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La critica ai consumi: la sottocultura No global

Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Stevanin
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Relazioni Pubbliche
  Relatore: Vanni Codeluppi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 150

La tesi "LA CRITICA AI CONSUMI: LA SOTTOCULTURA NO GLOBAL" ha l’intento di dimostrare la compatibilità del movimento internazionale No global alla definizione sociologica di sottocultura giovanile. Il movimento, in quanto sottocultura, viene inteso, durante il lavoro, come una comunità di persone che condividono una serie di valori, sensibilità ed idee, le quali vanno a riflettersi in rituali, stili di vita e comportamenti di consumo distintivi. In altre parole, l’avversione per la cultura dominante di consumo è da inserirsi all’interno del movimento come una delle espressioni in cui si declinano valori condivisi quali la pace, la giustizia e lo sviluppo economico solidale e responsabile.

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4 Introduzione Il neoliberismo, dopo il fallimento dei regimi socialisti simboleggiato dalla caduta del muro di Berlino nel 1989, diventa una sorta di pensiero unico condiviso in modo implicito o esplicito da quasi tutti gli stati del mondo. Essi si impegnano, attraverso decisioni politiche precise, a garantire massima libertà alle imprese e agli scambi contribuendo alla costruzione di un sistema economico globale in cui le barriere doganali vengono eliminate, per permettere alle aziende di espandersi in tutto il mondo producendo beni dove la manodopera costa meno e rivendendoli nei paesi ricchi. Tutto questo da vita al fenomeno della globalizzazione neoliberista che avvia un processo di deindustrializzazione al nord, dove l’economia si concentra sempre più sui servizi e di industrializzazione al sud in cui l’economia in America Latina, Asia orientale ed in Europa dell’est non si basa più solamente sull’esportazione di materie prime. L’avvio di un tale sistema economico neoliberista viene sostenuto dalla convinzione di avvantaggiare i paesi più poveri che, in seguito alla delocalizzazione dei processi produttivi da parte di aziende del nord del mondo, verrebbero coinvolti nello sviluppo economico mondiale, attirando investimenti stranieri. La globalizzazione economica sta sviluppando però conseguenze negative sia al nord sia al sud. Al nord, sta portando all’aumento della disoccupazione e, soprattutto alla crescita di lavori precari e di condizioni di lavoro non protette. Al sud, si stanno avvertendo gli effetti negativi delle politiche neoliberiste delle istituzioni internazionali, le quali con il permesso dei governi locali, sfruttano le risorse naturali del territorio e realizzano progetti di sviluppo con altissimo impatto ambientale. La presenza all’interno del modello neoliberista di effetti sociali negativi come la povertà del mondo, lo squilibrio strutturale tra paesi ricchi del nord occidentale e quelli poveri del sud del mondo, il mancato riassorbimento del debito pubblico da parte dei paesi poveri, le condizioni di degrado ambientale del pianeta stanno attualmente trovando spazio nel dibattito mediatico internazionale sulla spinta delle contestazioni di un movimento di mobilitazione globale: il movimento “No global”. Esso viene conosciuto

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Parole chiave

consumo responsabile
identita sottoculturale
rituali di aggregazione
stile vestimentario
consumismo
no global
sottoculture giovanili
sociologia dei consumi
anticonsumismo

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