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Principi di giustizia distributiva ed analisi della povertà in Amartya Sen

Informazioni tesi

  Autore: Manuele Angelo Manente
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Stefania Mazzone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

Lo scopo di questo lavoro è quello di proporre un’applicazione dell’approccio delle Capacità per l’analisi delle politiche redistributive e per la concettualizzazione “multidimensionale” della povertà. Infine cercheremo di analizzare la povertà mediante uno strumento metodologico nuovo, la teoria degli “insiemi sfocati”, che ben si presta per una valutazione del fenomeno il più aderente possibile alla realtà dei fatti.
La desiderabilità sociale di una situazione economica viene in questa tesi valutata attraverso il criterio dell’equità, ovvero mediante un giudizio morale sulla redistribuzione delle risorse fra gli individui appartenenti alla collettività. In questo contesto, i problemi di non facile soluzione che sorgono in merito alla redistribuzione del benessere sono principalmente quello dell’equità e quello della scelta delle variabili d’analisi. L’equità riguarda i giudizi morali che una società esprime in merito al modo in cui le risorse sono distribuite tra gli individui e le politiche redistributive “migliori” in riferimento a degli obiettivi moralmente determinati.
Il secondo problema riguarda quali variabili o concetti economici e sociali si devono tenere in considerazione al fine di esprimere in modo soddisfacente il benessere e di uguagliarne il godimento tra gli uomini; in altre parole la domanda che molti filosofi ed economisti – come Ian Carter, John Rawls, Amartya Sen, Ronald Dworkin – si sono posti è la seguente: per realizzare l’eguale redistribuzione del benessere all’interno di una società, bisogna raggiungere l’eguaglianza di cosa?
I due problemi non sono pero disgiunti, in quanto la scelta delle variabili per l’analisi, sarà sempre condizionata dal significato attribuito al concetto di equità. In questo lavoro esporremo i principali approcci morali del XX secolo, illustrando le variabili considerate determinanti da ognuno di questi, in funzione agli obiettivi di equità scelti e in funzione ai principi morali posti a fondamento di ogni teoria. Ci occuperemo anche delle critiche che l’economista indiano Amartya Sen, premio Nobel per l’economia nel 1998, ha rivolto ai precedenti approcci morali all’economia di welfare, al fine di sostenere la validità scientifica dell’approccio delle “Capacità” di Amartya Sen che ha rivoluzionato il modo di intendere il benessere, sia da un punto di vista economico, che politico-sociale. L’approccio di Amartya Sen si basa su un’immagine della vita dell’uomo come un insieme di diversi modi di essere e di fare fortemente desiderati dall’individuo e fusi in un particolare stile di vita. Questo approccio giudica, dunque, il benessere dell’uomo, non in funzione al reddito o ad i beni posseduti, ma in base alle capacità e alla libertà posseduta dall’individuo per realizzare ciò che più di tutto egli può desiderare: il proprio modo di essere. Naturalmente ciò non può essere disgiunto dal concetto di povertà, ovvero da quello stato di deprivazione generato non solo dall’insufficienza di risorse economiche, ma anche dalla condizione di incapacità individuale di realizzare un personale modo di essere. Con una nota di aristotelismo, la deprivazione e la povertà nascono lì dove l’uomo non riesce a realizzarsi come tale.

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5 Premessa. L’elaborazione ormai millenaria di approcci morali per una “giusta” distribuzione della ricchezza ha condotto all’elaborazione di due criteri fondamentali: quello del merito e quello del bisogno e da questi si è sviluppato un ventaglio variopinto di teorie intermedie. Secondo il criterio del merito va premiato chi ha maggiormente contribuito alla creazione della fortuna col proprio sforzo e le proprie capacità; secondo il criterio del bisogno la ricchezza va, invece, distribuita a coloro che hanno maggior necessità di essere aiutati, perché possiedono minori capacità di produrre benessere 1 . L’idea che la giustizia distributiva debba essere basata sul merito risale ai tempi di Aristotele 2 : lo Stato deve distribuire onori e denari a coloro che maggiormente hanno contribuito al bene della polis. Nei tempi moderni la distribuzione secondo il merito informa la difesa dell’economia di mercato. Il mercato lasciato libero remunera gli attori economici in base al contributo produttivo da essi arrecato, assicurando l’efficienza nell’ - 1 BROSIO Giorgio, Economia e finanza pubblica, - Roma : La Nuova Italia Scientifica, 1986. - 2 ARISTOTELE, Etica Nicomachea. Introduzione, traduzione e commento di Marcello Zanatta. Volume I (libri I-V) / Aristotele. - 7° edizione - Milano : Rizzoli, 1998.

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