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Clausole vessatorie ed onere di forma

Il tema delle clausole vessatorie ha conosciuto, in occasione del recepimento della direttiva 93/13 CEE mediante la novella al codice del '96, un rinnovato interesse da parte della dottrina in riferimento ai problemi applicativi che tale nuova normativa presenta. Si è parlato di «svolta epocale» in una materia che per decenni non aveva subito modificazioni (se non, in via limitata, per quanto consentito dal c. d. «diritto vivente» ossia per effetto dell’interpretazione giurisprudenziale che, nel corso degli anni, ha assunto connotazioni più favorevoli alla parte aderente: per fare un esempio per ciò che concerne l’applicabilità della tutela in oggetto ai contratti predisposti dalla P. A.), nonostante la propria inadeguatezza a rappresentare una tutela davvero efficace nei confronti del c. d. contraente «debole», risolvendosi nel mero assolvimento di un onere formale (la doppia sottoscrizione). Le proposte di riforma suggerite dagli operatori del diritto, sin dalla fine degli anni ’60 non erano mai riuscite ad approdare ad un nuovo, più efficace, strumento normativo che avesse riferimento ad una tutela sostanziale dell’aderente, proprio mentre le legislazioni di altri paesi europei si dotavano di forme di controllo di tale ultimo tipo. Il recepimento della direttiva CEE, ha ravvicinato la normativa italiana a quella dei suddetti paesi, consentendo finalmente un controllo di tipo contenutistico sulle clausole vessatorie (o abusive). Ma il campo di applicazione della nuova normativa non coincide del tutto con quello disciplinato dal codice ante riforma. Ne restano, infatti, esclusi i rapporti tra imprenditori, avendo riguardo la novella, in armonia con la direttiva, ai contratti stipulati tra «professionisti» e «consumatori». Sopravvivono poi le norme che riguardano la necessità della doppia sottoscrizione per l’efficacia di quelle clausole che rientrano nell’elencazione dell’art. 1341, comma II c. c., una volta accertata la loro non vessatorietà ai sensi della nuova normativa (e ciò sia nei rapporti tra «professionisti» e «consumatori» che in quelli tra «professionisti» e «professionisti»). In base a tale considerazione si è preferito, nel presente lavoro, dedicare all’analisi della novella e dei suoi problemi applicativi, anche in riferimento alle prime pronunce giurisprudenziali, un capitolo a parte (il IV), mentre i primi tre sono rivolti all’approfondimento delle tematiche connesse all’adempimento dell’onere di forma (rispettivamente: elencazione dell’art. 1341, Comma II, modalità della specifica sottoscrizione e clausole vessatorie nei contratti della P. A.).

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x PREMESSA Il tema delle clausole vessatorie ha conosciuto, in occasione del recepimento della direttiva 93/13 CEE mediante la novella al codice del’96, un rinnovato interesse da parte della dottrina in riferimento ai problemi applicativi che tale nuova normativa presenta. Si è parlato di «svolta epocale» in una materia che per decenni non aveva subito modificazioni (se non, in via limitata, per quanto consentito dal c. d. «diritto vivente» ossia per effetto dell’interpretazione giurisprudenziale che, nel corso degli anni, ha assunto connotazioni più favorevoli alla parte aderente: per fare un esempio per ciò che concerne l’applicabilità della tutela in oggetto ai contratti predisposti dalla P. A.), nonostante la propria inadeguatezza a rappresentare una tutela davvero efficace nei confronti del c. d. contraente «debole», risolvendosi nel mero assolvimento di un onere formale (la doppia sottoscrizione). Le proposte di riforma suggerite dagli operatori del diritto, sin dalla fine degli anni ’60 non erano mai riuscite ad approdare ad un nuovo, più efficace, strumento normativo che avesse riferimento ad una tutela sostanziale dell’aderente, proprio mentre le legislazioni di altri paesi europei si dotavano di forme di controllo di tale ultimo tipo. Il recepimento della direttiva CEE, ha ravvicinato la normativa italiana a quella dei suddetti paesi, consentendo finalmente un controllo di tipo contenutistico sulle clausole vessatorie (o abusive). Ma il campo di applicazione della nuova normativa non coincide del tutto con quello disciplinato dal codice ante riforma. Ne restano, infatti, esclusi i rapporti tra imprenditori, avendo riguardo la novella, in armonia con la direttiva, ai contratti stipulati tra «professionisti» e «consumatori».

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giulio Carcani Contatta »

Composta da 156 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 8167 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 11 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.