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Il ruolo dell'organizzazione turistica pubblica per la competitività del sistema turistico europeo

Informazioni tesi

  Autore: Immacolata Landi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Francesco Citarella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 208

Il sistema turistico europeo può essere considerato un puzzle i cui numerosi tasselli individuano le realtà locali da sviluppare in modo sostenibile per realizzare il circolo virtuoso capace di autorigenerarsi.

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1 1.1 - L’Unione Europea nel mercato turistico internazionale L’avvento del Terzo Millennio, come tutti i periodi di transizione, offre lo spunto per procedere ad una nuova interpretazione del processo di sviluppo del comparto turistico, che si configura come un’attività in grado di contribuire al raggiungimento di alcuni obiettivi dell’Unione Europea (UE), quali la tutela dell’ambiente, lo sviluppo sostenibile, il miglioramento della qualità della vita, il superamento dei conflitti per una pace duratura, la crescita delle regioni europee e dell’occupazione, l’attuazione della politica di coesione 1 . 1 Nel 1980, durante la Conferenza Mondiale del Turismo, tenutasi a Manila, il turismo è stato individuato come un’attività in grado di contribuire alla creazione di un nuovo ordine internazionale, che faciliti la riduzione del divario economico tra i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, nonché assicuri l’accelerazione del progresso socioeconomico. Nel 1982, il Pontefice Giovanni Paolo II, nell’udienza concessa per la Giornata Mondiale del Turismo, ha definito il turismo come un fenomeno capace di modificare profondamente le condizioni sociali, la mentalità ed i costumi della presente generazione. Il Segretario Generale dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT) del 1992 ha affermato che per il Sud del mondo il turismo sarebbe paragonabile a quello che fu l’industria pesante per l’Europa del XIX secolo, ossia il vero motore per uscire dalla crisi ed entrare nello sviluppo. Tali previsioni, tuttavia, non si sono avverate, perché il comparto richiede investimenti di risorse che, per lo più, sono a disposizione delle nazioni sviluppate. In uno studio condotto nel 1995 dall’Istituto Cooperazione Economica Internazionale con il contributo della Commissione delle Comunità Europee e del Ministero italiano degli Affari Esteri è stato sostenuto che anche l’industria turistica è inserita nel processo di globalizzazione, fondato sul liberalismo dei mercati finanziari, pertanto gli investimenti esteri delle multinazionali tendono a concentrarsi sempre più in paesi che offrono agevolazioni fiscali e che, allo stesso tempo, vedono il turismo come la soluzione più rapida per acquisire valuta straniera e pagare i debiti contratti con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca Mondiale. Questo meccanismo ha indotto molti paesi del Sud del mondo a produrre ed esportare senza reinvestire nello sviluppo interno ed a trasformare il turismo in un’attività economica con forti impatti negativi sulle risorse locali, sull’organizzazione sociale e sulle culture dei popoli. A ciò si aggiunge che spesso i benefici non ricadono sulle comunità indigene sia per un’errata politica nazionale, sia per un’inequa distribuzione dei profitti tra operatori turistici e paesi di destinazione (è stato stimato che in Kenya rimane soltanto il 30% del prezzo del pacchetto di viaggio, in Nepal il 47%, in Sri Lanka il 30%).

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