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Dallo spot al messaggio autogestito. Tentativi di regolazione della comunicazione politica in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Marco Gui
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Gianni Riccamboni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

La tesi discute i cambiamenti portati dalla legge n. 28/2000 nella disciplina della comunicazione politica in Italia. Le nuove norme vengono rapportate al quadro generale di evoluzione delle modalità di comunicazione e alla discussione sui meccanismi di creazione del consenso nelle società democratiche.
Nei primi due capitoli si descrivono le recenti evoluzioni politiche e mediatiche che più hanno condizionato il problema della regolazione della comunicazione politica.
Vengono successivamente discussi gli aspetti innovativi della legge, relativamente alle prescrizioni sul confezionamento e sulla veicolazione della propaganda. In particolare, l’attenzione è rivolta all’introduzione della nuova forma comunicativa del “messaggio autogestito”, che sostituisce la forma spot, vietata dalla legge 28.
Per distinguere le modalità di fruizione dello spot e del messaggio autogestito, vengono importati nella comunicazione politica televisiva i concetti di “push” e “pull”: comunicazioni “spinte” e comunicazioni “tirate”. Nei limiti del mezzo televisivo, il messaggio autogestito viene fatto rientrare in questo secondo tipo. Lo spot è invece una comunicazione “spinta” e interrompente.
L’impatto sul pubblico televisivo delle due forme di comunicazione politica è analizzato con una griglia interpretativa che, incrociando diversi livelli e tipologie di partecipazione politica, produce quattro segmenti con esigenze comunicative diverse.
Vengono commentati i dati di ascolto dei messaggi autogestiti nell’ultima campagna elettorale, sui due canali che li hanno trasmessi: Rai Uno e Rai Due.
Si discute poi il ruolo dello spot nelle campagne elettorali, le sue peculiarità comunicative e i motivi teorici e pratici che hanno portato alla sua proibizione. La conclusione lascia aperto il problema irrisolto della ”argomentazione audiovisiva” e della sua idoneità alla veicolazione di contenuti politici.

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Introduzione Tradizionalmente, nelle discipline giuridiche, la regolazione della comunicazione elettorale è compresa nell’ambito della cosiddetta “legislazione di contorno”. Dove il fulcro è rappresentato dalla legge elettorale. Una tale definizione fatica oggi a contenere una delle questioni più dibattute e più controverse degli ultimi dieci anni di politica in Italia, colorita, nella vulgata giornalistica, da un latinismo scalfariano che ne ha sancito la sintesi in par condicio 1 . Nella cosiddetta “struttura delle opportunità politiche”, in cui stanno il sistema elettorale, la forma di governo, il sistema di finanziamento dei partiti, si è fatto prepotentemente largo il problema della perequazione e, più in generale, della disciplina delle risorse comunicative a disposizione dei soggetti politici. La legge n.28 del 2000, “la” legge sulla par condicio, sembra rappresentare un giro di boa, seppure importante, in questa lunga discussione, ma non il taglio del traguardo finale. Uno strascico ancora lungo della questione lo si può intravedere nell’attuale spaccatura politica netta che grava sulla legge 28, con il centrosinistra, che l’ha concepita, da una parte e il centrodestra, fortemente contrario, dall’altra. D’altro canto, la stessa nettezza di questa divisione potrebbe far ritenere quello attuale un quadro dominato dalle contingenze politiche e non da un insanabile contrasto di posizioni sul merito della materia.

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Parole chiave

comunicazione politica
macromarketing
messaggi autogestiti
par condicio
spot elettorali
legge n. 28-2000

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