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La curva di Phillips: teorie e verifiche empiriche

Il principale obbiettivo di questa tesi è quello di fare il punto della situazione sul curva di Phillips o trade-off tra inflazione e disoccupazione. In effetti il rapporto tra inflazione e disoccupazione sarebbe, come è stato giustamente affermato, ''inesorabile'' e ''misterioso''. Senza di esso non si può descrivere in modo efficace il ciclo economico ed in particolare gli effetti di breve periodo della politica monetaria, ma nello stesso tempo rimane misterioso perché gli economisti non hanno ancora individuato una teoria capace di spiegare la relazione in modo soddisfacente.
La tesi è costruita in tre sezioni. Nella prima si ha un rassegna della letteratura teorica, a partire dai contributi di Phillips e Lipsey, fino ai teorici della Nuova Macroeconomia Keynesiana (aspettative razionali e trade-off, isteresi del tasso naturale etc...) passando per il modello keynesiano della sintesi, i Monetaristi, i teorici della Nuova Macroeconomia Classica, le teorie sugli Shock Esogeni.
Nella seconda parte si ha una rassegna della letteratura empirica parallela alla prima, dove si ripercorrono le tappe più importanti relative a diversi studi econometrici che cercano di dare un fondamento empirico alle diverse spiegazioni teoriche.
L'ultima parte comprende uno studio econometrico comparato sulla relazione di Phillips svolto dall'autore. Si è stimata la curva, nelle sue diverse versioni, per l'Italia, gli USA, la Gran Bretagna e la Germania con dati dal 1968 al 2002. Questo studio permette di concludere che la relazione di Phillips subirebbe nel tempo continui e significativi spostamenti. La significatività dei parametri relativi al modello dell'isteresi di Gordon confermerebbe l'ipotesi della stagflazione: se il tasso naturale subisce nel tempo continui spostamenti, (cap.7), allora diventa difficile stimare una relazione di Phillips. In questo caso gli shock esogeni d'offerta verrebbero ad annullare gli effetti dei movimenti della domanda aggregata innescati dalla politica economica.
Shock energetici che innescano spirali inflattive, amplificate dal conflitto sociale, comportano un abbassamento della produttività del sistema economico che implicano uno spostamento della curva d'offerta aggregata verso l'alto: si ha contemporaneamente una maggiore inflazione e più disoccupazione. In conclusione, le stime tendono a sostenere che l'inflazione nella curva di Phillips è nel lungo periodo sempre alimentata dai movimenti della domanda aggregata, gli shock d'offerta sono saltuari e discontinui. Tuttavia questi ultimi possono essere causa di una correlazione positiva tra inflazione e tasso di disoccupazione: in tale caso la rilevazione statistica della curva di Phillips può risultare problematica (Gordon, 1997).

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1.1 - La Curva di Phillips Prima della Seconda Guerra Mondiale poca attenzione fu dedicata al problema dell’inflazione. Negli anni trenta i prezzi rimasero generalmente stabili, e le loro variazioni precedenti (ad esempio, durante la Grande Depressione) sono stati sempre presentate come oscillazioni cicliche più che come secolari tendenze al rialzo. Gli episodi di crescita dei prezzi venivano attribuiti a particolari circostanze, spesso di natura monetaria. Keynes (1940) spiegava l’inflazione degli anni quaranta con una serie di eventi legati alla guerra. Vi era un eccesso di domanda attribuibile al grande aumento della spesa pubblica accompagnato dalla riduzione della produzione di beni e servizi per usi privati. All’inizio degli anni ’50 Bent Hansen (1951) presentò un modello nel quale prezzi e salari rispondono, ciascuno nel rispettivo mercato, ad eccessi di domanda (“inflazione da domanda”). In questo quadro fece la comparsa il famoso articolo di Phillips (1958). Questo era il resoconto di uno studio empirico della relazione tra le variazioni percentuali dei salari ed i livelli di disoccupazione nella storia del Regno Unito dal 1861 al 1957. Phillips stimò la seguente equazione lineare nei logaritmi: ()() (ucbaw logloglog ⋅−=+& ) dove è il tasso di crescita dei salari, a, b, e c sono tre parametri ed u è il livello di disoccupazione. L’indagine trovò che i punti rappresentanti le situazioni dei diversi anni si venivano tutti a collocare in prossimità di una curva decrescente come quella tracciata nella figura 1.1 . w& Le conclusioni che Phillips poté fare in relazione a questa stima furono: a. esistevano tassi di disoccupazione per cui il livello dei salari monetari si riduceva, e pertanto si poté individuare nella curva un livello di disoccupazione, intorno al 5,5%, per cui il tasso dei salari resta costante (punto a della curva); b. la pendenza della curva risultò maggiore per più bassi livelli di disoccupazione, ossia quanto più diminuisce la disoccupazione tanto più rapidamente crescono i salari; c. la curva è asintotica rispetto all'asse della ordinate, cioè esiste un livello di disoccupazione al di sotto del quale non si potrà mai scendere (circa 1% della popolazione attiva). Il risultato più importante dello studio di Phillips non stava comunque nell’aver posto in luce l'esistenza di una relazione funzionale inversa tra disoccupazione e variazione dei salari, perché questa era già stata più volte individuata da Irving Fisher, Keynes e Marx, bensì nell'aver suggerito che la relazione sarebbe stabile, cioè ad un dato tasso di disoccupazione corrisponderebbe sempre lo stesso saggio di variazione dei salari oggi o in futuro. Di conseguenza, controllando il livello della domanda globale, e quindi dell'occupazione, si sarebbe potuto controllare la variazione dei salari e quindi dei prezzi. Phillips chiarì in maniera abbastanza approssimativa la relazione che aveva scoperto. Egli sembrò spiegare il tutto con l'osservazione di un mercato del lavoro che funziona in base alla legge della domanda e dell'offerta. Pertanto l’aumento dei salari con bassi livelli di disoccupazione è dovuto essenzialmente al fatto che, 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Vittorio Santangelo Contatta »

Composta da 222 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.