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Un nuovo approccio allo sviluppo territoriale: il marketing d'area ed alcune esperienze di agenzie europee

Dinanzi ad un fenomeno di diffusione imprenditoriale senza più confini non è azzardato ipotizzare, in un futuro prossimo, un consolidamento nonché un accrescimento degli squilibri fra “regioni” ricche (più allettanti al business aziendale) e “aree” gerarchicamente inferiori (sempre meno appetibili agli occhi degli investitori sia piccoli che grandi). E’ certamente per lo sbilanciamento dei flussi d’investimento che prendono vigore e coraggio manifestazioni “no-global” indirizzate contro i grandi colossi imprenditoriali accusati di accentrare la ricchezza in limitati contesti geografici a discapito delle aree meno dotate di “capacità persuasiva”. In tale cornice, si può inserire questo lavoro che prova arditamente a seguire le orme degli studi economico-territoriali sin qui condotti in Italia e all’estero per tentare di fornire valide e convincenti politiche strategiche d’azione determinanti per la competitività dei territori, incapaci oggi di reagire in un contesto di internazionalizzazione così avanzata.
Uno degli strumenti maggiormente proiettati in codesta direzione è sicuramente il marketing d’area inteso come “nuova filosofia di gestione delle istituzioni e del territorio e nuova politica di valorizzazione e integrazione dei soggetti (imprese e non) che vivono e fanno parte del territorio”.
Ai fini di una più agevole interpretazione del testo mi sembra doveroso precisare il nesso causale che lega la disciplina dell’organizzazione aziendale con la tematica del marketing territoriale, se non altro per la frequente trasposizione di principi e logiche affermatisi ormai da tempo nella realtà operativo-organizzativa d’impresa.
Un ruolo cardine nell’azione di pianificazione dello sviluppo economico regionale è rivestito dalle Agenzie di promozione dell’area-territorio che insindacabilmente possono considerarsi dei “core intelligence” di razionalizzazione ed organizzazione strategica del prodotto area da “vendere” e delle “fonti vitali” di erogazione di servizi di assistenza pre-post localizzativa personalizzati ed adattati alle mutevoli e variegate esigenze ubicazionali delle imprese.
In tale scenario, il compito degli Enti di promozione della crescita del tessuto industriale locale è tanto delicato e critico da avermi motivato ad analizzare e studiare approfonditamente l’organizzazione e la struttura gestionale-operativa di alcune delle più prestigiose Agenzie europee quali la Dèlègation à l’amenagement du territoire et à l’action Regional (DATAR) e la Welsh Development Agency (WDA).

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Introduzione Nella trattazione in questione si è cercato di esaminare, sia pur brevemente, quei fenomeni di natura economica che interessano in modo diretto o più indirettamente la disciplina del marketing d’area. Non è pensabile, infatti, affrontare il discorso del marketing areale senza aver prima fornito un quadro generale sul processo d’internazionalizzazione delle imprese, sempre più spinto verso la globalizzazione dei mercati e della competizione, e una visione d’assieme sulla “nuova” concorrenza che interessa, ormai da decenni, le aree e i sistemi urbani. In tale scenario, il marketing rappresenta la “leva” strategico-operativa in grado di migliorare la posizione di mercato dei sistemi locali e di attrarre le imprese interessate ad espandere i loro confini produttivi all’estero. Si è provato a confrontare le differenti definizioni di questa innovativa materia, seguendo un iter cronologico, per evidenziarne la propria evoluzione concettuale individuando altresì le sue varie funzioni, i suoi limiti nell’applicarsi ad un contesto geografico e i suoi molteplici obiettivi economici ben più ampi della selettiva politica di attrazione degli IDE, anche se tale finalità resta la più incisiva per lo sviluppo economico areale e quindi la più trattata in quest’opera. Vorremmo, inoltre, che il lettore riflettesse sul ruolo del marketing d’area nel raggiungimento di target economici senza però trascurare il perseguimento di una vision generale di crescita equilibrata e sostenibile del territorio, sempre maggiormente ambita dalla comunità sociale e dall’ U.E.. Speriamo di mettere in giusto risalto la rilevanza strategica dell’operare congiunto di tutti i soggetti pubblici e privati che, a vario titolo, sono coinvolti nell’attività di promozione dell’area e di predisposizione di pacchetti localizzativi differenziati sempre più orientati a soddisfare le mutevoli esigenze del mercato-impresa. Per comprendere bene i principi guida del marketing d’area, inteso come filosofia di gestione pianificata del territorio rivolta a favorire l’attrazione di capitale esogeno, è opportuno recuperare i concetti che interessano il marketing aziendale dei beni industriali e dei servizi. Ci siamo sforzati di mettere in stretto legame le due discipline, poiché entrambe presentano problematiche comuni giustificate dalla complessità dell’output da “vendere” e dalla necessità di fornire una continua assistenza pre e post vendita indirizzata a convincere l’acquirente della giusta scelta decisionale intrapresa e quindi a fidelizzarlo e soddisfarlo compiutamente. Infine, è sembrato utile analizzare prima, a livello teorico, le Agenzie di sviluppo e promozione europee ( per evidenziarne le caratteristiche peculiari che le contraddistinguono) e poi, seppur schematicamente, concentrarsi sui modelli di struttura organizzativa francese, con particolare riferimento alla DATAR e alla società di riconversione SODIE, ed anglosassone con specifica attenzione alla WDA. In altri termini, era doveroso, per completezza dell’opera, affrontare quelle “organizzazioni” che per le loro competenze tecniche e professionali dovrebbero essere in grado di elaborare un efficace piano strategico di marketing territoriale e di implementarlo coerentemente tramite il coordinamento e l’integrazione razionale degli strumenti operativi che compongono il marketing mix.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Andrea D'orazio Contatta »

Composta da 220 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3889 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.