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L'evoluzione dei modelli organizzativi per l'assistenza infermieristica

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Tramacere
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Giovanna Bollini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

Questa tesi è disponibile nelle seguenti traduzioni:

Da qualche anno a questa parte le norme che regolano il funzionamento del Servizio Sanitario, sia a livello nazionale che regionale, richiamano sempre con maggiore frequenza concetti di ”qualità”, ”appropriatezza”, ”efficacia” ed “efficienza”.
Nasce dunque, non solo per dettati legislativi, ma anche come necessità sentita dai professionisti, l’esigenza di migliorare i livelli di capacità di lettura e di risoluzione dei bisogni di salute dei cittadini.
Occorre elaborare modelli professionali che mirino ad approfondire il livello di comprensione e di lettura dei bisogni della persona, coordinando ed organizzando risposte soddisfacenti, in una logica di presa in carico della persona coi suoi bisogni, in quanto caratteristica che qualifica la disciplina infermieristica.Infatti, i modelli organizzativi si prefiggono di rappresentare, nel modo più appropriato, la realtà, anche se non possono essere riconosciuti come la realtà stessa, che appare nelle organizzazioni ben più complessa di qualsiasi modello. Ciò nonostante, essi sono utili per la comprensione e interpretazione dei fenomeni della realtà perché offrono la rappresentazione astratta di come potrebbe essere un’organizzazione. La mia analisi è partita da Florence Nightingale (1869) che considera l’assistenza infermieristica di tipo professionale, cioè basata sull’assegnazione a un singolo infermiere “ben preparato”di un gruppo di pazienti in cui lo stesso si occupava complessivamente dei problemi relativi alla salute e all’igiene e forniva supporto alla famiglia.
Lo sforzo per uscire dall’approccio riduzionista industriale porta a sviluppare forme di assistenza centrate sull’individuazione di piccoli settori assistenziali o di piccole èquipe o, ancora, sull’assegnazione di obiettivi assistenziali individualizzati.
Il Primary nursing può rappresentare il ritorno al punto centrale del nursing, al cuore dell’assistenza infermieristica, un evoluzione dell’assistenza infermieristica modernamente intesa, da Nightningale in poi. L’evoluzione indicata non è comunque da considerare un evento storico inevitabile e ancora oggi troviamo queste modalità assistenziali presenti nelle nostre strutture.
Il Primary nursing è invece un modello organizzativo che vede l’assistenza infermieristica come pratica professionale centrata sull’ammalato, in cui una specifica persona è soggetto alla guida continua di un Primary Nurse, dal momento del ricovero alla dimissione. Gli infermieri che operano nella struttura in ogni turno di lavoro provvedono all’assistenza complessiva degli ammalati, ma giornalmente questa è pianificata e coordinata per ogni persona da un unico infermiere, definito Primary nurse per quella persona.
Il riferimento al Primary nursing era indispensabile prima di affrontare il Case Management, in quanto quest’ultimo viene individuato come un evoluzione del primo o come Primary Nursing di secondo livello.
Il Case Management è una metodologia di gestione dell’assistenza sanitaria; questa utilizza un processo di miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza dell’assistenza basato sulla logica del coordinamento delle risorse da utilizzare per trattare la specifica patologia di un ammalato, coinvolgendo le diverse strutture e organizzazioni del sistema sanitario in cui si trova. L’approccio del Case Manager è di considerare la persona come entità che sta vivendo una condizione di malattia su un percorso spaziale temporale predefinito.
Ciò è ben diverso dalla concezione di considerare gli ammalati come il susseguirsi delle singole cure, previste ed erogate spesso in modo frammentario ed episodico.
Per ovvi motivi, i modelli organizzativi più forti stanno per divenire, pertanto, quelli a valenza prettamente manageriale e tecnico-sanitaria che dovranno avere come contributo fondamentale quello di affidarsi ad un gruppo di professionisti (specializzati delle varie discipline assistenziali) chiamati a scegliere interdisciplinariamente come meglio realizzare l’assistenza, la didattica e la ricerca con le risorse a disposizione, badando di utilizzarle al massimo delle loro capacità.
Sostanzialmente si sta facendo strada una sanità moderna, altamente complessa con risvolti assistenziali, legali, etici ed economici che impongono ai professionisti un nuovo modo di lavorare e di rapportarsi all’interno di gruppi organizzati.
Il raggiungimento di tali obiettivi passa inevitabilmente anche attraverso un “cambiamento di mentalità” degli operatori che va orientata verso modalità di lavoro finalizzate all’efficacia e all’efficienza del servizio pur nel rispetto dei bisogni e dei diritti del cittadino.

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1 ABSTRACT La mia tesi tratta dell’evoluzione che hanno avuto i modelli organizzativi per l’assistenza infermieristica perché da qualche anno a questa parte le norme che regolano il funzionamento del Servizio Sanitario, sia a livello nazionale che regionale, richiamano sempre con maggiore frequenza concetti di ”qualità”, ”appropriatezza”, ”efficacia” ed “efficienza”. Nasce dunque, non solo per dettati legislativi, ma anche come necessità sentita dai professionisti, l’esigenza di migliorare i livelli di capacità di lettura e di risoluzione dei bisogni di salute dei cittadini. Mi sono reso conto durante le mie esperienze di tirocinio che in un contesto come quello in cui si opera attualmente, caratterizzato dall’alta specializzazione professionale e dalla multidisciplinarietà, dove facilmente il lavoro infermieristico viene frazionato per compiti, e dove la continuità assistenziale è si garantita sulle 24 ore, ma da infermieri diversi che svolgono i loro turni di servizio, il rischio che si corre è quello di non riuscire a rispondere in maniera adeguata alla complessità dei bisogni di assistenza della persona; ciò sia per i ritmi di lavoro alquanto elevati sia a causa dei turni, che naturalmente non sono un fatto negativo, ma che, oggettivamente, rendono discontinuo il contatto con gli utenti. Dunque, se si vuole salvaguardare la visione globale della persona con i suoi bisogni di salute, occorre sviluppare modelli professionali nuovi, che rispondano alle mutate esigenze sia dell’organizzazione

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Parole chiave

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servizio sanitario nazionale
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managed care
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