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Le risorse intangibili nella comunicazione economico-finanziaria d'impresa

L’importanza economica delle risorse intangibili nel quadro aziendale è largamente riconosciuta da tempo. Nondimeno, l’argomento prorompentemente si prospetta oggi più di ieri con il fascino caratteristico dei temi di frontiera, per due evidentissime ragioni di fondo.
In primo luogo gli sviluppi in letteratura benchè copiosi e ragguardevoli non sono esaustivi, lasciando colpevolmente insolute fondamentali questioni, prime fra tutte che cosa siano gli “intangibles” e come identificarli nel concreto.
In secondo luogo la misurazione dei beni immateriali e la loro raffigurazione in appositi prospetti di sintesi è diventata una delle più ricorrenti preoccupazioni per le imprese, gli investitori, la professione contabile, gli organismi di regolamentazione nonchè – recente e importante novità – per i governi nazionali e sovranazionali.
Ciò di cui si avverte in maniera unanime la fondamentale mancanza è una adeguata “struttura informativa” idonea a qualificare, quantificare e comunicare le risorse intangibili così da offrire al parterre di stakeholders una raffigurazione fedele dello stato e delle potenzialità dell’azienda.
Già il maestro Zappa osservava quanto angusti fossero gli aspetti che derivano dalla sola considerazione delle poste del capitale di bilancio e sottolineava che la stessa determinazione del reddito, anche se varia e complessa, rivela della gestione solo alcuni parti e molte altre ne trascura sebbene essenziali per una adeguata comprensione dell’economia dell’azienda.
Oramai quotidianamente fiumi di parole e d’inchiostro si sprecano per corroborare la tesi dell’inadeguatezza delle metodologie contabili nell’uso corrente, specie con riferimento agli aspetti della stima della utilità pluriennale degli assets (ascrivibile principalmente all’eccessiva volatilità dei valori prospettici) e della loro valorizzazione nell’ipotesi di generazione interna (ove manca il momento dello scambio con terze economie).
Per di più, si rileva addirittura un assoluto “buio tecnico” sugli aspetti più avanguardisti come nel caso di un bene intangibile, strategico rilevante, rappresentato da una politica di marketing prontamente modulabile in funzione delle nuove esigenze fatte palesi dal mercato in continuo divenire.
Se la comunicazione obbligatoria registra tali gravi limiti, quella volontaria, promossa fortemente dalle istituzioni poste a presidio del buon funzionamento dei mercati finanziari, non ha soddisfatto finora le pressanti attese informative che su di essa storicamente si appuntano.
Il regime di volontaria divulgazione informativa (voluntary corporate disclosure) infatti, non ha finora avuto come risultato l’affermazione di un ambiente economico-finanziario più trasparente in senso informativo.
Vi è poi la constatazione di quanti denunciano la mancanza di un linguaggio comune, per cui, metaforicamente, chi ha sviluppato in autonomia un proprio linguaggio, escogitando strumenti innovativi di comunicazione economico-finanziaria delle immaterialità aziendali, non è riuscito comunque a comunicare efficacemente ai destinatari il messaggio principale (il “valore” degli intangibles), per quanto nobili e commendevoli siano state le intenzioni di partenza.
Sul fronte dottrinale (economico-aziendale) la frammentarietà degli approcci allo studio del tema ha prodotto una forte eterogeneità nelle conclusioni. Con la conseguenza che di fatto – come di frequente viene notato in letteratura – esistono e convivono molteplici filoni di studio, ciascuno poi con orientamenti diversi, dedicati al tema degli intangibles:
• Giuridico
• Economico generale
• Strategico
• Del marketing
• Finanziario
• Contabile

L’angolo di osservazione del presente studio è quello contabile in senso lato, dato che spesso è ampliato giocoforza fino a comprendere, secondo gradi differenti, profili propri di “aree dell’immaterialità” – innanzitutto finanziaria - di matrice non contabile.
Il lavoro di ricerca compiuto che viene qui proposto ha deliberatamente inteso analizzare in maniera “trasversale” la tematica degli intangibles, innestandola sia in quella della comunicazione (cap. I) sia in quella della misurazione del valore (cap. IV). Nella consapevolezza che così facendo possono affiorare, quasi senza volerlo e a latere del filo conduttore risorse-valore-comunicazione, alcune variabili esplicative delle condizioni di funzionamento dell’istituto aziendale e del suo finalismo, fatte proprie dalle più evolute teorizzazioni in campo aziendalistico (Knowledge based view, IC concept, ‘Stakeholders’ approach, Value creation theory).

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INTRODUZIONE importanza economica delle risorse intangibili nel quadro aziendale è largamente riconosciuta da tempo. Nondimeno, l’argomento prorompentemente si prospetta oggi più di ieri con il fascino caratteristico dei temi di frontiera, per due evidentissime ragioni di fondo. In primo luogo gli sviluppi in letteratura benché copiosi e ragguardevoli non sono esaustivi, lasciando colpevolmente insolute fondamentali questioni, prime fra tutte che cosa siano gli “intangibles” e come identificarli nel concreto. In secondo luogo la misurazione dei beni immateriali e la loro raffigurazione in appositi prospetti di sintesi è diventata una delle più ricorrenti preoccupazioni per le imprese, gli investitori, la professione contabile, gli organismi di regolamentazione nonché – recente e importante novità – per i governi nazionali e sovranazionali. Ciò di cui si avverte in maniera unanime la fondamentale mancanza è una adeguata “struttura informativa” idonea a qualificare, quantificare e comunicare le risorse intangibili così da offrire al parterre di stakeholders una raffigurazione fedele dello stato e delle potenzialità dell’azienda. Già il maestro Zappa osservava quanto angusti fossero gli aspetti che derivano dalla sola considerazione delle poste del capitale di bilancio e sottolineava che la stessa determinazione del reddito, anche se varia e complessa, rivela della gestione solo alcuni parti e molte altre ne trascura sebbene essenziali per una adeguata comprensione dell’economia dell’azienda. Oramai quotidianamente fiumi di parole e d’inchiostro si sprecano per corroborare la tesi dell’inadeguatezza delle metodologie L’

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Daniele Maddaloni Contatta »

Composta da 267 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7573 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.