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Le immagini della Shoah

Informazioni tesi

  Autore: Rolando Catalani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Bernardo Valli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 154

Convinti, insieme a molti autori che saranno qui citati, che il cinema è stato, ed è, fonte di testimonianza storica autentica, con questo lavoro ci proponiamo di confermare il superamento della antica contrapposizione tra documentario e film narrativo, anche in un ambito così denso d’interrogativi morali come quello della Shoah. Cercheremo, in questo modo, di cogliere, anche nei pochi film comici che hanno scelto una via così difficile per rappresentare lo sterminio, una chiave di lettura per questo incomprensibile evento.
Nel primo capitolo ci occuperemo del rapporto fra cinema ed evento storico. Nel secondo capitolo cercheremo di vedere più da vicino come il cinema si sia occupato dell’evento tragico della Shoah e come esso, di fronte alla sua indicibilità, abbia tentato varie forme di rappresentazione con l’obiettivo di scrutare, di capire e di trasmettere la memoria di quei fatti. Nel terzo capitolo, avvalendoci dell’analisi di alcuni film, tra quelli da noi ritenuti più rappresentativi, vedremo qual è stata la risposta del cinema nei confronti dell’Olocausto nell’immediato dopoguerra, specialmente in Italia. Nel quarto capitolo ci chiederemo infine se sia lecito, per il cinema della Shoah, far sorridere il pubblico, anche se si tratta sempre di un sorriso che lascia l’amaro in bocca.
La proiezione del film di Roberto Benigni “La vita è bella” ha scatenato molte polemiche, anche aspre, all’interno di tutta la comunità ebraica. Molti si sono detti indignati per un trattamento considerato leggero e banale dell’Olocausto, se non addirittura offensivo della memoria dei milioni di morti nei campi di concentramento nazisti.
Queste polemiche ci hanno fornito lo spunto per una serie di riflessioni su una piccola branca della cinematografia sulla Shoah, quella che ha tentato un approccio umoristico a quest’evento, che, se amata dal grande pubblico, è stata spesso trascurata dagli storici e dagli addetti ai lavori. Vedremo quindi perché alcuni cineasti abbiano scelto una via di rappresentazione così difficile e pericolosa.
Cercando di superare per un attimo ogni distinzione di genere e senza avere alcuna pretesa d’essere esaustivi in proposito, cercheremo poi, nei pochi film comici che si sono occupati dell’argomento, qualche traccia, qualche chiarimento, da fornire alla nostra coscienza.
Speriamo che essi possano essere una briciola in più nella grande ed indelebile documentazione sull’Olocausto, al fine di poter trasmettere la nostra piccola parte di memoria di un evento che non può e non deve essere dimenticato.

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3 INTRODUZIONE A poco più di un secolo dalla sua nascita ufficiale e dopo l’ampio dibattito, svoltosi, negli anni, tra gli studiosi, sembrerebbe superfluo porsi oggi la domanda: “Il cinema, ed in particolare il cinema di finzione, può essere fonte attendibile di riproduzione storica?”. Eppure, a nostro avviso, questo interrogativo torna prepotentemente ad essere attuale quando il fatto storico da rappresentare è una tragedia di così grande portata, quale è stata lo sterminio di sei milioni di ebrei d’Europa, messo in atto dalla Germania nazista del Terzo Reich e dai paesi collaborazionisti, negli anni Quaranta di questo secolo. Di fronte a quella che può essere definita una delle pagine più oscure dell’intera storia dell’umanità, coloro che si sono posti come obiettivo quello di raccontare attraverso le immagini, sono stati spinti dalla necessità di trasmettere la memoria di quei fatti alle generazioni future. Ma, nel fare questo, si sono dovuti,

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cinema
ebrei
genocidio
olocausto
shoah
campi di concentramento
diaspora ebraica
film documentari

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