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Il divieto internazionale di tratta degli esseri umani

Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Annoni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Francesco Salerno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

La responsabilità individuale per il crimine di tratta degli esseri umani nel diritto internazionale penale. Questo studio si propone di esplorare il vasto panorama delle norme internazionali che qualificano la tratta come crimine, suggerendo un coordinamento fra le stesse. Che cosa si intende per tratta di esseri umani? Quali sono gli elementi della fattispecie penale internazionale? Cosa distingue questo crimine da quello di smuggling? La Corte Penale internazionale è competente per giudicare i casi di tratta? Qual è la posizione attuale dell'Italia rispetto all'assolvimento del proprio obbligo internazionale di incriminare la tratta? Queste sono alcune delle domande cui lo studio si propone di dare una risposta, attraverso un'attenta analisi della prassi e della dottrina internazionale in materia.

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PREMESSA Schiavitù e tratta degli schiavi sono nozioni che siamo soliti associare ad epoche tanto buie quanto remote della storia dell’umanità. La Comunità internazionale si è impegnata fin dai primi anni dell’Ottocento nella lotta contro questo genere di barbarie 1 . I valori di libertà e di eguaglianza su cui si fonda la società moderna, valori sanciti solennemente nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, sono ormai riconosciuti dalla totalità delle Nazioni: non esiste un solo paese al mondo ove sopravvivano la schiavitù e la tratta degli schiavi come istituti giuridici. Ciononostante, la parola schiavo non è affatto scomparsa dal nostro vocabolario. Al contrario, essa viene utilizzata spesso e sempre con maggiore insistenza, nei giornali, nei libri, nei pubblici dibattiti, nelle istituzioni pubbliche, in riferimento a fatti di sconcertante attualità. Si tratta di fenomeni quali la prostituzione forzata, la pedofilia, la servitù domestica, lo sfruttamento della manodopera clandestina: situazioni che sfuggono alla nozione storica di schiavitù, ma che posseggono il medesimo coefficiente di offensività di quest’ultima. Al dominio giuridico dell’uomo sull’uomo che caratterizzava il rapporto padrone-schiavo nell’antichità, infatti, si è sostituito un altrettanto insidioso dominio economico, psicologico e culturale, reso possibile dal persistere delle disuguaglianze economiche e culturali a livello planetario: le vittime di queste “nuove forme di schiavitù” 2 , infatti, provengono per lo più dai luoghi più poveri della Terra, esse sono spesso in fuga dalla guerra o da situazioni di estremo disagio economico e sociale. Solo raramente, però, questi soggetti arrivano volontariamente nel luogo ove avviene il loro sfruttamento finale. Molto più spesso, i flussi di questi “nuovi schiavi” sono gestiti da gruppi criminali senza scrupoli, che si pongono come intermediari fra la vittima ed il suo “dominus”. Come i “negrieri” di un tempo, 11 Si vedano: la “Declaration Relative to the Universal Abolition of the Slave Trade” [Congress of Vienna, Act. XV], firmata a Vienna l’8 febbraio 1815, (in Martens Nouveau Recuil, ser.1, n°2, p.432); il “Treaty for the Suppression of the African Slave Trade”, firmato a Londra il 20 dicembre 1841, (in Martens Nouveau Recuil, ser.1, n°10, p.392); la “Convention Relative to the Slave Trade and Importation into Africa of Firearms, Ammunition, Spirituous Liquors”, firmata a Bruxelles il 2 luglio 1890, (in Martens Nouveau Recuil, ser.2, n° 17, p.345). 2 Così ARLACCHI, Schiavi, il nuovo traffico di esseri umani, Milano, 1999.

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