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Il regime giuridico della pesca

Questo lavoro offre l’occasione per avere una visione di insieme sulla pesca nazionale ed europea: un tentativo di trattare le relazioni esistenti tra la pesca delle nostre zone di mare e quelle europee, più ampie. Il percorso seguito si è rivelato indispensabile per arrivare a delle considerazioni di tipo generale che riguardano l’attività della pesca.
La prima fra tutte è che seguendo la natura di tale attività, non si deve fare l’errore di dividere l’aspetto economico da quello normativo. Questo settore non può e non deve essere trattato a tenuta stagna: farlo significherebbe solo attuare delle misure specifiche che sono completamente inefficaci.
Lo studio delle misure da attuare non deve essere il frutto di meri compromessi politici, ma deve provenire da indirizzi che solo la ricerca scientifica può darci. Per avere valore, tale ricerca non dovrà essere frammentata, ma dovrà tendere verso un’armonizzazione ineludibile, poiché l’oggetto che si vuole monitorare è una realtà in continuo movimento. Si ricordi che si sta discorrendo di un settore che si fonda su risorse ittiche vive, che non sempre sono fisse e che devono essere rispettate per la loro unicità e per la loro dinamicità.
Attuare politiche di ricerca per fini strettamente nazionalistici non porta a nulla, senza che non vi sia un’attenta supervisione centrale. Pertanto, è ovvio che conoscere le realtà esistenti nei nostri mari non può non significare che rispettarle, dovendo anche trarre da esse un sostenibile vantaggio economico.
Creare delle nuove attività legate alla pesca, quali, ad esempio, la cura delle acque, la maricoltura, non può che rafforzare la necessità di attuare delle politiche produttive e non si possono prendere in considerazione solo i lati strettamente lucrativi, ma bisogna fare delle serie valutazioni di impatto ambientale.
Promuovere attività come il pescaturismo non deve significare disinteressarsi totalmente dell’ambiente. La linea da seguire può sembrare banale. ma è quella della legge approvata recentemente in Italia e che deve far riflettere chi fa turismo da diporto. Non si può pretendere di mangiare dell’ottimo pesce in barca, se un attimo prima si è versato l’impossibile in mare.
Approfondendo questo tipo di ragionamento, si dà per certo che non si potrà avere dell’ottimo pesce, se non si controllano i mangimi che vengono usati nella maricoltura. Una realtà da raggiungere deve essere sempre e comunque la garanzia del prodotto per il consumatore e per fare ciò è necessaria una trasparenza dall’inizio della filiera fino alla fine.

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Il regime giuridico della pesca 10 Questo lavoro offre l’occasione per avere una visione di insieme sulla pesca nazionale ed europea: un tentativo di trattare le relazioni esistenti tra la pesca delle nostre zone di mare e quelle europee, più ampie. Il percorso seguito si è rivelato indispensabile per arrivare a delle considerazioni di tipo generale che riguardano l’attività della pesca. La prima fra tutte è che seguendo la natura di tale attività, non si deve fare l’errore di dividere l’aspetto economico da quello normativo. Questo settore non può e non deve essere trattato a tenuta stagna: farlo significherebbe solo attuare delle misure specifiche che sono completamente inefficaci. Lo studio delle misure da attuare non deve essere il frutto di meri compromessi politici, ma deve provenire da indirizzi che solo la ricerca scientifica può darci. Per avere valore, tale ricerca non dovrà essere frammentata, ma dovrà tendere verso un’armonizzazione ineludibile, poiché l’oggetto che si vuole monitorare è una realtà in continuo movimento. Si ricordi che si sta discorrendo di

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Mario Lombardi Contatta »

Composta da 219 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2989 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 20 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.