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Il potere estero delle Regioni - Analisi della dottrina e della giurisprudenza

Il potere estero Regionale analizzato nella sua metamorfosi.

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1 Introduzione Prendendo in prestito le parole di Leisner, possiamo definire come potere estero il potere “concernente le relazioni internazionali e la politica estera [...] il cui esercizio assicura [...] la continuità nei riguardi della comunità internazionale” 1 da parte dello Stato. L’espressione “potere estero regionale”, dunque, va intesa come capacità di “assumere diretti impegni con soggetti dotati di personalità di diritto internazionale” 2 , di dare autonoma esecuzione alle obbligazioni derivanti da questi impegni, di svolgere, quindi, una propria attività estera dalla quale scaturiscono effetti sulla politica legislativa e amministrativa delle Regioni stesse. Alla luce di tali argomentazioni, si spiega il perché il dibattito sull’eventualità dell’attribuzione in capo alle regioni di una partecipazione all’esercizio del potere estero, abbia rappresentato, da sempre, uno dei nodi principali all’interno della problematica circa la corretta ripartizione delle competenze fra Stato e autonomie locali. Nel corso degli anni il tema del potere estero regionale ha dato vita a serrati confronti nei quali la dottrina si è divisa tra contrastanti teorie. 1 W. Leisner, La funzione governativa di politica estera e la separazione dei poteri” in Riv. Trim. Dir. Pubbl., 1960, p. 343. 2 P. De Camelis, a cura di, L’autonomia regionale, Roma, Edizioni Kappa 1989, pag. 285.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Marco Massimiliano Medaglia Contatta »

Composta da 142 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3073 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.