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Pattern di sviluppo a confronto: la periferia europea e il Sud-est asiatico

Informazioni tesi

  Autore: Luca Roccheggiani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Ancona
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Politica
  Relatore: Giuseppe Canullo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 287

Il processo di catching-up intrapreso da due gruppi di economie (Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna da una parte e le “Tigri” del Sud Est asiatico -Corea del Sud, Filippine, Indonesia, Malesia, Singapore, Tailandia e Taiwan- dall’altra), che si configurano come “periferiche” dal punto di vista geografico e “ritardatarie” nell’avvio dei loro pattern di sviluppo, risulta caratterizzato da alcune similarità.
Nonostante un ventennio circa separi il “decollo” di questi due gruppi di Paesi, dall’analisi delle rispettive traiettorie di rincorsa è possibile rinvenire una fase “di preparazione”, caratterizzata da una crescita sostenuta e, successivamente, una fase quasi “esplosiva”, in cui viene ridotto in maniera sostanziale il divario in termini di reddito pro capite rispetto agli Stati Uniti, stadio, quest’ultimo, che prelude al temporaneo arresto del processo di catching-up.
Tuttavia, questa similarità di risultati non costituisce il portato di analoghi processi di trasformazione sociale ed economica. Si può infatti ragionevolmente affermare che se la produttività totale ha ricoperto un ruolo cruciale nel processo di sviluppo di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna (così come nel resto dei Paesi europei), la crescita delle economie del Sud Est asiatico è stata prevalentemente contraddistinta dall’accumulazione dei fattori produttivi.
In ciò che concerne le politiche poste in essere a livello nazionale, i Paesi europei a sviluppo tardivo hanno generalmente avviato la loro rincorsa in un regime di sostituzione delle importazioni che, agevolando il consolidamento del loro apparato industriale, ha favorito il raggiungimento di quella massa critica (in termini di fattori produttivi accumulati) tale da innescare un processo di sviluppo intensivo. Al contrario, i Paesi del Sud Est asiatico devono la straordinaria performance di crescita alla promozione delle esportazioni ed alle successive ondate di accumulazione e di trasformazione strutturale, intraprese per adattare i loro vantaggi comparati alle mutevoli condizioni della concorrenza internazionale. Queste repentine riconversioni non hanno consentito agli elementi di natura intangibile - che, a livello analitico, concorrono a determinare la produttività totale - di radicarsi nelle strutture organizzative (sia delle unità produttive, sia del sistema-Paese nel suo complesso), le quali necessitano di un orizzonte temporale di lungo periodo per adattarsi e consentire l’avanzamento della frontiera delle possibilità produttive.
Considerando il contesto esterno in cui si è inscritta l’esperienza di sviluppo di ognuno dei due gruppi di Paesi, le economie asiatiche hanno potuto beneficiare di una completa libertà nell’elaborazione ed attuazione degli indirizzi di politica economica. Viceversa, i Paesi europei, durante la progressiva integrazione nel Mercato Unico, hanno inizialmente rinunciato all’autonomia concernente la disciplina commerciale, per poi cedere anche la sovranità monetaria.
Tuttavia, il mercato comune europeo ha consentito una sorta di diffusione del pattern di sviluppo intensivo verso i quattro Paesi periferici grazie al ruolo svolto dai settori di attività più marcatamente rivolti verso gli scambi internazionali. Le esternalità positive che si creano in un’area integrata hanno reso possibile non soltanto il trasferimento di progresso tecnologico incorporato nei beni capitali, ma anche la diffusione di know-how che, a sua volta, ha indotto un generale innalzamento del livello di efficienza di ogni sistema-Paese.
In ciò che concerne il contesto di riferimento interno ad ogni economia nazionale, essendo i Paesi europei caratterizzati da un mercato del lavoro estremamente regolamentato, in risposta agli shock di natura esogena sono stati quasi esclusivamente possibili degli aggiustamenti rispetto alla quantità della forza lavoro impiegata nel processo produttivo.
La carente tutela in questo ambito che, per converso, contraddistingue le economie del Sud Est asiatico ha reso praticabili anche delle variazioni del tasso di remunerazione del fattore lavoro. Inoltre, le trasformazioni occorse in questi Paesi hanno avuto come contesto di riferimento una struttura sociale fortemente tradizionale e poco incline alla conflittualità, sostrato, quest’ultimo, che ha consentito l’instaurarsi di un elevato livello di corrispondenza fra capacità sociali ed organizzazione produttiva.

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Pattern di sviluppo a confronto: la periferia europea e il Sud Est asiatico Preview 1. Introduzione 1 Il futuro allargamento ad Est dell’Unione Europea è, senza dubbio, il processo di più ampia portata, sia politica che economica, a coinvolgere l’insieme dei Paesi europei. L’adesione all’UE delle nazioni più avanzate tra quelle che facevano parte del gruppo di economie centralmente pianificate di stampo sovietico produrrà, rebus sic stantibus, delle importanti ripercussioni nel breve periodo (in particolare, rispetto all’ammontare dei trasferimenti che verranno versati ai nuovi membri), ma gli sviluppi più interessanti vanno sicuramente valutati in un’ottica di più lungo termine. In una tale prospettiva va analizzata la questione della convergenza, sia nominale che reale, un tema di fondamentale importanza per tutti i Paesi candidati, che hanno avviato il processo di transizione verso l’economia di mercato per migliorare il livello di benessere materiale di cui i loro cittadini possono disporre. Per di più, quello della convergenza è un tema che ricorre nei trattati che fondano il vincolo associativo europeo. L’art.2 del Trattato Istitutivo dell’Unione Europea annovera fra gli obiettivi che l’Unione deve perseguire “la promozione del progresso economico e sociale, un elevato livello di occupazione e pervenire ad uno sviluppo equilibrato e sostenibile”. Analogamente, il Trattato Istitutivo della Comunità Europea stabilisce all’art.89 3° a) che “possono considerarsi compatibili con il mercato comune gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottooccupazione”. Per valutare il contributo fornito (e che, verosimilmente, fornirà) dal processo di integrazione europea nell’avviare e sostenere la convergenza reale dei Paesi che entrarono a far parte di quella che Jacques Delors definiva la nostra maison commune si procederà ad un confronto fra due generazioni [Fuà, 1985] di economie che, nel secondo dopoguerra, hanno dato avvio al loro processo di rincorsa nei confronti delle 1 Si tiene a precisare che la presente Preview è stata appositamente elaborata per la pubblicazione su Tesionline.it. Pertanto, la scansione dei paragrafi non coincide con la struttura della tesi di laurea da cui è tratta. 1

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Parole chiave

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sviluppo economico
crescita economica
sud-est asiatico
economia spagnola
economia greca
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economia portoghese
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