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Gilles Deleuze e l'eterno ritorno di F. Nietzsche

Il presente lavoro si pone l’obiettivo di fornire l’interpretazione di G. Deleuze della più discussa e citata dottrina di F. Nietzsche: l’eterno ritorno.
Lo studio di questa posizione consiste principalmente nell’indicare una delle possibili soluzioni dei problemi che l’eterno ritorno nietzschiano riesce a sollevare, sia attraverso i testi resi pubblici da Nietzsche sia per mezzo dei numerosi appunti postumi: per raggiungere tale finalità l’elaborato è suddiviso in tre capitoli, anticipati da una breve nota sintetica sulla vita e l’attività di Gilles Deleuze.
Nel primo è contenuto una ricognizione generale sulla metodologia interpretativa dell’autore francese e, soprattutto, l’esposizione dei tratti essenziali della visione molteplice e pluralista dell’autore tedesco, legata alla concezione della forza e alla natura del pensiero, proposta dall’interprete francese. Il problema della differenza, il cardine interpretativo deleuziano, è qui affrontato in base a questi argomenti che costituiscono il fondamento concettuale indispensabile per la comprensione dell’eterno ritorno.
Il secondo capitolo analizza la dottrina all’interno delle grandi interpretazioni tedesche degli anni Trenta di M. Heidegger, K. Löwith e K. Jaspers, imprescindibili per ogni studio critico del pensiero nietzschiano, e di quella italiana di E. Severino, il filosofo che recentemente si è occupato in maniera sistematica della teoria di Nietzsche.
Nel terzo e ultimo capitolo, l’originalità delle visioni di Deleuze colloca il “pensiero dei pensieri” di Nietzsche in un contesto profondamente diverso da quello maturato dalle esegesi precedenti.
Attraverso l’analisi degli aspetti salienti della volontà di potenza come differenziale, che occupa la prima parte dello scritto, e successivamente dell’eterno ritorno, scandito, nel corso dell’esposizione, dagli ambiti fondamentali che lo costituiscono, l’interpretazione di G. Deleuze, presentata nel primo capitolo, si ricollega direttamente a questa parte del lavoro, completandone gli aspetti già messi in luce.
Le tematiche fondamentali che riguardano l’eterno ritorno nel lavoro interpretativo deleuziano finiscono per prolungarsi l’una nell’altra: il problema della ripetizione differenziale è, infatti, inseparabile dalla critica e dalla creazione, proprie del pensiero di Nietzsche.
L’interpretazione di Gilles Deleuze presenta, in perfetta coincidenza con le istanze dell’autore francese, un’intersecazione fra i diversi ambiti che costituiscono la dottrina dell’eterno ritorno di F. Nietzsche: cosmologia, ontologia ed etica.
Fra questi, però, l’aspetto ontologico sembra essere l’ambito determinante e la struttura portante dell’intero sistema di Nietzsche: l’eterno ritorno, nella concezione deleuziana, è la sintesi della differenza e della riproduzione del diverso al suo interno.
La preminenza del punto di vista ontologico nell’interpretazione del pensatore francese si pone a discapito dell’aspetto antropologico, mentre i filosofi tedeschi, ad esempio, pongono la dottrina in stretta relazione con l’uomo.
In termini più generali si può dire che gli autori studiati affermano la centralità della dottrina e l’importanza che essa assume nella concezione filosofica nietzschiana: con diversi esiti, però, essi sostengono, con la sola eccezione di E. Severino, la sua problematicità.
G. Deleuze pone, invece, la volontà creatrice in una dimensione, non appartenente alla sfera umana, in cui l’affermazione è gioco, danza e riso dell’esistenza, fondata sulla molteplicità della differenza che scaturisce dall’eterno ritorno: la differenza è il contenuto di ciò che torna, mentre lo Stesso è il ritorno.
La posizione dell’interprete francese svincola la dottrina da ogni immagine “tradizionale” traendo da essa, e dal suo principio differenziale, le basi teoretiche per l’affermazione speculativa correlata alla gioia pratica della differenza.

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Introduzione. Non sono molti i contributi critici dedicati allo studio di una delle interpretazioni di F. Nietzsche che ha avuto il merito di aprire nuovi scenari sulla figura del pensatore tedesco: con la sua attività esegetica, infatti, Gilles Deleuze ha ricondotto il pensiero del filosofo di Röcken all’interno di acquisizioni concettuali innovative, riformulandone i concetti fondamentali alla luce di dottrine che non sembrano avere molti legami con le linee ermeneutiche tracciate dagli altri grandi interpreti del filosofo tedesco. Gli aspetti fondamentali della lettura del filosofo parigino sono totalmente ascrivibili agli anni Sessanta, periodo in cui matura la sua posizione, e, nonostante la distanza temporale, non si è persa, nel corso degli anni, la carica di forte impatto e la grande innovazione, anche da un punto di vista strettamente formale, che pone al lettore contemporaneo di F. Nietzsche. Il colloquio sviluppato con F. Nietzsche, realizzato nei più fecondi e stimolanti lavori di taglio teoretico del suo interprete, ha mostrato l’importanza del legame inscindibile che intercorre in filosofia, per Gilles Deleuze, tra il discorso della critica e quella della creazione: Nietzsche, come realizzatore di questo progetto filosofico, si pone, dunque, e non solo cronologicamente, alle spalle di G. Deleuze. Del resto, questo primo rilievo riesce a fornire un’idea solo puramente indicativa dell’importanza che tale dialogo riveste per il filosofo parigino, oltre che per la storia della critica di Nietzsche in Italia e all’estero: attraverso una profonda meditazione dei testi del pensatore tedesco, concentrata sulle opere che da La Gaia Scienza giungono fino all’ultima fase della produzione di Nietzsche, G. Deleuze espone una convergenza di tematiche e di interessi che va ben oltre il suo lavoro esegetico, rispettando, nel contempo, la molteplicità e la complessità

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Luca De Nicola Contatta »

Composta da 134 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 11120 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 8 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.