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La contrattazione collettiva dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Bordigoni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Lucia Silvagna
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

La nascita e la diffusione nel mercato del lavoro italiano di figure contrattuali definite “atipiche”, ha catalizzato l’interesse di giuristi, sociologi e più in generale degli studiosi delle problematiche del lavoro. Grande crescita hanno avuto in particolare in questi ultimi anni, le figure del lavoro cosiddetto para-subordinato e fra queste, in primis, del collaboratore coordinato e continuativo. Una modalità lavorativa, questa, che ad oggi non ha ancora trovato una compiuta regolamentazione giuridica e che ha indotto le organizzazioni sindacali a sperimentare modelli di rappresentanza e contrattazione assolutamente innovativi, finalizzati a supplire all’attuale carenza di garanzie e tutele per questa parte rilevante del mondo del lavoro.
Proprio su quest’ultimo aspetto e cioè quello della contrattazione collettiva, ci si propone di esaminare l’attività sino ad oggi svolta dalle tre strutture sindacali specificatamente costituite per la tutela dei lavoratori “atipici” NidiL-CGIL, ALAI-CISL e CPO-UIL ed analizzando tale prima “pionieristica” esperienza unitaria, valutare le concrete possibilità per il realizzarsi di una nuova contrattazione tesa alla cosiddetta “ riunificazione del mondo dei lavori”.
La tesi, parte da un’analisi della regolamentazione giuridica del contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Dalla definizione contenuta nell’art.409 Cpc e nel Testo Unico delle imposte sui redditi, si percorrono i vari interventi normativi susseguitesi nel tempo e si definisce la distinzione, ormai ampliamente consolidata in giurisprudenza, fra lavoro autonomo, subordinato e para-subordinato.
Si prosegue poi analizzando le varie ricerche sul popolo delle collaborazioni, sottolineandone l’incremento numerico che in Italia tale rapporto ha avuto negli ultimi anni e l’eterogeneità dei settori e delle professioni coinvolte. Approfondendo tale disamina, ne emerge un ritratto movimentato ed in forte evoluzione, che conferma, usando le parole del sociologo Accornero, il passaggio, che sta attualmente avvenendo in Italia, “dalla società del lavoro alla società dei lavori”.
L’analisi sul popolo del 10% (il nome deriva dal fondo INPS riservato ai collaboratori coordinati e continuativi) ha portato a discordanti opinioni sulla prevalenza, nella realtà del mondo delle collaborazioni, degli aspetti dell’autonomia o di quelli della subordinazione e di conseguenza, a differenti ipotesi di regolamentazione giuridica. A tal fine si esaminano le varie proposte sino ad oggi formulate, con un particolare rilievo per la proposta di Legge che in assoluto ha maggiormente caratterizzato il dibattito della scorsa legislatura e cioè la proposta Smuraglia. Si conclude quest’articolata esposizione sul dibattito ancora in corso, facendo un quadro delle ultimissime proposte formulate nell’attuale scenario politico-sindacale: il Libro Bianco, il Patto per l’Italia, la proposta CGIL sul lavoro para-subordinato “economicamente dipendente”, L. 30/'03 (Legge Biagi) e Decreto attuativo.
Si prosegue poi l’esposizione andando a delineare una prima valutazione d’insieme sulla contrattazione collettiva sino ad oggi sottoscritta, partendo dai modelli organizzativi che il sindacato confederale ha scelto per rappresentare un universo di lavoratori in alcuni casi molto lontani dal modello di lavoratore “fordista”. Si fa inoltre una disamina dei soggetti datoriali sottoscrittori e del tipo di accordi, sottolineando, fra l’altro, come assolutamente prevalente sia l’accordo aziendale mentre molto più raro sia quello su base territoriale.
Si passa poi ad un’analisi dei diritti oggetto prevalentemente della contrattazione, rilevando come in proposito, la proposta Smuraglia, seppur non giungendo alla definitiva approvazione, abbia comunque influito sul modello di regolamentazione prescelto nella contrattazione stessa.
Si prosegue poi con una disamina più specifica di alcuni accordi collettivi per vari motivi particolarmente significativi.
Si conclude questa presa in rassegna della ormai rilevante mole di accordi ad oggi conclusi, prendendo in esame alcune esperienze particolarmente innovative, realizzate attraverso l’attività locale di concertazione con Regioni o Enti Provinciali, in tema di formazione continua ed aiuti all’autoimprenditorialità per collaboratori coordinati e continuativi.
La tesi si conclude con una valutazione della realtà di questi primi anni di attività di CGIL CISL UIL su questo versante, mettendo in risalto il fatto che questa esperienza costituisca sicuramente un primo fondamentale contributo per la costituzione di una rappresentanza sindacale più estesa e consolidata, che sia capace di realizzare una contrattazione inclusiva ed aperta alle nuove soggettività del mondo del lavoro che cambia.

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Cap. 1.1 - Definizione del Cpc e del Testo unico delle imposte sui redditi (art. 49 comma 2 e 3 DPR n. 917/’86) Un primo, fondamentale, riferimento normativo relativo al rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, è rinvenibile nell’art. 409 n.3 del Codice di Procedura Civile, così come novellato dalla L.11.8.1973, n.533. In essa si va a ricomprendere fra i rapporti lavorativi ai quali è riservata il rito speciale del lavoro, oltre ai rapporti di agenzia e di rappresentanza commerciale anche gli “altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione d’opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale anche se non a carattere subordinato” 1 . Non si tratta, pertanto, di una nuova categoria nominata di contratto, bensì di “un’area indeterminata ed eterogenea” 2 in cui rientrano tutti quei rapporti che, usando la terminologia della Cassazione, hanno ad oggetto “prestazioni di facere riconducibili allo schema generale del lavoro autonomo, ancorché rientranti in figure contrattuali tipiche, non ostandovi il fatto che il prestatore d’opera svolga la sua attività in autonomia con responsabilità e rischi propri”. La norma realizza una prima identificazione giuridica di questa particolare “prestazione d’opera”, ponendo in risalto tre sue caratteristiche fondanti e cioè la continuatività, la coordinazione e la natura prevalentemente personale. 1 La norma è chiaramente ripresa dalla legge “Vigorelli” n. 741/’59 la quale, all’art. 2, affermava che l’estensione erga omnes dei contratti collettivi avrebbe dovuto riguardare tutte le categorie interessate da accordi economici collettivi, aventi per oggetto la disciplina dei rapporti di lavoro, compresi “i rapporti di collaborazione che si fossero concretizzati in prestazione d’opera continuativa e coordinata” 2 La definizione è di C. Cester, Diritto del Lavoro, UTET edizioni, 1998.

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