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Le società privatizzate: legislazione speciale e diritto comune

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Palmisani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Daniele Umberto Santosuosso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 283

Per privatizzazione si intende la trasformazione degli enti pubblici economici in società per azioni (privatizzazione formale) e la successiva vendita della maggioranza delle azioni ai privati (privatizzazione sostanziale).
Il decreto legge n. 333/92, convertito nella legge n. 359/92, ha disposto la diretta trasformazione in S.p.A. per IRI, ENI, INA ed ENEL (art. 15, l. n. 359/92).
L’art. 1 della legge n. 474/94 disciplina la vendita delle partecipazioni direttamente detenute dallo Stato e dagli enti pubblici, nonchè la cessione delle azioni possedute in società indirettamente controllate dallo Stato. La modalità di alienazione è scelta, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, tra l’offerta pubblica di vendita, la trattativa diretta, ovvero il ricorso ad entrambe le procedure (art. 1, co. 2).
I processi di privatizzazioni non hanno interessato solo l’Italia, ma molte altre nazioni (prevalentemente Francia e Regno Unito), con dimensioni ed implicazioni giuridiche differenti da Paese a Paese.
In Italia, dopo l’effettiva trasformazione degli enti pubblici economici in S.p.A., l’attenzione del legislatore si è concentrata sulla regolazione dell’assetto strutturale organizzativo delle società privatizzate (legge n. 474/94). L’utilizzo congiunto dell’OPV e della trattativa diretta ha permesso di realizzare un assetto societario ad azionariato diffuso, nel quale però è presente un nucleo stabile di azionisti di riferimento.
Nella prassi societaria sono diffuse alcune clausole statutarie che fissano limiti alla partecipazione azionaria che i singoli soci possono detenere. La facoltà di introdurre un limite massimo di possesso azionario è specificatamente prevista dall’art. 3 della legge n. 474 per le società, direttamente o indirettamente controllate dallo Stato, operanti nei settori di cui all’art. 2 della stessa legge, nonchè nelle banche e nelle imprese assicurative.
Una struttura societaria ad azionariato diffuso ha messo in evidenza l’esigenza di prevedere norme poste a tutela delle minoranze azionarie. Il voto di lista è fra i sistemi di votazione, spesso utilizzati nella prassi societaria, che assicurano l’elezione di rappresentanti della minoranza nel c.d.a. e nel collegio sindacale. Ai sensi dell’art. 4, l. n. 474, le società privatizzate che hanno introdotto un limite al possesso azionario devono prevedere un’apposita clausola per l’elezione degli amministratori e dei sindaci mediante voto di lista, immodificabile finchè permanga il limite di cui all’art. 3.
L’art. 5, co. 5, ha riconosciuto la possibilità di esercitare il voto per corrispondenza nelle società privatizzate.
L’art. 2 della legge n. 474 stabilisce che, tra le società operanti nel settore della difesa, dei trasporti, delle telecomunicazioni, delle fonti di energia e degli altri pubblici servizi, controllate direttamente o indirettamente dallo Stato, sono individuate quelle nei cui statuti deve essere introdotta una clausola che attribuisca al Tesoro la titolarità di uno o più poteri speciali, elencati dallo stesso articolo.
L’art. 2, lett. a), della l. n. 474 individua come primo potere il gradimento del Tesoro da rilasciarsi all’assunzione di partecipazioni rilevanti da parte degli stessi soggetti nei confronti dei quali opera il limite al possesso azionario di cui all’art. 3 della suddetta legge. Per partecipazione rilevante si intende la ventesima parte del capitale sociale, rappresentato da azioni con diritto di voto in assemblea ordinaria, o la percentuale minore fissata dallo stesso Ministro.
Il secondo potere riconosciuto al Tesoro consiste nel gradimento da rilasciarsi alla conclusione di patti o accordi di cui all’art. 122 del d.lgs n. 58/98, in cui vi sia rappresentata almeno la ventesima parte del capitale sociale o percentuale minore fissata dallo stesso Ministro.
Il Tesoro, a norma dell’art. 2, lett. c), della l. n. 474, può esercitare un potere di veto sulle delibere di scioglimento societario, trasferimento dell’azienda, fusione, scissione, trasferimento della sede sociale all’estero, cambiamento dell’oggetto sociale e modifiche dell’atto costitutivo che modificano o sopprimono i poteri speciali di cui all’art. 2 in analisi.
L’ultimo potere che l’art. 2 prevede possa essere riconosciuto al Tesoro concerne la nomina di almeno un amministratore o di un numero di amministratori non superiore ad un quarto del numero totale dei membri del c.d.a. e di un sindaco.
Per quanto attiene al settore bancario è stata la legge n. 218/90 ad avviare un processo di ristrutturazione che aveva, fra gli obiettivi principali, l’affermazione della forma giuridica delle società per azioni tra le banche pubbliche (art. 1). Riguardo il processo di privatizzazione si deve far riferimento soprattutto al d.lgs. n. 356/90.

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1 CAPITOLO PRIMO L’AVVIO DEL PROCESSO DI PRIVATIZZAZIONI Sommario: Premessa. - 1. L’influenza della normativa comunitaria. - 2. La trasformazione degli enti pubblici economici in S.p.A. - 2.1. La legge n. 35 del 1992. - 2.2. La legge n. 359 del 1992. - 3. Il trasferimento della partecipazione azionaria. - 3.1. La Delibera CIPE del 30 dicembre 1992. - 3.2. Altri provvedimenti. - 3.3. La legge n. 474 del 1994. - 3.4. Considerazioni generali. Premessa – L ’ultimo quarto del ventesimo secolo ha visto diffondersi la convinzione che una maggiore efficienza e crescita economica andasse ricercata nell’affermazione delle leggi di mercato e libera concorrenza. Da ciò è derivato un ridimensionamento della presenza diretta dello Stato nell’economia, che non può essere compreso fino in fondo se non inquadrato in una più generale riorganizzazione dell’intervento pubblico. In quest’ottica vanno analizzati i processi di privatizzazioni che, dalla metà dello scorso secolo ad oggi, hanno riguardato moltissimi Paesi e tutti i settori economici di tradizionale presenza statale: finanza, telecomunicazioni, energia, trasporti e “pubbliche utilità” in genere. Il termine “privatizzazioni” racchiude concetti eterogenei 1 , ma, per quanto attinente all’argomento che sarà trattato, va inteso come la trasformazione degli enti pubblici economici in società per azioni e la successiva vendita delle azioni ai 1 Vi si fa riferimento, ad esempio, anche per la dismissione di beni patrimoniali di proprietà statale, con la volontà principale di riduzione del debito accumulato nei decenni; cfr. art. 2 del d.l. n. 386 del 1991 (conv. nella legge n. 35 del 1992, in Gazz.Uff. del 30 gennaio 1992, n. 24).

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