Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Ruolo della contrattazione collettiva nella regolazione dei contratti atipici. Una comparazione Spagna-Italia.

Stiamo vivendo un epoca di forti mutamenti sociali, dovuti alla massiccia affermazione della variabile economica sopra quella umana. Ciò non è una novità perché è ormai da circa 30 anni che possiamo parlare di questo fenomeno. É una novità, però, se guardiamo alle contraddizioni che questo fenomeno ha fatto emergere. Contraddizioni molto forti, prima fra tutte quella tra la grande necessità e voglia, di lavorare , da parte di tutti e un sistema economico che è talmente sviluppato da aver meno bisogno del lavoro umano o solo in minima parte. É una contraddizione che è emersa sin dagli anni ‘70, quando c’è stata l’innovazione tecnologica e quando le economie da nazionali si sono trasformate in una grande economia globale. Ciò ha determinato la nascita di un nuovo modello economico, non piú basato sulla tradizionale industria che sopravviveva grazie alla massiccia produzione, a un basso investimento tecnologico e a un alto numero di lavoratori, ma di un nuovo modello, che è il cosiddetto modello “ a valore aggiunto”, industria “nicchia” e così via. Industria che, quindi, ha bisogno di essere globale, rapida, libera da lacci e lacciuoli, di qualunque natura siano. Deve, in pratica, organizzarsi come una rete, capace di trasferirsi da un luogo all’altro in poco tempo. Per far questo tutti i fattori della produzione devono essere flessibili : gli apparati tecnologici dovranno essere acquistati mediante formule flessibili e convenienti ; il personale, il fattore umano, in concreto il lavoratore , deve essere assunto con modalità diverse dal passato, modalità più flessibili, che lo possano rendere idoneo alle esigenze dell’impresa. Il risultato di tutto ciò è una trasformazione epocale del mercato del lavoro il quale ora richiede al lavoratore, soprattutto, una cosa: il suo massimo tempo e la sua massima disponibilità.
Tutto ció che, molto sommariamente, ho descritto , oggi, si chiama “ lavoro atipico” . In questo rientrano i vari tipi di contratti part-time, i contratti di lavoro interinale , i contratti per la formazione e cosí via. Per attuare e controllare al meglio queste nuovi tipi di contratto di lavoro, rispettando, per quanto possibile, i diritti dei lavoratori, oggi, come oggi, il miglior metodo è quello della contrattazione, a qualsiasi livello questa si esprima. É anche vero, però, che la nascita di questi nuovi tipi contrattuali ha stimolato un maggior intervento e assunzione di responsabilità da parte della contrattazione, che, di fronte alle nuove realtà, non sempre ha saputo tutelare i lavoratori.
Lo scopo di questo lavoro è capire attraverso quali strumenti la contrattazione, in special modo quella collettiva, stia regolando tutta la gamma dei lavori atipici, sia in Italia che in Spagna, operando le relative comparazioni.

Mostra/Nascondi contenuto.
4 CAP. 1. RIFLESSIONI GENERALI Stiamo vivendo un epoca di forti mutamenti sociali, dovuti alla massiccia affermazione della variabile economica sopra quella umana. Ció non é una novitá perché é ormai da circa 30 anni che possiamo parlare di questo fenomeno. É una novitá, peró, se guardiamo alle contraddizioni che questo fenomeno ha fatto emergere. Contraddizioni molto forti, prima fra tutte quella tra la grande necessitá e voglia, di lavorare , da parte di tutti e un sistema economico che é talmente sviluppato da aver meno bisogno del lavoro umano o solo in minima parte. É una contraddizione che é emersa sin dagli anni ‘70, quando c’é stata l’innovazione tecnologica e quando le economie da nazionali si sono trasformate in una grande economia globale. Ció ha determinato la nascita di un nuovo modello economico, non piú basato sulla tradizionale industria che sopravviveva grazie alla massiccia produzione, a un basso investimento tecnologico e a un alto numero di lavoratori, ma di un nuovo modello, che é il cosiddetto modello “ a valore aggiunto”, industria “nicchia” e cosí via. Industria che, quindi, ha bisogno di essere globale, rapida, libera da lacci e lacciuoli, di qualunque natura siano. Deve, in pratica, organizzarsi come una rete, capace di trasferirsi da un luogo all’ altro in poco tempo. Per far questo tutti i fattori della produzione devono essere flessibili : gli apparati tecnologici dovranno essere acquistati mediante

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Francesco Torcello Contatta »

Composta da 141 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3154 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 5 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.