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Il Ccrt come mezzo d'indagine dei disturbi del comportamento alimentare

I disturbi del comportamento alimentare sono tra le patologie sicuramente più studiate di questi ultimi anni, a causa dell’aumento della loro prevalenza nei paesi di cultura occidentale.
La società odierna, infatti, proponendo degli elevati standard “si deve essere belli e di successo”, costringe la popolazione ad un enorme stress. Soprattutto quella femminile che, ancora oggi, è costretta a lavorare contemporaneamente in casa e fuori casa e che, quindi, con maggiori difficoltà riesce a raggiungere i vertici della scala sociale. Se consideriamo lo stress nella sua accezione originaria, cioè come una forza che urta contro una resistenza, le persone più deboli non possono che soggiacere a questa forza e la paura ossessiva di ingrassare prende il sopravvento: in un mondo di ipernutriti, essere grassi vuol dire essere deboli, vuol dire uniformarsi alla massa, non essere in grado di controllarsi.
La magrezza diventa un valore.
Inoltre, lo stato di deperimento fisico cui giungono i pazienti con disturbi del comportamento alimentare attira l’attenzione dei familiari, attenzione che spesso è stata loro negata o che, comunque, si è rivelata inadeguata.
Queste patologie sono state approcciate da diversi modelli teorici e nella loro valutazione diagnostica vengono utilizzati sia dei test specifici, che test utilizzati più comunemente nella pratica clinica come l’MMPI, il Rorschach ed altri.
Noi ci siamo chiesti se potesse essere rilevata, in questi pazienti, una modalità relazionale comune, un “conflitto centrale” peculiare. Abbiamo scelto di utilizzare come strumento il CCRT, uno strumento elaborato da Luborsky per individuare il “Tema Relazionale Conflittuale Centrale”, al fine di ottenere un elemento di conoscenza che potrebbe aiutare i clinici a gestire il transfert di queste pazienti.
Il CCRT, infatti, come asserisce S. Freni nella sua “Premessa” ai Principi di psicoterapia psicoanalitica. Manuale per il trattamento supportivo-espressivo di Luborsky:

«Si presta molto ad un lavoro psicoterapeutico più centrato su problemi focali del paziente, e quindi è adatto ad un approccio psicoterapeutico a tempo limitato di grande interesse in ambito pubblico» (Luborsky, 1984).

Inoltre, l’utilizzo di questo metodo permette una valutazione più fondata, dato che, continua Freni:

«Il momento della supervisione col metodo del CCRT e la siglatura della seduta, per individuare gli RE (episodi relazionali), le RS (risposte dal Sè) e le RO (risposte dall’oggetto), perde quella caratteristica suggestivo-carismatica delle supervisioni tradizionali troppo permeate dall’autorevolezza (reale o fantasmatica) del supervisore» (cit.).

Il CCRT si estrae dalle trascrizioni di sedute di psicoterapia o dalle trascrizioni degli episodi relazionali raccolti col metodo delle interviste Paradigma di Aneddoti Relazionali (RAP).
Nel primo capitolo di questo lavoro di tesi abbiamo guardato all’evoluzione del concetto di transfert attraverso le teorizzazioni di alcuni Autori. Nel secondo, abbiamo, invece, introdotto alcuni strumenti che vengono utilizzati nella pratica clinica per la valutazione delle modalità relazionali dei pazienti. Col terzo capitolo, invece, siamo entrati nel merito del lavoro di Luborsky, introducendo il metodo del Tema Relazionale Conflittuale Centrale. Il quarto capitolo introduce alla classe di patologie approcciate nel nostro contributo empirico: i disturbi del comportamento alimentare. Il contributo empirico è stato esposto nel quinto capitolo. Il sesto capitolo è, invece, una sorta di sunto dell’intero lavoro proposto.

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6 CAPITOLO I EXCURSUS SUL CONCETTO DI TRANSFERT I.1 Il transfert I.1.1 Freud «Trovammo, infatti, con grandissima sorpresa che i singoli sintomi scomparivano subito ed in maniera definitiva quando si era riusciti a ridestare il ricordo dell’evento determinante, risvegliando anche l’affetto che l’aveva accompagnato e quando il malato descrive l’evento nella maniera più completa possibile» (Freud, S., 1892/95). Abbiamo ritenuto adatto, per un’introduzione, questo stralcio del pensiero freudiano perchè riesce a riassumere ciò che il padre fondatore della Psicoanalisi più tardi battezzò col nome di transfert. È un brano tratto dell’opera Studi sull’isteria 1 che riporta tutto ciò che Freud aveva constatato sui sintomi isterici, fino a quel momento, lavorando a stretto contatto con Breuer. 1 Freud, S. (1892/1895), Studi sull’isteria (in collaborazione con Josef Breuer),in Opere, Boringhieri, Torino, 1967, vol I.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Massimiliano Torrente Contatta »

Composta da 135 pagine.

 

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Consultata integralmente 8 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.