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Un giornale per emigranti: ''La Voce di Fossacesia''

Informazioni tesi

  Autore: Attilio Aristone
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Nadia Tarantini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

Oggetto di questo lavoro di ricerca è il ruolo che ha avuto e che continua ad avere il periodico ''La Voce di Fossacesia'', giornale fondato nel 1952 da Francesco Marrone, uomo umile e molto semplice ma lungimirante ed assai attaccato alle sue origini, che racconta cinquant'anni di vita popolare e testimonia anni difficili di ricostruzione del territorio e della volontà di reagire ai vicini accadimenti del secondo conflitto mondiale. Questo esperimento giornalistico si differenzia da tutta la vasta stampa periodica abruzzese del Novecento per la nuova funzione che esso svolge: per la prima volta un mass media tenta di collegare, tramite un ideale raccordo comunicativo, un utopistico, per allora, legame artificiale tra loro i '' due Abruzzi '', la regione geograficamente e politicamente circoscritta e i moderni insediamenti urbani formatisi oltre i confini nazionali, nell'ultimo secolo, soprattutto oltre oceano: le cosiddette little italies; comunità atipiche che continuamente hanno bisogno del ricordo, della testimonianza e dell'interesse dei loro corregionali rimasti in patria, ma soprattutto di corrispondere in modo continuativo con il paese natio. Per poter meglio capire e analizzare questo giornale - ponte dobbiamo inquadrare e incanalare il campo di indagine in due grandi filoni di interesse, che poi ci aiuteranno a comprendere nel migliore dei modi questo nascente tipo di giornalismo: il sorgere di una avanzata editoria abruzzese e l'annosa problematica realtà dell'emigrazione transnazionale.

Nel primo capitolo, infatti, ci occuperemo di definire la realtà da analizzare, partendo dalla vasta editoria che è nata e si è sviluppata nel corso del XIX e del XX secolo nella nostra regione, la quale, attraverso esperienze diverse e più o meno fortunate, ha toccato tutti i campi della sfera pubblica, dalla cronaca nera alle vicende politiche, dal costume agli aspetti culturali della società. Parleremo di tutte quelle pubblicazioni che, in un modo o nell'altro, hanno cercato di divulgare e comunicare la ricchezza delle comunità regionali, ormai già delineate e stabilizzate, e la cultura popolare abruzzese, all'interno dei propri confini. Passeremo in rassegna, quindi, la varietà dei tentativi raccolti attraverso copie originali delle testate e documenti significativi di questo inaspettato fermento comunicativo. In secondo luogo mostreremo i primi timidi esempi di editoria per emigranti, per mezzo di giornali che tuttavia continuano ad esistere a tutt'oggi, ma che hanno avuto una sfera di influenza e d'interesse molto contenuta e non hanno saputo ottimizzare tutte le risorse umane a disposizione che avrebbero arricchito il ricambio delle idee e la persistenza dei prodotti editoriali sul territorio.

Invece, nel secondo capitolo, analizzeremo, attraverso alcune ricerche, studi raccolti e dati statistici, nazionali e regionali, la problematica dell'emigrazione in tutti i suoi aspetti. Cercheremo di capire quali possano essere state le cause e le conseguenze, le motivazioni e le aspettative che hanno spinto abitanti di zone relativamente ricche a cercare fortuna altrove, restringendo il cuore dell'inchiesta progressivamente dalla situazione nazionale a quella abruzzese. La realtà più recente dell'emigrazione abruzzese è maggiormente legata al lavoro, inteso come autorealizzazione e progresso, e all'integrazione all'estero, interpretato come conquista di uno status sociale di prestigio. Insomma, è entrato in gioco ultimamente il fattore della competitività, si è assottigliato il sentimento collettivo del senso di colpa per aver abbandonato la terra natia e lo struggimento della lontananza, invece, fortemente avvertiti dagli emigranti di altre generazioni. Questi emigrati riconoscono di pensare e sognare, oramai, nella lingua acquisita; d'altronde, si tratta di persone che hanno lasciato l'Abruzzo nel momento in cui cominciava a frammentarsi l 'universo dei valori tradizionali, e se è vero che, tramite la biografia di un singolo è possibile leggere la società 1, potremmo definirli come la fascia di confine, il trait d'union, tra la passata emigrazione abruzzese, totalmente orientata verso il paese natio, e l'emigrante del futuro, che si proclama multiculturale ed è educato e assai propenso alle diversità dei bagagli culturali e alla reciprocità delle esperienze. Ampio spazio sarà riservato al problema dell'accettazione e dell'integrazione dello straniero in una terra non sua, in una situazione di iniziale povertà, dove i pregiudizi spesso hanno confinato gli stranieri in una latente ma assai pericolosa emarginazione. Infine ci cureremo di evidenziare lo stringente bisogno di comunicazione e di resoconto della vita oltre oceano che i lontani avvertivano e testimoniavano attraverso lettere e corrispondenze di vario genere, quella continuità della vita abruzzese all'estero che cresceva tra problematiche legate alle nuove generazioni e la conservazione della propria cultura d'origine.

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INTRODUZIONE Negli ultimi anni la stampa è diventata una costante fonte di notizie, una impareggiabile sorgente di ragguagli circa ogni avvenimento, i mezzi di informazione di massa di cui disponiamo ci permettono di costruire un'opinione pubblica sui più svariati settori della vita. Il giornale è stato, fin dai primi bollettini del Settecento, un modo per informare ed istruire vari strati della società, secondo le più diverse esigenze. Come i famosi pamphlets, stampati in Francia clandestinamente per agitare i dissidenti contro il potere centrale, o le prime riviste italiane, nate nei centri culturali della penisola, ad esempio, "Il Caffè" (Milano, 1764) che aveva come scopo quello di "accrescere i lumi e la cultura de' nazionali", come è riportato nel sottotitolo del citato giornale. Da sempre in una società democratica la stampa ha avuto un ruolo assai importante e delicato; ne è testimonianza il fatto che anche nel nostro ordinamento legislativo è stata riconosciuta la sua rilevanza: infatti la nostra Costituzione garantisce, con l'articolo 21, il diritto alla libertà di pensiero, di espressione e di stampa. I termini sono strettamente legati, perché non è possibile avere libertà di pensiero senza poterlo esprimere con le parole o con gli scritti, e senza poterlo confrontare con quello espresso dagli altri. Essenziale quindi per questi scopi è la creazione di strumenti di comunicazione che possano stabilire un contatto agile ed efficace tra chi scrive e quella parte di popolazione potenzialmente interessata al prodotto editoriale, un punto di unione tra chi ha da dire, trasmettere, allargare un'opinione e i destinatari di tale messaggio. Col passare degli anni il giornale nelle sue diverse forme e nei differenti modi di essere concepito e stampato, ha avuto una decisiva influenza sulla vita politica, sociale ed economica del pubblico a cui era rivolto. La storia di un giornale, quindi, è strettamente legata al suo contesto culturale e umano. Oggetto di questo lavoro di ricerca è il ruolo che ha avuto e che continua ad avere il periodico "La Voce di Fossacesia", giornale fondato nel 1952 da Francesco Marrone, uomo umile e molto semplice ma lungimirante ed assai attaccato alle sue origini, che racconta cinquant'anni di vita popolare e testimonia anni difficili di ricostruzione del territorio e della volontà di reagire ai vicini accadimenti del secondo conflitto mondiale. Questo esperimento giornalistico si differenzia da tutta la vasta stampa periodica abruzzese del Novecento per la nuova

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