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Vita reale e vita televisiva: ''La vita in diretta''

La contaminazione di generi è il carattere principale della fase che la televisione sta vivendo. I bordi e le cornici cadono, non esiste più una netta distinzione tra immaginario televisivo e realtà e tutto è inglobato in un unicum in cui convivono azioni e vissuto quotidiano e i programmi. Lo statuto stesso di realtà ne esce ridimensionato: “un sistema ormai maturo e pienamente legittimato, infatti, si sente autorizzato a creare le situazioni in cui possono avvenire le vicende che gli interessano, un po’ come uno scienziato prepara in laboratorio le condizioni in cui può verificarsi l’esperimento che gli interessa”. E' una realtà che può essere vera, simulata o addirittura creata per l’occasione a patto che sia conforme ai canoni della semplicità, della leggerezza e del coinvolgimento emotivo, dato che l’obiettivo primario del mezzo è l’intrattenimento. La tendenza investe non solo il reality show, esempio più calzante per spiegare le dinamiche in questione, ma un po’ tutti gli altri generi televisivi.

Il lavoro “Vita reale e vita televisiva: La vita in diretta” indaga proprio su questa linea di frontiera prendendo in considerazione il programma di punta del pomeriggio di Rai Uno, “La vita in diretta”, capace di utilizzare contenuti informativi canonici insieme a temi decisamente nuovi. La trasmissione condotta da Michele Cucuzza è un caso significativo di programma che mette la televisione al centro: in quest’ottica, intrattenimento e informazione sono puri artifici per mettere insieme frammenti di vita televisiva. Dall’analisi emerge in modo chiaro un orizzonte che potrebbe influenzare presto l’informazione e il giornalismo tradizionali.

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6 Introduzione Carmen Di Pietro è una soubrette dall’incerta fortuna, Giuseppe un anonimo quarantenne, famoso per essersela sposata e Alessandro, detto Bubu, il figlioletto di un anno dei due. Ad ottobre 2002 il terzetto comincia ad attirare l’attenzione dei media: Giuseppe ha deciso improvvisamente di non far più vedere il figlio a Carmen, accusandola di non essere una buona madre a causa del suo lavoro, la coppia “scoppia” e decide di andare in tribunale dove i due si sfogano lanciandosi frecciate e reciproci sospetti. Storia di una normale separazione? Non proprio, perché tutto questo avviene a puntate davanti alle telecamere de La vita in diretta, il programma di Rai Uno, condotto da Michele Cucuzza. I telespettatori seguono l’evoluzione della vicenda, infarcita di colpi di scena, di cenette riparatrici a lume di candela, di furibonde contese documentate dalle telecamere e condite dagli interventi finto – spontanei, rigorosamente in diretta, degli interessati. Potremmo dire di essere di fronte a nuove situazioni rappresentate dalla televisione; siamo però sicuri che ciò che viene messo in scena sia realtà o piuttosto una sua copia, il prodotto finale di processi finzionanti? La domanda è legittima specie nel contesto attuale, in cui lo statuto stesso di realtà è diventato incerto, sotto la spinta di nuovi linguaggi ed esigenze narrative. Quello che cambia è soprattutto il rapporto tra televisione e mondo, due ambiti che tendono sempre più a sovrapporsi. In questo lavoro, cercherò di delineare gli aspetti dei processi in atto e di capire come il modello dominante della reality television, esemplificata dal reality show, sia destinato a produrre delle trasformazioni significative in tutti gli altri generi televisivi. Nella prima parte “Realtà, un’idea in movimento” mi soffermerò sull’evoluzione del concetto di realtà, considerando il passaggio dall’immaginario televisivo ad una TV che perde i bordi e le cornici e dà così rilevanza alla cosiddetta realicità. Siamo in presenza di una televisione che fuoriesce dallo schermo e vi rientra dopo essersi “appropriata” della vita reale ed aver acquisito la legittimità a ridefinirla, secondo precise logiche ed esigenze legate al mezzo. (Capitolo 1) Analizzerò poi le dinamiche e i linguaggi del reality show che tende sempre più a diventare un super genere, capace di inglobare un po’ tutto. Al centro del ragionamento, la comparsa di uno spettatore attivo, che riveste un ruolo pienamente riconosciuto all’interno del discorso, la predominanza dell’intrattenimento e di un livello alto di coinvolgimento emotivo e infine il ricorso ad una vera e propria formattizzazione della vita, materia grezza per la costruzione e l’ideazione di nuovi programmi. Gran parte di questi ruota intorno agli elementi descritti, mentre altri ne vengono comunque influenzati. (Capitolo 2)

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Matteo Spicuglia Contatta »

Composta da 115 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5137 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.