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Il museo postmoderno tra filosofia e pratica culturale

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Pasini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Roberto Salizzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

Il “museo postmoderno”, come applicazione di istanze teoriche a una realtà multiforme si è rivelata in tutta la sua complessità. Il lavoro di tesi ha inteso essere una rassegna delle posizioni più rappresentative emerse nel dibattito interno ai cultural studies e alla critica dell’arte, nell’estetica e nell’architettura museale.
Già in Poesia e ontologia (1967) Vattimo indicava nell’arte il luogo dell’accadere della verità perché il soggetto è, in essa, sottoposto a un appello espropriante, costretto ad un’analisi non guidata da alcun modello di ricomposizione. Secondo il filosofo si tratta di una conclusione che vale anche per l’arte intesa “nel suo senso istituzionale più compromesso: museo, galleria, sala da concerto, teatro, ovviamente accanto alle istituzioni più recenti, come il cinema e la discoteca. La morte dell’arte che molti vedono come esito necessario, è teorizzata solo sempre da un punto di vista di un ideale della continuità e dell’identità” .
La continuità della storia del capitale costituisce la premessa per la teoria di Rosalind Krauss, la quale ha sostenuto una morte dell’arte per l’imporsi della logica della merce, la logica della frammentazione dell’identità. Si tratta di un punto di vista diametralmente opposto rispetto a quello di Vattimo; tra i due autori si possono idealmente collocare posizioni intermedie. Krauss e Vattimo, per la loro concezione della storia e per il modo di intendere il museo postmoderno, costituiscono due punti di vista opposti, a cui si possono associare due architetture museali divergenti: la Staatsgalerie a Stoccarda e il museo di Castelvecchio a Verona. Il museo di Stirling teorizza una morte dell’arte; Scarpa, invece, il suo tramonto. Libero dalla logica della continuità e dell’identità, il linguaggio architettonico dell’architetto veneziano si è aperto al confronto col diverso e al riconoscimento della fecondità della pluralità. La Staatsgalerie propone l’esperienza delle “rovine” dello spazio e dell’ordine del discorso museale moderno, dichiara la decostruzione dell’ideale dell’identità e, tuttavia, espone le opere in una enfilade di sale tutte uguali. Scarpa, al contrario, nel restauro e nel riallestimento del museo di Castelvecchio, ha abbandonato i principi dell’autenticità e dell’originalità, esponendo le stratificazioni che, in modo discontinuo, si sono sedimentate su di esso e sulle opere che accoglie, “distorcendo” e “prendendosi cura” dello spazio.

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4 INTRODUZIONE Affrontare il tema del museo significa confrontarsi con una realtà sfaccettata, multiforme nelle sue manifestazioni e nei suoi presupposti perché coinvolge la concezione della storia e dell’opera d’arte, l’aspetto pubblico dell’istituzione e quello circoscritto del fruitore. L’espressione “museo postmoderno” indica una chiave di lettura teorica utilizzata in diversi ambiti disciplinari non per fornire modelli definitivi di un panorama complesso, ma per sollevare domande e proporre parziali ipotesi interpretative circa il valore dell’esperienza estetica attuale, l’esposizione dell’arte come risultato di un mutevole rapporto col passato, le caratteristiche del “frequentatore di musei”. Con “museo postmoderno” non si intende una classificazione stilistica o temporale ma una “condizione” – secondo la terminologia di Lyotard – che, pur con contraddizioni e ambiguità, è stata riconosciuta da più parti. Per rispettare tale approccio, si è affrontato il tema del museo postmoderno sia in chiave teorica sia a partire dall’analisi di specifiche tipologie museali. Con la fine delle ideologie del moderno e l’affermarsi di un atteggiamento di incredulità nei confronti del “pensiero del fondamento”, entrano in crisi i precedenti ideali di omogeneità e linearità della storia oltre che le affermazioni di centralità dell’“Uomo” e dell’Occidente. Il museo ha rappresentato, sul piano estetico, il luogo dove tali processi si sono addensati con maggior evidenza perché la dissoluzione delle cornici di riferimento epistemologico e il venir meno della possibilità di credere in un’essenza, un’origine o un fondamento hanno coinvolto sia la possibilità di narrare la storia dell’arte sia lo statuto e il significato delle opere. All’interno di questo ambito discorsivo, le caratteristiche del museo postmoderno si precisano mettendo a confronto le considerazioni emerse nella critica e teoria dell’arte, nell’estetica filosofica e nell’architettura museale. La suddivisione del testo in tre sezioni rispetta questi tre punti di osservazione della “condizione postmoderna” del museo. Rosalind Krauss e Douglas Crimp affrontano il museo postmoderno da due diversi punti di vista. Secondo l’autrice di The Cultural Logic of the Late Capitalistic Museum

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