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Dal sansimonismo al socialismo: l'itinerario intellettuale di Pierre Leroux durante la Monarchia di Luglio

La tesi offre una panoramica dell'evoluzione del pensiero politico sociale e religioso di Pierre Leroux (1797-1871) durante il ventennio della monarchia di Luigi Filippo. Questo lasso di tempo, inaugurato dalla rivoluzione del Luglio 1830 è centrale nella elaborazione della sua dottrina, dacché prima di allora Leroux non è stato altro che un semplice operaio tipografo. E' nella militanza giornalistica del Globe e in seguito nelle riflessioni della Revue Encyclopedique e nelle voci della Encyclopedie Nouvelle che si delineano i tratti del suo pensiero innervato dalla ricerca di una nuova filosofia generale, che si alimenta della sintesi di tutte le conoscenze e di tutte le religioni per costruire il nuovo sapere in grado di incidere nella trasformazione materiale della società. Nella tesi verranno presi in esame analitico gli scritti comparsi in queste tre raccolte. Scritti non reperibili in Italia, attinti in Francia grazie ad un soggiorno di ricerca.
Il progetto di riforma sociale di Leroux passa attraverso una trasformazione morale e intellettuale dell'uomo di cui la nuova enciclopedia dovrà fornirgli i materiali preparatori. La tesi vuole mettere in discussione il pregiudizio contro il cosiddetto socialismo utopistico, per dimostrare la attinenza delle analisi sociali e politiche di Leroux, attento osservatore della società francese prequarantottesca.

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IV Introduzione L’idea di affrontare lo studio della biografia intellettuale di Pierre Leroux è nata nell’estate 2002, grazie alle suggestioni scaturite da alcuni colloqui col professore Walter Tega dell’Università degli Studi di Bologna. In quelle occasioni è maturato il progetto di approfondire il tema della ricezione della dottrina sansimoniana nella cultura francese della prima metà del XIX sec., in particolare durante la Monarchia di Luglio. Apparentemente i due termini da porre in relazione appaiono inconciliabili. Nell’aprile 1832 il Globe, quotidiano sansimoniano, chiude i battenti e nel torno di un anno la Chiesa sansimoniana, i cui fedeli superstiti si erano ritirati alla clausura el convento di Ménilmontant, è disciolta: Prosper Enfantin e Michel Chevalier, i due capi del culto, sono condotti in carcere con l’accusa di aver attentato alla morale pubblica e di aver infranto le norme che regolano le associazioni pubbliche. Nessun episodio avrebbe potuto sancire in modo più eclatante la fine di un’esperienza che, nata nell’intento di completare l’opera di Saint-Simon, era poi sfociata nella proclamazione del libertinaggio e nei pittoreschi atteggiamenti dei suoi devoti. D’altro canto uno sguardo panoramico sui rappresentanti della cultura ufficiale francese nel ventennio pre-quarantottesco assicura la completa estraneità del sansimonismo dall’orizzonte di riferimento dei più celebrati intellettuali. Nelle intenzioni originarie questo lavoro avrebbe dovuto tracciare un percorso sotterrano attraverso la storia delle idee in Francia, in cui si dimostrasse la vitalità della dottrina sansimoniana, al di là del fallimento del suo progetto di fondazione ecclesiastica e nonostante la dannazione della memoria di cui si sono incaricati i suoi avversari, in primis l’eclettismo di Cousin. La plausibilità di questo indirizzo era confermata dalla considerazione della rinascita del sansimonismo con la caduta del regime orléanista. Molti politici della Seconda Repubblica rivendicano con fierezza la loro giovanile adesione alla scuola sansimoniana (è il caso di Hippolyte Carnot, titolare del primo ministero della Pubblica Istruzione) e i grandi progettisti di infrastrutture pubbliche durante il Secondo Impero (tra tutte si ricorda qui il taglio dell’istmo del canale di Suez) invocano Saint-Simon a nume tutelare delle loro imprese. Si trattava dunque di istituire un ponte tra il periodo della Restaurazione, in cui la dottrina sansimoniana aveva dato prova di grande progettualità per l’avvenire e la sua successiva fortuna, dapprima come dottrina al servizio della rivoluzione e in seguito come credo tecnocratico dei funzionari di Napoleone III. L’imponenza di un tale piano doveva essere ridimensionata, per poterlo adeguare alle finalità di una tesi

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesco Magnani Contatta »

Composta da 290 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1220 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.