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Telelavoro: viaggio nella flessibilità

Il mondo dell'informatica e delle telecomunicazioni hanno contribuito a modificare le nostre abitudini, dal modo di comunicare a quello di lavorare. Quando si parla di telelavoro si intende – la definizione è dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro di Ginevra – una forma di lavoro effettuata in luogo distante dall’ufficio o dal centro di produzione, che implichi una nuova tecnologia, che permetta la separazione e faciliti la comunicazione.
Tre, quindi, i punti chiave:
1) la distanza dall’ufficio; i soggetti implicati nel rapporto agiscono in uno spazio tecnicamente, ma non fisicamente, ravvicinato;
2) l’impiego di una nuova tecnologia, che consente tanto l’autonomia di chi lavora a distanza, che il rapporto con i referenti del proprio lavoro;
3) la facilità di comunicazione con l’ufficio remoto, resa possibile dall’impiego delle tecnologie.
Il telelavoro rappresenta una forma di lavoro atipica che introduce la flessibilità mediante la possibilità di svolgere il proprio lavoro indipendentemente dal luogo di esplicazione dello stesso. Può essere, inoltre, utilizzato in combinazione con altre forme di lavoro flessibile, ad esempio, il part-time od il c.d. ''job sharing'', nel quale due soggetti occupano la stessa posizione lavorativa, dividendosi a loro discrezione l’adempimento della prestazione. Lo status giuridico del telelavoro non è, soprattutto nel nostro paese, ancora ben definito, vista la mancanza di una specifica legge che lo qualifichi quale nuova forma di prestazione dell'attività lavorativa. Malgrado ciò, non può considerarsi sottratto a qualsivoglia disciplina giuridica, specie nell'interesse dei diritti dei ''tele-lavoratori''.

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4 Introduzione Per migliaia di anni, gli uomini hanno identificato il luogo di vita con il luogo di lavoro svolgendo la professione a casa propria, interagendo con i familiari, con i condomini, con il quartiere. Se un tempo la vita rionale era così intensa, se era così curato l’arredo urbano, il motivo sta proprio nel fatto che i cittadini vivevano e lavoravano nella medesima zona, considerata come il prolungamento della propria casa e tutt’uno con essa. Prima dell’avvento industriale, la bottega artigiana, insieme al lavoro nei campi ed allo studio del professionista, costituiva il modello più diffuso di organizzazione del lavoro. Il segreto del suo successo e della sua durata risiedeva nella forte coesione e concentricità degli elementi che la componevano. L’abitazione e l’opificio coincidevano spazialmente; i lavoratori coincidevano in gran parte con i membri della famiglia artigiana, i quali erano anche i proprietari della casa-bottega e dei pochi mezzi di produzione; il capo famiglia coincideva con il capo dell’azienda; l’acculturazione avveniva tramite apprendistato; le mansioni domestiche e quelle professionali si intrecciavano e si confondevano sul piano temporale e su quello spaziale. Con l’avvento dell’industria, il luogo di lavoro si andò scindendo dal luogo di vita extralavorativa e, spesso, tra i due si interpose una distanza enorme. I proprietari dei mezzi di produzione non coincisero più con i lavoratori; il lavoratore e la prole che lo accompagnava nelle fabbriche (onde, proletariato) passarono entrambi alle dipendenze di capi estranei alla famiglia, che esercitavano su di essi il proprio potere gerarchico e disciplinare prescindendo dalle considerazioni di carattere affettivo e valutando i risultati piuttosto che le intenzioni; anche tutte la conoscenze relative all’intero processo produttivo finirono per essere sottratte ai lavoratori, ormai addetti soltanto a compiti parcellizzati e depauperati, per essere accentrate nei vertici dell’impresa. I ruoli andarono sempre più standardizzandosi e specializzandosi, così come i prodotti ed i processi produttivi, fino a raggiungere i livelli massimi auspicati da Taylor. La città funzionale sostituisce quella interfunzionale ed interclassista. Ogni blocco di funzioni, ogni ceto e classe ha i propri luoghi deputati: la zona industriale per produrre, il quartiere commerciale per comprare e vendere, il quartiere per il tempo libero, quello burocratico per le faccende politico-amministrative. Ciascun cittadino si sposta quotidianamente da una zona all’altra a seconda delle funzioni da svolgere di volta in volta. Una parte della città è vuota nei giorni lavorativi ed un’altra nei giorni festivi; i quartieri dormitorio sono vuoti di giorno, mentre quelli industriali lo sono di notte; i mezzi di trasporto si incaricano di smistare masse crescenti di persone da una parte all’altra della città per fare fronte alla sincronizzazione richiesta dai vincoli e dai tempi della catena di montaggio globale, che vuole tutti i dipendenti presenti sul lavoro alla stessa ora, tutti in ferie lo stesso periodo, e così via di seguito. I parametri di riferimento sono costituiti dalla tecnologia automatica e dalla forte prevalenza del lavoro fisico ed esecutivo1. 1 D. De Masi, Impiegati e operai lasciamoli tutti a casa, in “Telèma 2”, autunno 1995.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Roberto Carlini Contatta »

Composta da 56 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.