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L’esperienza inutile. L’esempio dei conflitti anglo-boero e russo-giapponese e l’impreparazione italiana alla guerra di trincea (1900-1914)

Scopo della tesi è stato quello di analizzare lo sviluppo del pensiero militare italiano nel quindicennio precedente la prima guerra mondiale per appurare il grado di preparazione teorico-tattica dell’esercito alla vigilia del conflitto.
La ragione di questa scelta è stata il desiderio di contribuire a comprendere le cause che portarono all’affermazione di quella particolare forma di combattimento che fu la guerra di trincea. Le tradizionali argomentazioni che si richiamavano al valore ed all’efficacia dei mezzi difensivi (trincea, reticolato, mitragliatrici ed artiglieria) mi apparivano eccessivamente semplificatorie e altrettanto meccanicistiche della tattica che intendevano spiegare. Esse, inoltre, non chiarivano affatto le fasi attraverso le quali si era giunti a questa particolare situazione, nè le ragioni della sorpresa e dell’impreparazione degli Stati Maggiori rispetto ai nuovi caratteri della guerra. L’eccessiva valutazione dei fattori puramente materiali impediva inoltre di comprendere gli errori concettuali che avevano potuto favorire la guerra di trincea o averne impedito il superamento.
Per eseguire questa ricerca sono state utilizzate, come fonti, soprattutto le riviste militari pubblicate tra gli anni 1900 e 1914, in particolare la “Rivista Militare Italiana” la “Rivista di Artiglieria e Genio” e la “Rivista di Fanteria”.
La scelta delle fonti e del periodo si è rivelata subito ricca di risultati interessanti poiché proprio l’esame dei dibattiti svoltisi ad inizio secolo sulle pagine delle riviste ha permesso di stabilire una necessaria ed importante premessa. La guerra di trincea, con le sue particolari caratteristiche, non fu affatto un avvenimento imprevisto ed imprevedibile, o almeno non avrebbe dovuto esserlo, poiché essa fu l’inevitabile conseguenza di una lunga e costante evoluzione della tattica determinata dagli effetti combinati del progresso tecnologico degli armamenti e dello sviluppo dei moderni eserciti a coscrizione obbligatoria. Tale realtà fu ampiamente conosciuta e discussa negli anni prebellici grazie alle esperienze dei conflitti anglo-boero e russo-giapponese che rappresentarono le tappe più importanti di questa evoluzione.
A questo punto la ricerca si è aperta a nuove ed interessanti questioni. Se realmente le guerre di inizio secolo avevano indicato i caratteri della guerra di trincea e se questi erano stati accuratamente analizzati e descritti sulle più importanti riviste militari del tempo, perché queste conoscenze non furono adeguatamente sfruttate per sviluppare una teoria ed una pratica militare adeguate?
La complessità della domanda mi ha consigliato di impostare la ricerca su un duplice piano. Da una parte ho esaminato la concezione teorica della tattica italiana per verificarne la rispondenza rispetto ai nuovi caratteri dell’arte militare emersi dal dibattito di quegli anni. E’ stato così possibile appurare che la teoria tattica, per quanto rinnovatasi a un livello tale da essere considerata equivalente a quella delle altre nazioni europee, non fu però in grado di cogliere i veri caratteri della guerra moderna ne’ di comprendere le reali difficoltà dell’azione offensiva. Ma ancora più rilevante fu l’incomprensione dell’importanza relativa ormai assunta dalla battaglia campale, il cui esito incideva assai meno che in passato sulle sorti della guerra.
Il secondo piano di ricerca ha analizzato invece i rapporti tra la concezione teorica, espressa dal dibattito tattico e dalla normativa ufficiale, e la realtà dell’esercito italiano del periodo prebellico. E’ stata questa la fase in cui, individuando i legami che uniscono la tattica agli altri aspetti dell’organizzazione militare, è stato possibile mettere in luce una serie di limiti e di oggettive difficoltà che impedirono un’adeguata preparazione militare rispetto alle esigenze della guerra moderna. Si tratta di una questione molto complessa poiché coinvolge svariati aspetti del mondo militare come, per citarne solo alcuni, il grado di cultura e preparazione del corpo ufficiali e la loro predisposizione ad accettare le sfide ed i cambiamenti, la disponibilità di mezzi finanziari e di aree addestrative necessarie per le esercitazioni, la ridefinizione del ruolo dei sottufficiali, la qualità, piuttosto bassa sotto molti punti di vista, delle reclute che formavano i ranghi dell’esercito.
Questi aspetti sono stati colti nella loro relazione con le esperienze delle guerre precedenti, con le conclusioni del dibattito tattico e con le esigenze che si sarebbero successivamente mostrate nel corso del primo conflitto mondiale allo scopo di fornire un quadro completo della preparazione tattica italiana alla vigilia della Grande Guerra.

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INTRODUZIONE L’idea originaria di questa tesi era stata quella di analizzare l’evoluzione tattica della fanteria italiana nel corso del primo conflitto mondiale. A tale studio ero stato spinto dal desiderio di comprendere le cause che avevano portato all’affermazione della guerra di trincea e dei motivi che avevano tenuto a lungo in auge questa particolare forma di combattimento tanto dispendiosa quanto inefficace. Le tradizionali argomentazioni che si richiamavano al valore ed all’efficacia dei mezzi difensivi (trincea, reticolato, mitragliatrici ed artiglieria) mi apparivano eccessivamente semplificatorie e altrettanto meccanicistiche della tattica che intendevano spiegare. Esse, inoltre, non chiarivano affatto le fasi attraverso le quali si era giunti a questa particolare situazione, né le ragioni della sorpresa e dell’impreparazione degli Stati Maggiori rispetto ai nuovi caratteri della guerra. L’eccessiva valutazione dei fattori puramente materiali impediva inoltre di comprendere gli errori concettuali che avevano potuto favorire la guerra di trincea o averne impedito il superamento 1 . 1 Se consideriamo la tattica come il ramo dell’arte militare che combina l’azione degli uomini e dei mezzi sul campo di battaglia per il raggiungimento di un determinato fine, dobbiamo annettere altrettanta importanza ai fattori umani che a quelli materiali ed in questo caso la guerra di trincea avrebbe potuto essere il risultato di un’errata combinazione di questi due elementi. In effetti un differente impiego della truppa, un diverso criterio di combinare la sua azione con quella delle armi, portò i tedeschi ad elaborare la tattica offensiva dell’infiltrazione che rappresentò il tentativo più riuscito di superare la guerra di trincea mentre il semplice impiego offensivo di un efficace mezzo materiale quale il carro armato non ebbe effetti altrettanto felici forse proprio perché fatto senza un concetto operativo adeguato.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Franco Beretta Contatta »

Composta da 190 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2852 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.