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Il lavoro interinale

Con l’inizio del 1998 il lavoro interinale o temporaneo è diventato un’effettiva opportunità. Si tratta di una particolare forma di impiego basata su tre protagonisti: il lavoratore, l’impresa che lo “utilizza” e l’impresa (o agenzia) che lo “fornisce”.
Il dipendente temporaneo viene assunto da una società che poi lo “affitta” ad un’altra azienda per un periodo definito e limitato, ma con un contratto che gli garantisce le stesse tutele dei colleghi lavoratori a tempo indeterminato.
Il lavoro interinale rappresenta indubbiamente un’occasione soprattutto per i giovani alla ricerca del primo impiego, per le donne che tornano al mondo del lavoro dopo un periodo di interruzione, per laureandi o neolaureati che ancora devono orientare la loro professione o per gli studenti che puntano all’indipendenza economica.
Ma non solo, in quanto può essere un’interessante chance anche per i disoccupati in attesa di un posto fisso, per qualifiche medio-alte (anche dirigenziali), e in particolar modo adatta a tutti coloro che preferiscono, per i più svariati motivi, essere occupati solo per determinate ore al giorno o per determinati periodi all’anno, e comunque solo a “intermittenza”.
Le aziende potranno a loro volta, e soprattutto a loro vantaggio, far fronte ad esigenze eccezionali senza dovere aumentare gli organici: potranno, cioè, sostituire i dipendenti assenti, aumentare il numero dei collaboratori quando cresce l’attività o richiedere lavoratori con competenze normalmente non presenti in azienda, arruolando, solo quando si presenta la necessità, nuovo personale, che resterà in azienda solo per il periodo desiderato e concordato con l’impresa fornitrice di manodopera.
La normativa presa in esame è contenuta nella Legge n. 196 del 24 giugno 1997: è infatti in base a questo provvedimento che il lavoro interinale, precedentemente vietato dalla Legge n. 1369 del 1960 (divieto di intermediazione e interposizione nelle prestazioni di lavoro), è entrato a far parte del nostro ordinamento del lavoro.
Le società che potranno mediare tra domanda e offerta di lavoro sono già operative, con tanto di uffici e sedi distaccate in tutta Italia, dall’inizio del 1998.
Le persone in cerca di occupazione temporanea possono iscriversi, senza alcun costo, alle banche dati di più agenzie, che li assumeranno solo per il periodo di attività, oppure a tempo indeterminato, garantendo in quest’ultimo caso una “indennità minima mensile di disponibilità”, e rafforzando la loro professionalità con corsi di formazione.
Le aziende, invece, pagano all’agenzia una somma che corrisponde allo stipendio del lavoratore, compresi i regolari contributi e naturalmente una percentuale sulla retribuzione (di circa 20-30%) per l’attività di mediazione di manodopera.
È necessario non aspettarsi miracoli dal lavoro interinale, in quanto per la sua natura non garantisce tanto il posto fisso, quanto piuttosto una seria continuità occupazionale. Vi è anche da ricordare che, secondo le statistiche del settore più recenti, nei Paesi in cui da tempo è presente questa forma di lavoro, a circa il 30% dei lavoratori interinali viene offerto al termine della “missione” un lavoro permanente.
La ricerca, in definitiva, parte dall’analisi delle tendenze, in atto in tutti i maggiori Paesi industrializzati, che portano verso la flessibilità nel mercato del lavoro, e della nozione di lavoro interinale come fenomeno interpositorio nelle prestazioni di lavoro, e come sostanziale deroga alla Legge n. 1369 del 1960, che ne imponeva appunto il divieto.
Dopo uno sguardo alla legislazione comunitaria e ai sistemi applicati dai Paesi dell’UE, più rappresentativi per trarre opportune riflessioni sul mercato del lavoro italiano, la ricerca indica le tappe fondamentali che hanno portato all’approvazione della Legge n. 196 del 1997 e ne approfondisce la normativa.

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15 1. Le trasformazioni del mercato del lavoro negli ultimi venti anni Negli ultimi venti anni le profonde trasformazioni che hanno percorso il sistema produttivo e l’economia in generale hanno sconvolto il panorama del mercato del lavoro e di conseguenza modificato tanto il diritto del rapporto individuale di lavoro che il diritto sindacale. È proprio dall’inizio degli anni ’70 che la domanda di lavoro si è modificata rapidamente a seguito di trasformazioni anche tecnologiche delle imprese, dei sistemi territoriali e dell’universo delle professioni. Queste trasformazioni, acceleratesi nel corso degli anni ’80, descrivono i cambiamenti che le imprese hanno subito nelle dimensioni, nel settore economico e nella loro dislocazione territoriale. Così infatti alla riduzione della grande impresa si aggiunge la diffusione della piccola, nei settori industriale e, soprattutto, terziario, che aumenta nella sua dimensione privata favorendo la crescita di una società di servizi che richiede una organizzazione sociale e tecnica del lavoro particolarmente complessa 1 . L’espansione del terziario costituisce in effetti l’indizio più vistoso delle modificazioni del tessuto economico dei paesi europei, ad essa peraltro corrisponde il parallelo fenomeno della generalizzazione della flessibilità. Infatti alla domanda di un lavoro a tempo pieno e continuo si contrappone l’offerta, da parte degli imprenditori, di posti che richiedono una prestazione il più delle volte parziale e comunque limitata nel tempo, se non addirittura del tutto occasionale. Diventa

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Luca Borelli Contatta »

Composta da 465 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.