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La capacità negoziale delle associazioni ''non profit''

Il non profit è un fenomeno in continua evoluzione; non sarà possibile trattarlo se non guardando al diritto d’associazione così come disciplinato nella Costituzione e nel Codice civile, e alle forme organizzative del libro I e del libro V dello stesso codice, nonchè ai loro sviluppi nella legislazione ordinaria e soprattutto nella elaborazione giurisprudenziale.
In questa indagine ci si occupa della disciplina degli enti senza scopo di lucro, e in particolare fra questi delle associazioni. Dell’evoluzione che tale disciplina ha avuto, sia a livello codicistico che a livello di legislazione speciale; e, soprattutto, come tale cambiamento abbia inciso sulla capacità delle associazioni non profit, e in modo particolare su quella negoziale.
Nella prima parte della trattazione si affronta il tema della disciplina codicistica delle associazioni, e di come l’elaborazione giurisprudenziale prima, e, soprattutto, interventi legislativi poi, abbiano condotto ad una rimeditazione, negli enti privati senza scopo di lucro, dei concetti di capacità, soggettività, personalità giuridica.
Successivamente si analizza la capacità delle associazioni, riconosciute e non, e in modo particolare quella “negoziale”: dall’autorizzazione agli acquisti degli enti non lucrativi,al successivo processo di riforma, fino all’assetto normativo attuale, distinguendo sempre tra negozi a titolo oneroso e negozi a titolo gratuito.
Nell’ultima parte dell’indagine viene trattato il mondo del non profit:
- come l’enorme importanza e il potere economico che questo settore ha acquisito abbia portato ad una rimeditazione del rapporto Stato-enti privati, questi ultimi non più visti come un fenomeno da limitare, ma da sostenere ed incentivare;
- della possibilità ormai riconosciuta agli enti non profit di svolgere attività d’impresa;
- di come l’eliminazione di ogni limite alla capacità acquisitiva degli enti privati senza scopo di lucro imponga di affrontare il problema della previsione di forme alternative di controllo;
- ed infine si analizza la legislazione speciale (limitatamente a quegli enti che possono assumere la forma giuridica di associazioni), e in particolare quelle disposizioni che vanno ad incidere sulla capacità delle associazioni non profit.

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4 INTRODUZIONE. Il termine non profit deriva dall’americano “not for profit” che può essere tradotto in italiano con l’espressione senza scopo di lucro. Mentre negli Stati Uniti il non profit rappresenta una specifica e determinata categoria giuridica, ossia quella delle tax exempt organization 1 , in Italia il termine indica concettualmente l’insieme di enti, fondazioni, enti di tipo cooperativo o associativo, enti di diritto ecclesiastico che non operano secondo una logica di profitto. Il non profit è un fenomeno in continua evoluzione; non sarà possibile trattarlo se non guardando al diritto d’associazione così come disciplinato nella Costituzione e nel Codice civile, e alle forme organizzative del libro I e del libro V dello stesso codice, nonché ai loro sviluppi nella legislazione ordinaria e soprattutto nella elaborazione giurisprudenziale. L’uomo tende ad organizzarsi. L’agire umano è il mezzo per il perseguimento di scopi che non sono raggiungibili individualmente. L’esempio più eclatante ci è dato dallo Stato e dalle sue organizzazioni (regioni, province, comuni). Ma questo non è stato che l’inizio di una sempre maggior diffusione del fenomeno che, da pubblico qual’era, ha assunto caratteri privatistici. 1 DE CARLI,Lezioni ed argomenti di diritto pubblico dell’economia, Padova, 1995, p.340.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Alessandro Solazzi Contatta »

Composta da 156 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4646 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 14 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.