificare l’ambiente a sè e sè all’ambiente, per indicare, pigiare, raccogliere, impugnare, prendere, lasciare, accarezzare ecc..
Quest’intervento s’inserisce in un intervento riabilitativo più ampio che vuole: fare emergere le potenzialità residue; sviluppare comportamenti adattivi; facilitare, sostenere gli appuntamenti che la crescita propone e gli incontri con i contesti (famiglia, scuola, società) nella maniera più fruttuosa ed armoniosa possibile per il bambino con la P.C.I. e per l’ambiente.
L’intervento se da una parte vuole garantire la scelta dell’ausilio più adeguato per raggiungere la posizione mancante, dall’altra vuole facilitare la coniugazione più stabile e funzionale possibile all’interno della posizione adeguata. L’ausilio è visto attraverso i suoi punti di forza e di debolezza rispetto alla P.C.I. come riportato nella guida ragionata inserita in questa tesi Quindi, la posizione deve essere coniugata con la stabilità posturale e l’ausilio deve essere coniugato con la postura.
Fra le ESPERIENZE riportate nella tesi c’è il caso di Dario, un bambino affetto da P.C.I.. Questa esperienza permette di illustrare nel concreto da una parte la complessità del disturbo psico-motorio e dall’altra come l’intervento sulla postura, che ad un certo punto del percorso è stato fatto, sia stato funzionale non solo al deficit motorio ma alla crescita del bambino nel suo insieme.

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TESI DI LUIGI DI PRISCO “L’uso di posture corrette e posizioni adeguate nella gestione complessa ed articolata delle paralisi cerebrali infantili” Questo lavoro è volto a dimostrare che, se nell’uomo una corretta postura determina un corretto svolgimento di tutte le attività vitali, nei pazienti affetti da Paralisi Cerebrali Infantili l’intervento fisioterapico, fisiatrico ed ortopedico volto alla correzione delle posizioni supina, prona, assisa ed eretta, è presupposto fondamentale per tutti i processi riabilitatitvi e/o abilitativi anche mirati all’acquisizione delle funzioni corticali superiori come l’apprendimento e la comunicazione. La tesi si compone di quattro parti. “Il Contesto” dove questo lavoro sulla posizione e sulla postura è stato svolto. “L’Oggetto” rappresentato dalla posizione e dalla postura. “L’Intervento” svolto per raggiungere la postura corretta all’interno di posizioni adeguate dove l’ausilio diventa uno strumento nelle mani di chi postura al servizio del progetto riabilitativo. “L’Esperienza” realizzata per facilitare l’inserimento scolastico lavorando sulla postura di bambini con la P.C.I.. Il contesto è, quindi, quello della P.C.I. dove la patologia viene contattata con un’interpretazione ampia di “disordine complesso dello sviluppo”. Quest’approccio è visto dal “Gruppo Italiano Paralisi Cerebrali Infantili” come il superamento dell’approccio di Sir W. J. Little di un secolo e mezzo fa di deficit ortopedico di origine neurologica, di W. Phelps di una condizione patologica di più sistemi e dei coniugi Bobath di lesione

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Parole chiave

fisoterapia
riabilitazione
paralisi cerebrale infantile
disturbi psicomotori

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